Con Rohani fregatura assicurata

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Con Rohani fregatura assicurata

15 Giugno 2013

Come sono andate le elezioni presidenziali in Iran? Bene a sentire Obama. In una nota della Casa Bianca, il Presidente dice di essere pronto a collaborare con Hassan Rohani per trovare una soluzione diplomatica sul nucleare. In Iran ha vinto appunto Rohani, il ‘riformatore’. Hanno perso i ‘falchi’ riuniti attorno alla guida suprema Khamenei e ad Ahmadinejad. E’ l’ora del ‘cambiamento’, visto che Rohani partecipò anche alle manifestazioni del popolo viola.

Le presidenziali ci dicono che in Iran cresce il non voto, sia tra gli oppositori laici sia nell’elettorato religioso e tradizionalista, per colpa della crisi economica che colpisce anche l’antica Persia. Eppure milioni di persone si sono mobilitate, sono andate a votare, e le presidenziali iraniane ancora una volta diventano l’arma perfetta per legittimarsi davanti alla comunità internazionale, mostrando all’Occidente che anche a Teheran esiste la regola dell’alternanza.

La verità è che la Repubblica Islamica non è uno stato democratico, è un regime teocratico figlio della Rivoluzione Islamica. La dialettica tra conservatori e moderati è soltanto il duplicato religioso di quanto accadeva nel Politburo sovietico, al posto dei gerarchi comunisti ci sono i mullah, neocon e teodem, divisi all’interno ma uniti nella difesa della Rivoluzione del ’79. Se avete dei dubbi basta guardare alla carriera di Rohani, dalle foto in cui siede dietro all’Ayatollah Khomeini all’appellativo di "Sceicco diplomatico", come lo hanno soprannominato i media iraniani.

Perché se è vero che Rohani è parte dello schieramento riformista che va dal presidente Khatami al presidente Rafsajani, che i mercanti e la borghesia vogliono l,a pace e chiedono soltanto di fare affari, è anche vero che il neo presidente è stato per 16 lunghi anni segretario del Consiglio Supremo della Sicurezza Nazionale. Rohani è il più celebre chierico-negoziatore sul nucleare e si fece apprezzare in Patria per il modo sottile con cui seppe condurre le trattative con l’AIEA dopo la scoperta del programma atomico di Teheran.

Là dove i falchi come Jalil, uscito sconfitto dal voto, hanno battuto i pugni sul tavolo e minacciato l’Occidente (Khamenei nell’urna ha mandato "all’inferno" gli Usa), Rohani ha sempre affrontato la questione del nucleare con apparente trasparenza e incredibile astuzia. Sembra perfetto per interpretare la parte dello statista che stringerà la mano tesa di Obama. Una tattica buona a ridurre la pressione internazionale contro il regime iraniano, allora come oggi.

Nel 2oo5, con il suo passo felpato Rohani permise all’Iran di completare il "nuclear fuel cycle" facilitando la rincorsa atomica di Teheran. Quando lasciò l’incarico di supernegoziatore, riscosse un meritato successo, nonostante le critiche dei falchi. Che hanno sbraitato, conquistato il potere, represso le proteste, ma al prezzi di restare isolati a livello internazionale e nel mirino dei cacciabombardieri israeliani.

Ora il blocco di potere uscito dalla Rivoluzione Islamica può stare tranquillo. Stai a vedere che con Obama alla Casa Bianca Rohani riuscirà in quello che non arrise ad Ahmadinejad, convincere l’America e l’Occidente sulla bontà del nucleare iraniano.