Con Israel la polemica è un equivoco l’accordo è sostanziale
09 Settembre 2007
Giorgio Israel ha duramente attaccato il nostro intervento su Fioroni. Lo ha fatto partendo dall’assunto che replicasse al suo nel modo più subdolo e disonesto: alludendo e non criticando apertamente, obliquamente ammiccando e non citando il bersaglio delle critiche. Invece il nostro intervento (che reca un titolo deciso, ovviamente, dalla testata) è stato scritto prima che l’intervento di Israel venisse pubblicato e aveva come bersaglio esplicito e dichiarato Fioroni e le sue pose da salvatore della scuola. Partendo da questo equivoco, Israel ci contesta di non avere detto un sacco di cose sui veri problemi del nostro sistema scolastico. In effetti, così è. Non avevamo ambizioni di completezza e siamo consapevoli dei nostri limiti. Francamente però – pur tenendo conto dell’equivoco di partenza – non si capisce come Israel riesca a dedurre (da tutto ciò che non abbiamo detto, ovviamente) che saremmo indifferenti o contrari ad una maggiore attenzione ai contenuti e alla qualità dell’insegnamento e al ripristino di un approccio disciplinare al sapere, per riequilibrare i “tic pedagogistici” della scuola italiana. Secondo la stessa logica si potrebbe accusare Israel di sottovalutare o di avversare il principio dell’autonomia, della sussidiarietà e del buono scuola per il solo fatto di non averli citati nel suo primo, lungo intervento di “apertura” a Fioroni e di critica alla risposte del centro-destra. Ma su questa base si potrebbero costruire tonnellate di polemiche sterili e soprattutto infinite.
Passando dal “non detto” al “detto”, prendiamo invece atto che Israel dichiara di condividere (non lo dubitavamo) le sole due cose che tenevamo a precisare nel nostro brevissimo intervento: 1. Gli studenti italiani non zoppicano in grammatica e matematica per colpa della Moratti e della politica delle “tre I”. 2. Il centrodestra non ha riformato la scuola, ma si è limitato (in modo culturalmente pregevole, ma politicamente insufficiente) a difendere le ragioni della riforma; la prossima volta, la riforma toccherà farla, partendo da quei principi di organizzazione e funzionamento che da circa un decennio il centro-destra italiano dichiara, come un sol uomo, di condividere (sussidiarietà, buono scuola, autonomia…). Apprezzando questa sostanziale condivisione e rassicurando Israel sulla nostra diffidenza nei confronti della deriva pedagogistica e docimologica della scuola italiana, pensiamo che si possa felicemente chiudere una polemica, nata da un equivoco.
