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La proposta di riforma di Fondazione Magna Carta

“Con la flat tax l’Italia fuori dal caos economico”

Kurt R. Leube è un economista di origine austriaca che è stato assistente del celebre Friedrich Hayek. Insegna all'università di Stanford ed è un alfiere della scuola economica austriaca. Lo abbiamo raggiunto per una breve conversazione sull'ultimo libro di Fondazione Magna Carta, “Una flat-tax per l’Italia”, che intende proporre un sistema fiscale basato su una tassazione con aliquota proporzionale del reddito personale e un vantaggio fiscale pensato su base familiare.

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di una flat tax?

I vantaggi sono ben spiegati nel tuo libro pubblicato da Magna Carta. Quanto agli svantaggi, alcuni funzionari e agenti di riscossione delle imposte potrebbero perdere il posto di lavoro. Inoltre, secondo un concetto di “giustizia sociale” comunemente accettato, ci sarebbero meno fondi da distribuire alla collettività. Tuttavia, la progressività fiscale non fornisce alcun criterio per valutare se tale risultato possa essere considerato giusto o meno.

Pensa che la proposta della flat tax possa contribuire a far uscire l’Italia dalla crisi economica?

Sì, penso che una discussione più approfondita sulla flat tax, basandosi sia sul tuo libro che sulla versione italiana di “Flat Tax”, il libro di Hall e Rabushka, potrebbe produrre una positiva funzione di segnale per tutta l’Europa e quindi potrebbe aiutare l’Italia ad uscire dal caos economico.

Negli Stati Uniti il candidato repubblicano Ron Paul ha proposto la flat tax durante la campagna elettorale ma il partito repubblicano sembra non aver sostenuto adeguatamente la proposta. Perché è successo?

Per quanto ne sappia, i repubblicani, con esclusione di Ron Paul e in precedenza di Dick Armey, non hanno semplicemente avuto il fegato di introdurre la flat tax.

Il presidente Obama ha proposto di aumentare la progressività della tassazione statunitense per trovare una possibile soluzione al “baratro fiscale” nel quale gli Stati Uniti stanno entrando. I ricchi, secondo lui e i democratici, dovrebbero pagare di più. Qual è la sua opinione a proposito?

Il fatto che una maggioranza, soltanto perché maggioranza, si senta in diritto di applicare ad una minoranza una regola non applicabile di per sé stessa, rappresenta una infrazione al principio sul quale si basa la giustificazione della democrazia.

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8 COMMENTS

  1. La tassazione progressiva penalizza il merito
    Non sono un esperto in economia, ma mi pare del tutto evidente che la tassazione proporzionale sia più logica, giusta ed efficace rispetto alla tassazione progressiva attualmente vigente in Italia. E non si tiri in ballo che il sistema di tassazione progressivo è previsto dalla nostra costituzione: non credo che la costituzione sia il vangelo e che non sia migliorabile. La tassazione proporzionale è logica in quanto lineare, semplice e, comunque, comporta che chi guadagna di più paga più tasse. E’ giusta perchè se guadagno 100 pagherò 30 di tasse e se guadagno 20 pagherò 6, cioè chi guadagna 100 pagherà ben 24 di tasse in più rispetto a chi guadagna 20; invece con il sistema progressivo chi guadagna 100 pagherà 50 e chi guadagna 20 continuerà a pagare 6, ma se si tratta di dipendenti pubblici chi avrà guadagnato 100 ne avrà guadagnati 100 perchè più “bravo” di chi ne ha guadagnati 20 (se mi si contesta questa affermazione cade tutto il ragionamento e dovremmo allora discutere d’altro) e allora perchè deve essere “punito”? Tanto varrebbe dargliene di meno fin dall’inizio, sarebbe un sistema meno ipocrita. Se poi si tratta di un privato, la tassazione progressiva è ancora più assurda ed odiosa: non si può prevedere come obbligatorio, in nome della solidarietà sociale, un versamento ulteriore per colpa di avere avuto iniziativa e capacità. Infine, la tassazione proporzionale è efficace perchè stimola a cercare di guadagnare di più (e quindi a pagare più tasse), mentre quella progressiva finisce di essere un boomerang perchè stimola a “tirare i remi in barca” e di conseguenza l’introito fiscale sarà minore.

  2. autonomo rovinato
    Ha ragione il commentatore. Ad esempio io sono lavoratore autonomo, e precisamente agente di commercio. Penalizzato, perchè autonomo e quindi odiato dalla sinistra che ha sempre voce in capitolo. Così che non sono riuscito a risparmiare (la tassazione supera il 50% dei miei già piccoli guadagni) viaggio con una Opel Corsa 1000 di 11 anni, ed avendo perso praticamente tutti i miei clienti, tranne due, praticamente non guadagno più. Pago ugualmente l’Inps per una pensione che percepirò non prima dei 67-68 anni e che sarà ridicola, più bassa di quella di qualsiasi operaio e pago una stangata spaventosa di Imu avendo ereditato un alloggio importante, di famiglia, da generazioni e che dovrò vendere per incapacità a trovare un lavoro alternativo che mi garantisca un reddito decente. Ma sono reo, reo di essere autonomo. Se lo Stato mi avesse tartassato meno oggi potrei affrontare i tempi duri con i risparmi e potrei viaggiare di più cercando nuovi clienti. Invece la mia auto è sempre ferma, ha bisogno di riparazioni ma non ho i soldi per farle per cui sono praticamente fallito. Sto sistemando in qualche modo le cose per sopravvivere, ho venduto la casetta di campagna, ridotto drasticamente tutte le spese, ridotto i pasti, ridotto tutto il possibile e vivo praticamente di aria. Nessun sindacato mi difende, nessuno mi aiuta e muoio lentamente reo di essere stato un lavoratore autonomo. Maledetto sia il giorno che ho accettato la rappresentanza. Una soluzione c’è però: andarmene in Argentina ad allevare cavalli o mucche. Sto cercando i contatti ma non è facile. Solo che a 56 anni e da soli è tutto difficile. Ma andarmene dall’Italia è ormai una necessità, un obbligo, per sfuggire ad uno Stato sanguisuga che non difende chi è autonomo e chi è di “annata”, ma pende dale labbra dei sindacati comunisti che ci rovinano e non ha le “palle” per imporre una politica fiscale umana, civile! D’altronde sono stato sfortunato nella vita e chi è sfortunato in Italia è colpevole e non viene assolutamente aiutato in alcun modo, tanto meno a trovare un lavoro a 56 anni. “Crepi”, è quanto mi dice lo Stato italiano al quale interessa solo che io paghi le tasse, anzi che regali tutto il mio patrimonio a lui. Poi posso anche andare ramingo per le strade a vivere di elemosine, morire di freddo di notte su un marciapiede, che allo Stato tutto ciò non interessa affatto. Lo Stato italiano è senza cuore verso chi non è operaio o giovane. Tutti gli altri sono solo farabutti, me compreso. Scusate, perchè mai dovrei rimanere in Italia? Qualcuno sa dirmi perché? Intanto proseguo nel cercarmi oltreoceano un lavoro. E lo Stato italiano si tenga allora gli extracomunitari (guadagnano più di me) che preferisce ai suoi figli da secoli e secoli, da generazioni. Però, poi, non pianga. La nuova Italia la faremo in qualche zona della Pampa Argentina. Penso sia meglio, molto meglio! Buona festa a tutti.
    p.s. le “puttane” che girano a decine di migliaia sulle nostre strade e incassano cifre da far paura per le loro prestazioni non vengono mai tassate e portano tutti i loro guadagni all’estero essendo quasi tutte straniere. E oltre al danno economico si aggiunge lo spettacolo indecente che offrono sopportate da uno Stato che offende le persone oneste e difende le puttane! Perchè rimanere in Italia allora?

  3. Per Giacomo56:
    hai tutta la

    Per Giacomo56:
    hai tutta la mia comprensione, sei uno dei tanti eroi italiani.
    La cosa veramente incredibile è che dopo 1 anno di crisi gravissima si è deciso di andare avanti peggio di prima, andando pure a controllare, con il nuovo redditometro (!) quante volte le italiane vanno dalla…PARRUCCHIERA!
    Continuando a difendere i privilegiati, i peggiori, i veri disonesti, gli improduttivi.
    Ma gli italiani sono d’accordo, non vedi? Sono quasi tutti d’accordo. Gli hanno fatto talmente bene il lavaggio del cervello dal 1922 ad oggi, grazie anche poi alla televisione e alla scuola, etc, etc che quasi tutti sono d’accordo!

  4. Resistere
    Piena solidarietà, anche da parte mia, a Giacomo56!
    Ricordo suoi commenti, molto equilibrati e costruttivi, ad articoli dell’Occidentale: andando a memoria, in uno di qualche settimana fa Giacomo56 esortava a costruire e non a distruggere e a rovinare ulteriormente questo nostro povero Paese. Cerchiamo di resistere, siamo in tanti a pensarla nello stesso modo.

  5. I promotori della tassazione
    I promotori della tassazione progressiva fanno finta di dimenticare alcuni dettagli che la rendono profondamente ingiusta
    1)E’ noto che un lavoratore autonomo non ha un guadagno minimo garantito, per cui nell’anno passato potrei avere guadagnato molto e quest’anno potrei anche chiudere in rimessa per tantissimi motivi, e ogni buon padre di famiglia sa che quando le cose vanno bene bisogna accantonare per superare i momenti bui che verranno. Sono pochi ad avere la fortuna di portare avanti attività di successo che durano decenni.
    Ma come si può accantonare qualcosa se lo stato ti porta via tutto?
    2)Il lavoratore dipendente ha la cassa integrazione e la mobilità mentre il lavoratore autonomo non ha nessuna tutela nel caso la sua attività fallisca e si trovi senza lavoro.
    E’ evidente che con la tassazione progressiva nei confronti dei lavoratori autonomi lo stato prende molto quando è ora di prendere e non da nulla quando è ora di dare, e questo non va bene.
    Si vuole la tassazione progressiva? bene, allora che il fisco introduca un sistema di tassazione basato sulla media dei guadagni degli ultimi 5 anni e non solo dell’anno in corso. E che si introducano gli ammortizzatori sociali anche per chi rimane senza reddito o è costretto a lavorare per nulla pur di tenere in piedi l’attività confidando in tempi migliori.
    Oppure facciamo come nei Paesi poveri (visto che lo stiamo diventando), tasse più basse sul reddito e tasse che arrivano al 100% sulle automobili oltre la classe economica e altri beni destinati a chi guadagna molto, allora ci si renderà conto che non c’è tutta questa disponibilità di denaro che pensano.

  6. Grazie, Massimo
    Grazie Massimo V., grazie per la solidarietà ai lavoratori autonomi. Molti pensano che lavoratore autonomo sia sinonimo di super ricco e lo collegano a medici privati ed avvocati (di grido). Ci saranno anche, non lo metto in dubbio, ma sono sempre meno. Ci sono medici privati che tirano a campa’, avvocati che non riescono nemmeno più a tirare a campa’ (potrei fare nomi e cognomi ma non è di buon gusto!). Noi autonomi non siamo tutelati, lo erano gli “autonomi” di autonomia operai negli anni ’80 che sfasciavano vetrine e non andavano in galera!!! Scusate lo sfogo! Ma è l’amara realtà dell’Italia. I sindacati ci odiano, lo Stato non ci tutela, l’Inps ci spreme come agrumi comunque vadano gli affari, praticamente ci sentiamo dimenticati e abbandonati. Forse non siamo nemmeno così numerosi da influire sul risultato elettorale per cui non contiamo proprio. Il fisco ci considera evasori prima ancora che uomini o lavoratori e con il nome evasori ci battezza fin dal primo giorno che prendiamo la P.Iva. Dunque siamo più o meno dei fantasmi, fantasmi autonomi, ma pur sempre fantasmi, che diventiamo di carne ed ossa quando scadono le tasse, le imposte, la C.C.I.A.A. da pagare, l’Inps ecc… e la presunta evasione.
    Poi ritorniamo fantasmi super ricchi che se la godono e che hanno i biglietti da 500€ che escono dalle tasche, secondo le favole. Chissà Vendola che ha detto ieri che “i super ricchi possono anche andarsene al diavolo come Depardieu che se ne è andato da Putin (che assomiglia al diavolo)” come ci considera. Super ricchi (con la s sibilante alla Vendola) che possiamo crepare nel Gulag?
    Spero che gli italiani si sveglino alle elezioni! Lo spero davvero e cerchiamo di svegliarli alla veloce, tutti.

  7. “base familiare”?
    Intendete vantaggi fiscali per le famiglie? Tanto più se numerose??!!!
    E insistere con la persecuzione dei single?
    Bisogna smettere di pensare ai single come ricchi e gaudenti e privi di senso di responsabilità.
    1) quasi tutti i “single”, in Italia, sono in realtà vecchi vedovi e vedove, che risultano all’anagrafe single, perché vivono da soli, ma non hanno niente di gaudente, anzi

    2) altri single sono zitelle (e scapoli). E in questo senso era molto più comprensivo il fascismo, che almeno la tassa sul celibato l’aveva imposta solo ai maschi!

    3) nella maggior parte dei casi, chi non fa figli o ne fa uno, è perché ha senso di responsabilità (al contrario della vulgata qualunquista). I figli si mettono al mondo solo quando si hanno le possibilità, non solo materiali, di allevarli.
    Chi fa troppi figli -troppi rispetto alle sue possibilità- è un incosciente. E un peso per la società.

  8. @anna mannucci
    Con la tassazione su base familiare credo si intenda applicare l’aliquota irpef relativa alla somma dei redditi. Una famiglia dove lavora una sola persona con un reddito di 40.000 € non deve pagare piu irpef di una che percepisce due redditi da 20.000 €
    Mi sembra altrettanto ovvio che se con il reddito famigliare si devono mantenere anche dei figli il prelievo fiscale debba essere inferiore perchè mantenere figli costa. Questo non significa che il single navighi nell’oro, ma se non lo fa lui figuriamoci i problemi che può avere chi deve mantenere più di una persona.
    La tassazione a base famigliare si contrappone ad una visione individualista e spesso egoistica ponendo la famiglia come nucleo della società.
    Si tratta di una visione che contiene intrinsechi i principi di unione e solidarietà per individui accomunati da un unico destino; principio che dovrebbe essere caro anche alla sinistra.
    Chi sceglie di vivere da single o di non fare figli può farlo per mille motivi ma non certamente per quello di avere un migliore tenore di vita per se stesso.

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