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Fine di un'epoca?

Con le Primarie, la primavera vendoliana è diventata autunno

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Dopo le Primarie del centrosinistra sorge spontanea una domanda: che fine ha fatto la Primavera pugliese? I meri numeri che hanno determinato la sonora sconfitta del governatore Nichi Vendola in ambito nazionale con meno del 16%, ma soprattutto la scarsa affluenza elle urne dei pugliesi (poco più di 155mila votanti al primo turno), dimostrano che la ‘primavera’ si è trasformata in ‘autunno’.

Quando Vendola è stato rieletto per la seconda volta presidente della Puglia i giornali, il web, le piazze lo hanno osannato come il nuovo ‘messia’ della sinistra italiana. Dopo anni di vuoto politico, il popolo della sinistra si sentiva come nuovamente parte di un progetto rivoluzionario, ha voluto credere che proprio dalla nostra Regione potesse ripartire un vento innovatore in grado si svecchiare la politica italiana e di sovvertire l’ordine capitalistico-borghese che domina la nostra società: insomma, si è urlato a un nuovo ritorno del ’68!

Vendola non si è lasciato sfuggire l’occasione politica e grazie al suo modo di interpretare la politica come rottura rispetto agli schemi tradizionali e conservatori, Nichi in questi anni è riuscito ad ammaliare folle troppo spesso deluse da una politica cortigiana della sinistra moderata sempre alla ricerca di un aggancio al centro che pareva aver dimenticato parole e sogni  dalla politica nostalgica e retorica delle sinistre comuniste e marxiste. A tutto questo, Nichi ha risposto con la politica da ‘Bollenti Spiriti’ ottimo strumento nelle mani del Governatore per foraggiare con soldi pubblici fenomeni di associazionismo giovanile, nati appositamente come supporto alle sue iniziative governative.

Principi Attivi, Bollenti Spiriti, le Fabbriche di Nichi, i Circoli di Sel si sono rivelati per quello che erano: metodi estemporanei di gestire le politiche giovanili regionali, metodi privi di progettualità, iniziative amministrative incapaci di realizzare investimenti a lungo termine sui giovani, sul loro futuro professionale e sociale.

La politica del Governatore, man mano che quel velo di populismo che la caratterizzava è venuto meno, ha svelato il suo vero volto: aspirazione personale, arrivismo e narcisismo dietro a un percorso politico fatto solo di demagogia, di poesia e di poca verità nei fatti. Cosa resta oggi dopo otto anni di governo dell’effimero?

Solo disillusione e cattiva amministrazione, infatti, infausti sono stati per Vendola gli ultimi mesi, passando dagli scandali della Sanità al rosso del bilancio (con un commissariamento di fatto) alla tragicomica dell’Acquedotto pugliese, con il Nostro che si prefiggeva di distribuire l’acqua gratis al ritrovarci ad avere il prezzo più alto d’Italia, addirittura con tariffe in contrasto con i quesiti proposti dal referendum dello scorso anno, abilmente e demagogicamente da Vendola cavalcati e puntualmente non applicati, ai ticket aumentati e alle prestazioni diminuite, dalle tasse inventate o incrementate alle ‘file della vergogna’ allungate.

Queste primarie confermano che l’incantesimo è stato spezzato. Ma a tutto questo, l’opposizione di centrodestra è apparsa troppo appiattita sulla tecnicità degli atti amministrativi e incapace di lanciare una visione alternativa della società pugliese capace di scaldare i cuori e creare speranze. Un ‘registro’ che va cambiato presto, viste le imminenti scadenze elettorali, se il centrodestra pugliese vuole dimostrare ai suoi elettori di aver compreso la lezione, che è capace di rimettersi in moto per recuperare, attraverso una vera unità di uomini e programmi, eliminando le incomprensibili divisioni personali, rispolverando quei temi e quei valori che fanno da sempre della Puglia una terra moderata, tornando tra la gente, per ascoltarla e motivarla, in poche parole uscire dal palazzo e tornare tra il popolo.

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