Con la vittoria di Zuma è il Sud Africa ad aver perso le elezioni

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Con la vittoria di Zuma è il Sud Africa ad aver perso le elezioni

25 Aprile 2009

Le elezioni del 22 aprile in Sudafrica, l’unico stato africano membro del G20, rappresentano per il continente africano uno degli eventi politici più importanti del 2009. Che l’African National Congress, ANC, di Nelson Mandela si riconfermasse per la quarta volta primo partito del paese era scontato. Non lo era però il fatto che riuscisse a superare ancora una volta la soglia del 66% dei voti: il che, dopo lo scrutinio di oltre il 50% delle schede, sembra ormai certo, malgrado una leggera flessione rispetto al 70% ottenuto nel 2004. Questo risultato è estremamente importante perché garantisce all’ANC nella prossima legislatura, così come in quelle precedenti, la maggioranza di due terzi in parlamento e quindi una incontrastabile posizione di forza che gli consente, non soltanto di eleggere senza bisogno di alleanze il capo di stato, compito che la costituzione affida al parlamento, ma anche, ad esempio, di apportare modifiche alla carta costituzionale.

La ragione dell’incertezza sull’esito elettorale era il leader stesso del partito, Jacob Zuma, accusato di una serie di gravi reati finanziari e tuttavia protagonista vittorioso di un lungo scontro politico con Thabo Mbeki, già a sua volta presidente dell’ANC e, fino all’anno scorso, presidente della repubblica. Come si ricorderà, la maggioranza dell’ANC, schierata con Zuma, aveva ottenuto a settembre che il parlamento costringesse alle dimissioni Mbeki approfittando della sentenza di un giudice il quale aveva sospeso il processo contro Zuma per frode, corruzione e riciclaggio di denaro sporco accampando vizi formali e avanzando la teoria che le denunce, per quanto eventualmente fondate, rientrassero in un complotto ordito da Mbeki per mettere fine alla carriera politica del rivale. In seguito, un’altra sentenza aveva riaperto il procedimento a carico di Zuma rimandando però al prossimo agosto l’inizio del nuovo processo: quando cioè il leader, ormai capo di stato, avrebbe potuto godere dell’immunità rimandando di anni il giudizio. Per finire, il 6 aprile la Procura Generale ha disposto la sospensione di ogni procedimento a carico di Jacob Zuma mettendo così fine a una vicenda giudiziaria durata otto anni.

Si era pensato che proprio quest’ultima sentenza non giovasse affatto alla campagna elettorale dell’ANC. Molte infatti sono state le proteste. Contro il parere della Procura Generale si sono vigorosamente espressi, tra gli altri, il Premio Nobel 1984 per la pace, Desmond Tutu, e la Conferenza episcopale sudafricana. La Democratic Alliance, il primo partito di minoranza – che, stando ai risultati parziali, ha migliorato di alcuni punti percentuali la propria posizione passando dal 13% del 2004 al 16% – ha presentato un ricorso tuttora in attesa di essere esaminato. Non sono mancate inoltre le reazioni dei mass media su alcuni dei quali è comparsa una vignetta rappresentante una donna bendata, la ‘giustizia’, trafitta al fianco da una spada. L’autore della vignetta è Jonathan Shapiro, alias Zapiro, il cartoonist satirico bianco sudafricano di fama internazionale che per i suoi attacchi a Zuma ha subìto in passato minacce di morte e naturalmente l’accusa di razzismo. Un giornalista del Sunday Times sudafricano, Fred Khumalo, si è anche ricordato che il secondo nome di Jacob Zuma, quello che per tradizione i genitori zulu attribuiscono ai figli ancora bambini rispecchiandone indole e carattere, è “Gedleyihlekisa”, sintetizzato in ‘JZ’, che il lingua zulu significa: “colui che ti sorride mentre ti fa male”.

“La gente vuole conoscere la verità”, commentava all’indomani della sentenza della Procura Generale il COPE, il partito fondato a dicembre dai sostenitori di Thabo Mbeki usciti per protesta dall’ANC. Invece i risultati elettorali sembrano dire il contrario e di sicuro la popolazione non ha premiato abbastanza il programma elettorale del COPE che, con neanche l’8% dei voti, vede quasi dimezzate le previsioni che lo davano al 15%. Del futuro presidente preoccupano anche la demagogia e il populismo. C’è chi vede in lui un possibile Chavez africano o semplicemente teme che non saprà costituire una squadra di governo in grado di attuare provvedimenti efficaci, tanto più urgenti ora che gli effetti della crisi economica internazionale raggiungono i paesi in via di sviluppo. Uno sguardo alla sua vita privata non migliora certo il profilo del personaggio: mogli, amanti, una delle quali morta suicida nel 2000, una causa per stupro vinta di prepotenza e, al momento, almeno due first lady, essendo Zuma sposato a due donne contemporaneamente. Ma il peggio è che Jacob JZ Zuma governerà senza che sia più possibile accertarne l’innocenza o la colpevolezza in un contesto in cui tutti, in sostanza, lo ritengono colpevole: e davvero non è un buon inizio.