Con un Pdl unito nella ricostruzione l’Abruzzo può guardare al futuro

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Con un Pdl unito nella ricostruzione l’Abruzzo può guardare al futuro

11 Febbraio 2011

di V. F.

"L’Aquila e la sua ricostruzione appartengono a tutta l’Italia". Ha esordito così Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del Pdl, ieri in visita nel capoluogo abruzzese. Il pretesto: parlare della ricostruzione della città, "la cui rinascita – ha sottolineato il senatore – rappresenta una priorità" e, soprattutto, ufficializzare la nomina di Enzo Lombardi, nuovo coordinatore cittadino del Pdl.

Ma la sala congressi gremita dell’Hotel Duca degli Abruzzi raccontava anche la storia di un’altra ricostruzione: quella del partito. L’orizzonte delle elezioni amministrative è, infatti, già a portata di sguardo e il Pdl sa che in gioco c’è il futuro. Ricostruire perciò è la parola d’ordine, ma su fondamenta più solide, così l’Aquila come il partito. “Ora saremo più uniti per trovare la linea di azione per la nostra città, che versa in condizioni drammatiche”, è stato il monito del neocoordinatore Lombardi. Ad ascoltarlo c’erano tutti: il presidente della Regione, Gianni Chiodi, il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio del Corvo, il presidente del Consiglio Regionale, Nazario Pagano. E ancora il coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone, il neoassessore Gianfranco Giuliante, Giuseppe Tagliente, Paola Pelino, i consiglieri regionali Federica Chiavaroli, Luca Ricciuti, Riccardo Chiavaroli, il vicecommissario per la ricostruzione Antonio Cicchetti. Ma numerosissimo era anche il pubblico: “Una testimonianza – per Lombardi – di quanto agli aquilani sta a cuore la rinascita della città”.

Ovvio che il discorso si sia concentrato in primo luogo sul futuro dell’Aquila. Con presa di coscienza dei problemi reali, ma anche con giuste concessioni all’ottimismo. Come quello di Del Corvo, secondo il quale “le cose stanno prendendo una buona piega e siamo a disposizione dei sindaci per accelerare i processi”. Si è appassionato, poi, nel suo intervento, il presidente Chiodi, che ha ripercorso un cammino non privo di ostacoli: “Un’eccessiva rissosità ha accompagnato le questioni legate alle macerie e ai piani di ricostruzione, sui quali finalmente è stata fatta chiarezza. Basta – è stato lo sfogo del governatore – con la storia che è colpa del Governo. I fondi ci sono, molte opere sono già finanziate, se ci saranno ritardi sarà colpa nostra, degli enti, dei soggetti attuatori. Qui stiamo facendo la storia e non possiamo sbagliare. Ma occorre fare comunità e finirla con le polemiche, spesso sterili”.

Il senatore Quagliariello ha ascoltato e confermato: “La situazione dell’Aquila non è di facile risoluzione. C’erano degli interventi straordinari da fare per l’emergenza e c’è una ordinarietà invece che non si può risolvere nello stesso modo e ha bisogno di tempo. L’Aquila ha bisogno di certezze, la ricostruzione è un processo, non si compie in un attimo. "Il governo ha agito bene nella prima emergenza, ma bisogna dirsi la verità: la situazione non è facile. Per guardare avanti c’è bisogno di stabilità politica". Nelle sue parole c’è stato tutto il senso dell’incontro. Ed è lui stesso che lo ha precisato, aggiungendo: “Abbiamo una scadenza precisa che è quella delle elezioni comunali. L’Aquila è l’ultima grande città che il Pdl deve conquistare”.

Una sintesi di ideali e di valori, dunque. Una ricostruzione che partendo materialmente dai muri della città deve continuare e completarsi in quella della politica e soprattutto del Pdl, che dopo troppe concessioni a una litigiosità a volte esasperata, deve tornare nel suo luogo di origine, tra la gente e al servizio della collettività. "L’Aquila oggi è più forte rispetto ad un anno fa", questo l’incoraggiamento di Quagliariello. "Completare la filiera, vincendo le elezioni, significa fare prima la ricostruzione ed evitare inutili incomprensioni, come le polemiche sui soldi che non ci sono".

Ricostruire e guardare al futuro. A ben vedere le due facce della stessa medaglia. Perchè il futuro della politica deve essere quello di tornare ad occuparsi dei problemi dell’Abruzzo. E ciò è possibile solo mandando in soffitta i personalismi e la difesa degli interessi “di pochi” a discapito di quelli generali. Pur tra difficoltà oggettive, in questi due anni, il governo regionale ha agito in questo senso, percorrendo a volte strade anche impopolari. Ma necessarie e per questo produttive. Occorre però maggiore unità politica e condivisione di obiettivi per varare quelle grandi riforme di cui, l’Aquila per prima, ma tutto l’Abruzzo, ha bisogno. E questo è il compito della politica, che deve essere sinonimo di concretezza e di operosità. Per lavorare c’è bisogno di un confronto serio. Ma per confrontarsi c’è bisogno di valori di riferimento e quindi di una identità politica in cui la gente possa credere e riconoscersi.