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Con l’accordo di Lisbona, riparte la locomotiva europea

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Dopo la ratifica dei parlamenti nazionali, prevista entro il 2009, entrerà in vigore il Trattato di Riforma dell’Unione Europea firmato a Lisbona il 13 dicembre. Il nuovo documento rafforzerà certamente la capacità dell’Europa di agire e di offrire migliori risultati ai cittadini europei, anche se, in realtà, si tratta di un passo indietro rispetto alla vera e propria costituzione che nel 2005 fu bocciata dai referendum in Olanda e in Francia. La sua denominazione dice già tutto: “Trattato di riforma del trattato dell’Unione Europea e del trattato istituente la Comunità Europea”. In questo linguaggio tecnico-burocratico c’è il segreto della nuova Europa: un insieme di veti incrociati, egoismi nazionali e compromessi vari , che aprono la strada a profonde riserve e lasciano in eredità un conflitto che potrebbe avere sbocchi imprevedibili. Tuttavia, col nuovo Trattato l’Europa ha dato dimostrazione di voler ripartire, dopo sei anni di negoziati e ripensamenti. In questo senso, il Trattato darà all’Unione un nuovo assetto istituzionale e operativo per migliorare il funzionamento comunitario e rilanciarne il ruolo internazionale.

Tra le principali novità, il testo prevede un Consiglio europeo 'stabilizzato', con una presidenza di turno lunga ed elettiva, non più a rotazione. Il presidente resterà in carica due anni e mezzo, anziché sei mesi, e ciò conferirà maggiore continuità politica alla sua azione; presiederà i vertici dei capi di governo e avrà compiti di rappresentanza dell’Unione presso gli stati terzi. La Commissione conterà un numero di commissari uguale ai due terzi degli Stati membri, sarà cioè più snella, a 18 membri e non a 27. Ci sarà una figura unica per la politica estera, l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, un’evoluzione del ruolo attualmente ricoperto da Javier Solana. L’Alto Rappresentante rimarrà in carica per cinque anni, sarà anche responsabile delle Relazioni esterne dell’Unione in quanto vicepresidente della Commissione, e sarà a capo del Servizio per l’azione esterna, una sorta di diplomazia europea comune in nuce.

Cambieranno poi il metodo e il sistema di voto all’interno del Consiglio: verrà esteso l’uso della maggioranza qualificata a nuove materie, con un potenziamento del metodo comunitario su quello intergovernativo soprattutto nel settore della giustizia e degli affari interni, che viene quasi totalmente sottratto alla regola dell’unanimità; il nuovo sistema di voto sarà poi quello della doppia maggioranza, che richiede per l’approvazione di una proposta di legge il sì del 55% degli Stati membri che corrispondano almeno al 65% della popolazione dell’Unione. Inoltre, la Carta dei diritti fondamentali dell’UE assumerà carattere vincolante: lo stato che ne violerà le disposizioni potrà essere denunciato alla Corte di Giustizia. Solo per la Gran Bretagna la Carta non avrà valore giuridico, nel rispetto della sua tradizione di common law incompatibile con l’adozione nell’ordinamento interno di testi giuridici vincolanti.

L’Europa, dunque, tra incertezze e ottimismo, ha ripreso il cammino lungo la strada delle riforme istituzionali indispensabili per la modernizzazione. E’ lungo l’elenco delle sfide da affrontare - la minaccia terroristica, la questione energetica, l’immigrazione, l’ambiente, solo per citarne alcune -  ed è ora che l'Unione passi dalle enunciazioni ai fatti concreti.

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