Con il nucleare l’Italia avrebbe meno caldo e non rischierebbe i black-out

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Con il nucleare l’Italia avrebbe meno caldo e non rischierebbe i black-out

19 Luglio 2010

E’ di queste ore la notizia che l’afa ed il caldo torrido che assediano le nostre città non caleranno prima del prossimo venerdì, forse. La seconda notizia, conseguenza della prima, è che il sistema elettrico nazionale è nuovamente sotto pressione tanto che ha raggiunto il picco massimo dell’anno a causa dell’accensione dei i condizionatori per cercare di contrastare l’assalto del caldo.

Bene ha fatto quindi il Sottosegretario allo Sviluppo Stefano Saglia, che cogestisce il Ministero con il Premier in attesa del nuovo titolare, a rilanciare il tema del nucleare finalmente in maniera chiara. Nel corso degli ultimi due anni abbiamo ascoltato svariate affermazioni di principio e promesse  sul rilancio della partita nucleare dove i numeri e le date si rincorrevano senza, peraltro, alcun riscontro successivo nella stessa azione di governo.

Se almeno va dato atto che queste affermazioni hanno permesso l’emergere del problema, legato anche ai vincoli che abbiamo dovuto assumere nei confronti dell’Europa al riguardo della riduzione della CO2, va anche riconosciuto che, purtroppo, nulla di concreto è stato realizzato. Per di più, questa scelta strategica per il paese ha perso anche un paladino importante e determinato a realizzare le cose quale era il Ministro Scajola. Benedetta è dunque l’uscita chiara di Saglia che, riprendendo in mano il dossier, ha chiaramente indicato che si riparte e presto. Di fatto, due sono gli scogli da superare ed ancora irrisolti: la creazione dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e la scelta dei siti dove realizzare le centrali.

Il primo problema è essenzialmente politico in quanto richiede la scelta di un Presidente e quattro membri del Consiglio di Amministrazione: due indicati dal Ministero dello Sviluppo e due da quello dell’Ambiente. Questo in termini formali, in effetti le scelte saranno fatte in altre sedi istituzionali come spesso avviene. Il processo però è fermo: ci si accapiglia sul nome del Presidente, oscillando fra un grande e riconosciuto esperto del campo, anche se anziano, ed un grande oncologo, inesperto di problemi nucleari specifici, ma che garantirebbe un accordo trasversale con l’opposizione.

Fin qui nulla di male perché entrambi i nomi più gettonati (ma ce ne sono anche altri che circolano) sono persone qualificate e credibili: sommessamente andrebbe rilevato che, in termini di comunicazione verso il pubblico, nominare un oncologo alla presidenza dell’Agenzia per la sicurezza nucleare può dare adito a letture maliziose o distorte che mi aspetterei nascere soprattutto dai settori degli ayatollah estremisti dell’ecologismo duro e puro.

Meno comprensibili sono molti dei nomi che circolano informalmente per i quattro posti nel Consiglio di Amministrazione: in alcuni casi si tratta di personaggi legati a gruppi o singoli politici, magari anche bravi nel loro mestiere di base, ma che non si comprende con quale competenza potrebbero discutere e fare scelte fondamentali nel campo della sicurezza nucleare.

Non c’è però da scandalizzarsi troppo perché è così che le cose vanno in Italia e continuano ad andare, con buona pace delle promesse che questo Governo aveva fatto nel presentare il proprio programma e delle speranze che molti di noi avevano avuto nella possibilità di un vero rinnovamento nel modus operandi.

Ma passiamo al problema della scelta dei siti: se si vuole fare presto e recuperare almeno in parte il tempo perduto conviene approfittare del lavoro che fu fatto ai tempi in cui ancora si sperava poter ripartire, anche in Italia prima del referendum. Le necessità tecniche e logistiche del territorio dove insediare le centrali rimangono le stesse di sempre: ricchezza di acqua per il raffreddamento, situazione sismica bassa o assente e così via. Di conseguenza ricadiamo nelle scelte che già furono fatte a suo tempo e che rimangono valide con qualche possibile piccola variazione per località situate sul bordo dei fiumi come Caorso criticamente dipendente dalla portata del Po. 

Il problema resta di un altro tipo: è ora che per stringere i tempi si metta in atto una seria campagna di informazione e coinvolgimento per le popolazioni locali per prevenire e sconfiggere, una volta per tutte, quella disinformazione che ha costituito da sempre il cavallo di battaglia dei fautori del no ad oltranza.  A questo bisognerà aggiungere una chiara politica di incentivi per le zone coinvolte ed i loro cittadini affinché arrivi chiaro il messaggio che lo Stato c’è e vigila a loro favore: finalmente considerati cittadini maturi e non sudditi.

Questa, ritengo, sarà la parte più difficile perché geneticamente contraria alla cultura di chi ci ha governato sino ad oggi, di qualunque parte politica fossero. Invece gli italiani hanno dimostrato sempre più il loro grado di maturità e di consapevolezza raggiunti che vanno apprezzati e rispettati attivando un rapporto nuovo e più efficace tra amministratori ed amministrati.

Per ultimo, il successo sarà possibile soltanto se lo Stato, e qui è bene specificare “quello centrale”, avocherà a sé tutto il processo del rilancio del nucleare: le vischiosità che nascono, spesso in maniera capziosa, per problemi ben meno complessi come per esempio l’eolico off-shore, sono un chiaro esempio di come gli enti locali di ogni livello possano avere un potere di veto enorme esercitato spesso al solo scopo di dimostrare che esistono e sono loro che decidono.

Il picco di consumi elettrici ha provocato disagi e qualche black-out nel nord: speriamo che non sia necessario un collasso della rete dovuto a caldo ancora maggiore per mettere in ginocchio il paese e fare finalmente riflettere tutti su quello che è urgente mettere in atto smettendo i proclami ma agendo.
Auguri Onorevole Saglia! ne ha bisogno, e noi saremo con lei.