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Con “L’eleganza del riccio” M. Barbery smaschera la società delle apparenze

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Dissimulazione. Questa la parola che racchiude l’essenza de L’eleganza del riccio, il doppio diario di due ‘anime in incognito’, legate dal filo di un comune sentire ma ignare l’una dell’esistenza dell’altra, pur abitando nello stesso palazzo di rue de Grenelle numero 7.

Per ragioni diverse le due protagoniste, Renée e Paloma, si celano dietro l’immagine stereotipata con cui la società le ha identificate. La prima: un umile portinaia grassottella, trascurata nell’aspetto, silenziosa ed introversa, perennemente arroccata nella sua guardiola. La seconda: una ragazzina benestante, figlia di un ex diplomatico, imbronciata come una tipica adolescente della sua età.

Entrambe dissimulano. Renée nasconde i libri tra la spesa e lascia la televisione accesa per confermare alla poco fervida immaginazione degli inquilini il cliché della portinaia sciatta e ignorante. Lei stessa sbaglia volutamente qualche vocabolo e se le parlano di Kant assume uno sguardo vuoto e inespressivo. Ma, in realtà, Renée agli occhi del lettore (unico fortunato spettatore della sua vita) si rivela una fine conoscitrice di filosofia, musica – ascolta Mahler –, letteratura – conosce a memoria i romanzi di Tolstoj –, arte e cultura giapponese. Temendo di infrangere il tranquillo equilibrio che si è costruita, nasconde sotto la sua rude scorza le nobili passioni di cui si nutre.

Paloma, arguta dodicenne del quinto piano è un concentrato di intelligenza, che guarda il mondo con sagacia e freddezza e ha da tempo scoperto che la vita non è quello che le raccontano. Non servono sforzi, il futuro è già stabilito e da grandi si scopre di essere finiti intrappolati in una boccia per pesci rossi. Ma Paloma ha scoperto l’inganno e lascerà questa stupida pantomima prima di rimanerci impantanata. Solo al suo diario e, ancora una volta, ai lettori renderà nota la decisione di suicidarsi allo scattare del suo tredicesimo compleanno, dal momento che tutto quello che la circonda non le assomiglia, né la stimola in alcun modo. Sino ad allora continuerà a recitare il ruolo della classica ragazzina borghese imbevuta di sottocultura adolescenziale.

Due personaggi dalle storie parallele che, pur separati solo da qualche rampa di scale, potrebbero non incrociarsi mai se non fosse per l’arrivo del pigmalione di turno che saprà scorgere l’ “eleganza del riccio”. Monsieur Ozu, magnate giapponese in pensione, il solo che riuscirà a far cadere le maschere di Paloma e Renée e a favorire l’incontro delle loro affinità elettive.

Il libro di Muriel Barbery, caso letterario 2007 in Francia, è una miscela di leggerezza e umorismo, cultura e profondità che descrive con estrema raffinatezza il mondo aristocratico, snob, irritante della società borghese votata all’apparire e con altrettanta raffinatezza se ne prende gioco usando la carta del ‘doppio’ per i suoi ‘principaux protagonistes’.

 

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