Con i suoi libri Bat Ye’Or ha decostruito l’immagine dell’Islam tollerante

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Con i suoi libri Bat Ye’Or ha decostruito l’immagine dell’Islam tollerante

22 Ottobre 2009

Vi sarà capitato di discutere di Islam in un consesso amicale, senza rigurgiti o pregiudizi razzisti, e senza patemi o fobie verso altre religioni che non siano la nostra. Probabilmente i vostri interlocutori avranno usato gli stessi argomenti ascoltati nel discorso del presidente Obama al Cairo. L’Islam è una grande religione, una religione pacifica, che nella sua Storia si è sempre mostrata tollerante con altri popoli e fedi con cui veniva a contatto.

La grandezza del Califfato di Cordova, l’eredità della poesia e della musica araba, il Mediterraneo terra d’incontro tra popoli e tradizioni e religioni diverse… E’ una visione tanto egemonica quanto indiscutibile. Inutile ricordare che proprio nel Califfato di Cordova, caduto in mano ai berberi, ebrei e cristiani venivano perseguitati. Oppure che, proprio nella Sicilia felix dei poeti e dei musicanti ispirati dalla cultura araba, se volevi restare al sicuro era meglio convertirsi. In caso contrario, dovevi pagare. Una tassa, la Jizia, che contraddistingueva lo status del Dhimmi, il credente non musulmano che si trovava a vivere nei territori conquistati dai discendenti del Profeta Maometto. 

Di quest’altra Storia parlano i libri di Bat Ye’Or. Una studiosa controversa che però non scrive mai per puro intento polemico, né è animata da un’accecante islamofobia, anzi, è la prima a riconoscere le trascorse glorie dell’Islam, la sua potenza guerriera e culturale, che ha permesso almeno un paio di volte ai musulmani di spingersi verso il cuore della cristianità, fermati prima dai ‘barbari’ Franchi e nei secoli successivi alle porte di Vienna.

Così il valore aggiunto de Il declino della Cristianità sotto l’Islam. Dal jihad alla dhimmitudine (Lindau 2009) sta proprio nel raccontare l’altra faccia di quella conquista, i risvolti dell’imperialismo arabo, ottomano, islamico, sui popoli conquistati, effetti e conseguenze che nei consessi di cui sopra sembrano e sono un argomento tabù. Una storia di colonizzazione religiosa e culturale, di violenza e conquista, di espansionismo ed aggressività. Queste non sono solo caratteristiche della Civiltà Islamica, certo, ma perché non ricordare che esiste una “Casa della Guerra” in cui la pace (o meglio la hudna, la tregua) è solo un breve intervallo di tempo, di un lungo, eterno conflitto, che dovrebbe portare alla conversione definitiva degli infedeli?

Secoli fa il jihad era esportato a fil di spada. Prima di finire esiliati, dispersi o vagabondi, i dhimmi contribuirono a rinsaldare le fondamenta istituzionali, burocratiche ed economiche dei nuovi conquistatori. Oggi i nuovi dhimmi, secondo la Ye’Or, abitano nei palazzi grigi di Bruxelles e, in cambio del petrolio e della protezione dal terrorismo, hanno abdicato alla propria identità favorendo la nascita di “Eurabia”. Un consiglio. Se volete uscire indenni da quel contesto amicale, non azzardatevi a parlare dei libri di Bat Ye’Or.