Con Sorrentino gli Usa premiano l’italiano caciarone
09 Marzo 2014
L’Academy americana incorona "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino come migliore film straniero. Gli italiani esultano, produttori e distributori si sfregano le mani perché un Oscar vuol dire più ‘appeal’ e maggiore possibilità di piazzare il cinema italiano all’estero. Il film in patria ha diviso critica e pubblico. Chi ha gridato al capolavoro, chi lo ha trovato pessimo. La verità, probabilmente, sta in mezzo. La pellicola è un’opera ambiziosa ma dal mediocre risultato ed è da menzionare per la strepitosa fotografia di Luca Bigazzi e la recitazione di qualche bravo attore – Carlo Buccirosso, Roberto Herlitzka, Pamela Villoresi (anche se quest’ultima ha l’aria di una che si sta chiedendo “che ci faccio qui?”) –, non certo per la prova di Toni Servillo che qui si perde in un’interpretazione macchiettistica sopra le righe che, francamente, ha stancato. Le poche idee sono banali e fini a se stesse e nel film spira un’aura di artifizio che fa sembrare tutto falso e pretestuoso. Ma agli americani piace vederci così: cialtroni, caciaroni, fannulloni e inconcludenti ed è per questo che ci hanno premiato. Allora, evviva Sorrentino, e evviva la Bellezza, anche se nel suo film è la tristezza che è Grande e avvolge ogni cosa.
