Con Summit nasce una voce di verità su Israele e il medioriente
15 Aprile 2011
di E.F.
Dopo i grandi successi partecipativi della maratona “Per la verità, per Israele”, organizzata da Summit e dalla Friends of Israel Initiative lo scorso 18 ottobre 2010 (da cui è scaturita un’iniziativa editoriale che ha raccolto gli oltre 63 interventi della maratona per le edizioni Eri Rai) e l’ottimo seguito – oltre 200 persone – dell’incontro sul futuro delle rivolte arabe dello scorso 22 Marzo – "Israele di fronte alle rivoluzioni del mondo musulmano: speranza o pericolo?" – l’associazione Summit ha finalmente incontrato il mondo istituzionale italiano. Fondata dall’attuale vice-presidente della commissione esteri della Camera, Fiamma Nirenstein, giovedì sera Summit ha mollato gli ormeggi di fronte a una platea di più di settanta persone tra donne e uomini delle istituzioni, giornalisti, professionisti e semplici cittadini, invitati a partecipare alla serata.
Summit è un nuovo centro di ricerca e divulgazione di politica internazionale, che concentrerà le proprie iniziative scientifiche e politiche sui tragici dilemmi di sicurezza che scuotono la regione mediorientale e con i quali il regime democratico d’Israele è confrontato. Alla serata di Summit hanno preso parte tanti uomini e donne delle istituzioni. C’erano il vice-presidente della Camera dei Deputati, Rocco Buttiglione, la sotto-segretaria alla Salute, Eugenia Roccella, l’ex sotto-segretaria agli Esteri e oggi deputata Pdl, Margherita Boniver, solo per citare alcuni. Questi tre esponenti in particolare hanno offerto il proprio sostegno pubblico con sentiti e partecipati interventi di fronte alla platea di invitati dalla neonata associazione. E poi interventi del direttore del Tempo, Mario Sechi, del presidente delle comunità ebraiche di Roma, Riccardo Pacifici, del sindaco di Salemi e prossimo conduttore Rai, Vittorio Sgarbi.
L’associazione Summit – e la comunità di persone che la animano – ambisce a offrire un nuovo punto di vista su Israele e riaffermare la verità su un conflitto che vede opposti lo Stato ebraico e le dirigenze palestinesi accanto ai governi della regione mediorientale tutta. Summit offrirà una voce indipendente, argine a quella frequente rappresentazione mediatica anti-israeliana – resa possibile da tv internazionali schierate, agenzie onusiane filo-palestinesi, elite culturali europee soi-disant progressiste invischiate di antisemitismo travestito da antisionismo – che vuole Israele Stato paria, assassino e colonizzatore. Israele è l’unica democrazia del medioriente e l’unica regime in cui il concetto di stato di diritto abbia un qualche significato nell’intera regione mediorientale. La nascita di Summit rappresenta, insomma, l’ennesimo sforzo – stavolta tutto italiano – in una battaglia culturale, prima ancora che morale, tesa alla riaffermazione di un degno principio di verità quando si parla della nazione ebraica. Summit combatterà la sua battaglia, con apporti scientifici independenti e autorevoli opinioni, dentro e fuori le istutuzioni. Ma soprattutto tra le elite nazionali italiane ovvero nella comunità dove le decisioni vengono assunte.
Ma il significato politico della nascita di Summit risiede soprattutto nello sforzo più generale di sensibilizzazione dell’opinione pubblica italiana messa sempre sovente di fronte alle implicazioni della questione mediorientale e al dramma dell’unica democrazia nella regione: Israele. Ma non sarà solo un canto su Israele: Summit ha infatti l’ambizione di cimentarsi anche su tematiche che hanno a che fare con i regimi dell’intera regione mediorientale, soprattutto in una fase politica come questa contraddistinta da forti, e spesso violente, pressioni dal basso nei regimi arabi. Come accaduto in Egitto e Tunisia per intenderci. Si tratta di rivolte libertarie che non hanno ancora meta certa. Quel che sappiamo è che si tratta di una o più generazioni di uomini e donne – tunisine, egiziane, siriane e arabe in generale – che stanno cercadno il loro spazio di libertà e democrazia all’interno delle loro società. C’è il rischio pero’ che queste rivolte che hanno portato a benefici risultati – come la destituzione di due autocrati come Ben Ali e Mubarak – rischiano potenzialmente di trasformarsi in regimi ancora più tremendi. Il caso iraniano resta, ahinoi, vivo monito. Anche le implicazioni delle rivolte arabe e i loro sviluppi, Summit ambisce anche a dare all’opinione pubblica nazionale un nuovo e più libero punto di vista sui grandi cambiamenti che negli anni a venire senza dubbio interesseranno la regione mediorientale tutta.
La battaglia per la verità è appena iniziata. Summit è nata per vincerla.
