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Stato islamico

Con il colpo di Santa Sofia, Erdogan ha cancellato definitivamente Ataturk

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Başbakan Recep Tayyip Erdoğan, AK Parti Genişletilmiş İl Başkanları Toplantısı'na katıldı. Başbakan Erdoğan, partilileri ''Rabia'' işareti yaparak selamladı. (Evrim Aydın - Anadolu Ajansı)

Quella della Turchia forgiata da Ataturk era ormai la “cronaca di una morte annunciata“, prima a piccoli passi, ora a grandi falcate, il Presidente Erdogan ha avviato l’islamizzazione di un paese che negli anni successivi alla grande Guerra aveva fatto dell’Occidente e dell’Europa un faro e un modello. Oramai il neo ottomanesimo è evidente e si è manifestato in tutta la sua impotenza, basti pensare all’offensiva in politica estera che vede la Turchia riaffacciarsi in quelle arie un tempo dominio dei Sultani di Costantinopoli. Per completare l’opera ad Erdogan serviva un simbolo, un luogo in cui sintetizzare la rinascita di un impero Stato-islamico, un immagine celebrativa da destinare al mondo intero – tanto a quello occidentale, quanto a quello islamico – così che tutti possano ammirare la nascita di una potenza benedetta da “Allah” e in cui il mondo islamico un tempo soggetto ad Istambul possa riconoscersi.

Erdogan ha già annunciato, dopo la decisione del Consiglio di Stato, che la Basilica tornerà ad essere moschea e sarà dunque riaperta alla preghiera.

Ora il mondo occidentale dovrà aprire gli occhi e incominciare a guardare a oriente, in quelle terre in cui un tempo sorgeva la “ seconda Roma” e dove oggi risorge uno stato-islamico, sulle ceneri di una Nazione che aveva abbracciato negli usi e nei costumi la società occidentale. Tornerà il Muezzin a rammentare la “vera fede” e gli obblighi quotidiani agli abitanti di Istanbul, tornerà una mezzaluna a ricordare al mondo oltre il mare che è risorto un impero: l’impero che fu di Maometto II, l’impero che arrivò alle porte di Vienna.
Oggi la Turchia conquista l’Africa in armi e la islamizza, e minaccia l’Europa con una marea di profughi pronti a riversarsi su una civiltà stanca e decadente, che dimentica le proprie tradizioni e cede alle lusinghe della secolarizzazione.

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