Con l’economia tedesca Moody’s declassa anche la politica della Merkel

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Con l’economia tedesca Moody’s declassa anche la politica della Merkel

24 Luglio 2012

di E.F.

Se non proprio un declassamento, l’outlook negativo di Moody’s sull’economia della Germania deve essere considerato almeno un avvertimento per Berlino e il suo governo. L’agenzia di rating Moody’s ha infatti emanato Martedì una nuova ‘bolla di scomunica’ sulle prospettive economiche della Germania, il cuore pulsante dell’economia continentale europea. Per l’agenzia di base a New York l’outlook sulle prospettive dell’economia tedesca passa da ‘stabile’ a ‘negativo’.

Germania, Olanda e Lussemburgo non perdono il loro rating ma “prospettive sono negative per tutti i paesi AAA dell’area euro sui cui bilanci potrebbero pesare maggior-mente” gli aiuti alla zona euro, alla luce dell’appena concessa apertura di una mega linea di credito agli istituti bancari spagnoli. Una botta che arriva mentre prende piede, in tutta la sua virulenza, la recessione, un ciclo economico che a questo punto colpisce anche l’economia tedesca.

Andrew Bosomworth, chief investment officer di Pimco, azienda globale nel settore degli investimenti, intervistato da una giornalista della N-Tv, una all-news tedesca del gruppo Berterlman, ha affermato che, dopo l’outlook negativo da parte di Moody’s, "ci aspettiamo il declassamento ad "AA" [da "AAA"] della Germania".

Il portavoce del governo di Berlino, Georg Streiter, ha dichiarato all’Ansa che l’esecutivo ha “preso atto [della valutazione di Moody’s] e non diamo alcuna valutazione su questo annuncio. Il giudizio di Moody’s colpisce un Paese, la Germania, dal quale stanno provenendo gli aiuti” all’eurozona.

E poco consola che la Cancelliera tedesca resti in vacanza nonostante la non lieta novella. D’altronde, poco potrebbe fare il capo dell’esecutivo tedesco sostenuto dalla coalizione CDU/CSU-FDP, se non andare nuovamente di fronte a una pletora di giornalisti e ripetere quel che la cancelliera ha già ricordato non più di dieci giorni fa alla conduttrice della ZDF, Bettina Schausten: “Le risorse della Germania non sono infinite”. Questo resterebbe vero anche qualora la Corte suprema tedesca dovesse rigettare l’eccezione di costituzionalità su fiscal compact ed ESM, il meccanismo europeo di stabilità, sollevato tra gli altri da Peter Gauweiler e il suo gruppo di pressione "Europa braucht mehr Demokratie", l’Europa ha bisogno di più democrazia. 

Quel che è assodato è che la politica del rischio calcolato su cui sta giocando Angela Merkel da almeno un anno a questa parte inizia a dare cenni di cedimento. Immaginate un uomo sul ciglio di un burrone che stringe per le mani un cappio alla cui estremità sono aggrappati altri uomini. “Vi tiro su, solo se fate come dico io”. E quelli sotto, si guardano e annuiscono un ottriato “Sì, va bene”. Ora immaginate per un momento che, nel mentre, il terreno sotto i piedi del salvatore-ricattatore inizi a franare. L’annuncio di Moody’s sull’outlook negativo dell’economia tedesca racconta proprio quell’inizio di frana.

La Germania aveva e ha tutto da perdere da una politica del ‘tanto peggio, tanto meglio’ nei confronti dell’eurozona. Le esportazioni dell’industria tedesca nella zona euro ammontano a più del 40% sul totale delle proprie esportazioni e, come hanno messo in luce David Woo e Athaniasos Vamvakidis in uno studio BofA Merrill Lynch, la Germania accuserebbe un forte colpo da un’uscita, foss’anche ordinata, dalla moneta unica europea.

Ciò è altrettanto vero se si tiene conto dei risultati di un sondaggio-studio realizzato da Markit, che ha rilevato come nella piccola e media impresa tedesca si assista ormai a una significativa contrazione dell’attività economica. In base ai dati associati all’indice di Markit sulle PMI, il settore manifatturiero tedesco è sceso da 45 dello scorso mese, a 43,3 nel corrente mese. Un dato ben lontano dalla soglia di 50 che, nell’indicizzazione Markit, divide un trend economico di crescita, da uno recessivo.

Tutto ciò ci dice che anche la Germania sarà costretta a pagare un prezzo salato per l’inazione connessa con la soluzione della crisi dell’eurozona e che la politica della brinkmanship che la Cancelliera ha cinicamente e abilmente messo in campo nell’ultimo anno di pene europee, è un gioco al massacro di cui pagheranno il fio, non solo i paesi spendaccioni e non riformati come l’Italia e la Spagna o in generale i paesi dell’Europa Mediterranea, ma anche la sobria, luterana e produttiva Germania.