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Con Marca Adriatica si lancia la nuova politica che pensa “glocal”

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Regione? No grazie, meglio la macroregione. Perché le parole d’ordine oggi sono superare e rimodellare i confini. E anche la politica si mette in gioco per crescerse e farsi più competitiva. La sfida sul tappeto, dunque, è quella della macroregione adriatica, ovvero il tema del secondo incontro che, il 13 giugno, Confindustria Pescara ha dedicato all’argomento.

Il convegno si chiama "Marca Adriatica. Abruzzo, Marche, Molise al futuro" e a fare il punto sono stati il presidente di Confindustria Pescara Enrico Marramiero, Enrico Rotolo, Presidente Terziario Avanzato Confindustria Pescara, il senatore Mario Baldassarri (Fli), presidente della Regione Molise, Michele Iorio e il presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Chiodi.

Fa piacere, in tempi di scontri ideologici come questo, che non sia rimasto senza “sponda” il discorso avviato qualche mese fa a Teramo dal capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Camillo D’Alessandro. A confermare che i progetti, quando valgono, sono in grado di superare divisioni e logiche di schieramento. Perché, come ha sottolineato lo stesso D’Alessandro: "Un'idea è buona solo se non rimane patrimonio di chi l’ha pensata ma diventa oggetto di cura e di approfondimento successivo, di altri, che diventano poi molti e che insieme consentono di trasformare quell’intuizione in accadimento".

Abruzzo, Marche e Molise prendono le reciproche misure. Si scrutano e si analizzano. Perché insieme potranno delineare i nuovi confini della Macroregione che verrà. La Marca Adriatica dovrà rappresentare una convergenza di territori, di istituzioni, di competenze che, se realizzata, potrà portare importanti cambiamenti anche nelle strutture produttive dando la spinta alla creazione delle eccellenze, migliorando il sistema bancario e quello infrastrutturale.

Un treno in corsa su cui salire senza esitazioni, soprattutto per l’Abruzzo. Una regione condizionata da una visione che l'ha sempre confinata in un “irreale” localismo. Quel particolarismo abruzzese additato da qualche studioso come una risorsa ma che, invece, si è rivelato un fallimento. Un processo difficile certo, perché nessuna macroregione sarà davvero tale se frutto solo di una elaborazione studiata a tavolino. E’ necessario ripensare e ricercare affinità produttive, economiche, commerciali, turistico-culturali che infine, valorizzino e non certo disperdano, i valori locali. Una sorta di ottimizzazione del territorio attraverso al quale è possibile realizzare un’economia dei costi e dei servizi.

Una rivoluzione realizzabile nell’Italia dei localismi e dei campanili? Di certo il modello regionale non ha dato i risultati sperati. Vale perciò la pena elaborarne uno nuovo. In che modo? Con un nuovo esperimento. Che potrebbe essere questo: pensare globalmente e agire localmente.

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