Con Juno il festival di Roma salva la faccia

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Con Juno il festival di Roma salva la faccia

30 Ottobre 2007

Il film che vince il festival internazionale del cinema di
Roma è un buon film. Jason Reitman dopo la brillante commedia sul cinismo
“Thank you for smoking” (2005), esordio sul grande schermo in cui il
protagonista Nick e i suoi amici (“squadra MDM – Mercanti di Morte”) sono tutti
professionisti che lavorano per industrie che producono sigarette, alcool e
armi, con “Juno” (2007) misura l’universo dei teen-agers della provincia
americana profonda e lo fa attraverso una storia, quella di una sedicenne
rimasta incinta al primo rapporto, che ha la durezza di una verità scomoda che
ti viene sbattuta in faccia sorridendo.

Juno (Ellen Page) è una
ragazza sveglia. Ha per lo meno dieci anni di più della sua età biologica. Vive
col padre, un onesto riparatore di condizionatori, la matrigna, una donna
semplice e di buoni sentimenti e la piccolissima sorellastra. Non ha rapporti
con la madre biologica. E’ una tipa diretta Juno. Ha un sorriso beffardo
stampato sulla faccia. Una smorfia di indifferenza che nasce da una curiosità
troppo spesso e rapidamente soddisfatta. La sua amica è anch’essa “sessualmente
attiva” e il sesso per le ragazzine del circondario sembra avere la parte che
ha lo sport per i ragazzini. Il mondo che la circonda è malinconico ma
connotato da una certa armonia; succede però che un pomeriggio passato con
Bleeker (Michael Cera), il suo ragazzo, un tipo veramente “paradigmatico” per
la  imbranataggine dei suoi sedici anni,
diventi l’occasione per concedersi, per diventare donna così.

Scoperta la gravidanza
Juno si reca immediatamente in un centro per abortire ma vi rinuncia e
preferisce far adottare il bimbo da una coppia. Trova Mark (Jason Bateman) e
Vanessa (Jennifer Garner), belli e ricchi, con alle spalle vani tentativi di
avere un bambino, anche in adozione. Il fatto è che la coppia si trova in una
crisi profonda che esplode allorché Juno è ad un passo dalla fatidica data, con
Bleeker che dopo essere risultato irrilevante nelle scelta sulla nascita del
figlio, sembra peraltro allontanarsi. Nel momento della disperazione Juno
troverà il coraggio di manifestare il suo amore a Bleeker e di affidare
ugualmente il nascituro a Vanessa, ritrovando nel travaglio una nuova armonia.

Sotto i riflettori
finisce la provincia americana, il Minnesota, ma potrebbe essere qualsiasi
altro posto dell’america profonda, tutta villini a schiera, scuole, campi
sportivi, una provincia sul modello della location del premio Oscar “American
Beauty” (1999). Una provincia nella quale, negli anni degli scandali di Britney
Spears, gli stili di vita sessuali diventano improvvisamente metropolitani, il
sesso semplicemente un modo per farsi accettare dagli altri, per dimostrare di
avere la patente, un passa tempo, un vuoto coperto dalle mille opportunità di
assistenza sul modello della agenzia “Women Now”,  nel film così pienamente descritta nella sua
angoscia.

E’ certamente anche
questa parte di gioventù americana, una gioventù in cerca d’autore, che
secolarizzata e disincantata, mostra quasi segni di “europeizzazione”, ma non è
questa la forza di un film, che sembra peraltro non prendere posizione al
riguardo, quanto la capacità di tenere costantemente alto il ritmo psicologico
della tensione tra la durezza dei fatti e la superficialità disarmante dei
comportamenti di tutti i personaggi, tranne ovviamente Juno, che pur essendosi
comportata in modo colpevole, resta la persona maggiormente presente a se
stessa tra tutte.

Convince inoltre il film
per la pulizia del montaggio, per il taglio “novellistico” impresso dalla regia
e per i dialoghi di Diablo Cody. Ballerina di lap-dance, telefonista hard,
Diablo scrive splendidi dialoghi, schietti e con lo stile di un narrato che
proviene dalla strada, uno stile che ricorda la crudezza e allo stesso tempo il
candore che sono capaci di comunicare solamente i migliori tra i dialoghi Americani.
Con un film che ha l’aria di essere indipendente mentre è invece stato prodotto
da una Major, la Fox, il cinema del festival di Roma salva la faccia.