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Confermata l’incompetenza dei pm di Napoli sulla presunta estorsione al Cav.

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Martedì il giudice per le indagini preliminari, Amalia Primavera, si è dichiarata incompetente sull’inchiesta in questione e ha chiesto di trasferire tutti gli atti a Roma, basando la sua decisione sulle dichiarazioni fatte dalla segretaria del Presidente del Consiglio, Marinella Brambilla, e sulla memorie scritte dello stesso Berlusconi. La Procura di Napoli sembrava aver accettato il verdetto e, per bocca del suo capo, Giovandomenico Lepore, aveva fatto sapere che tutte le carte sarebbero state trasmesse al più presto all’autorità giudiziaria capitolina. Poi il colpo di scena, il ripensamento di Lepore.

Ieri, infatti, la Procura di Napoli comunica che ci sono elementi per continuare a procedere sulla presunta estorsione: di conseguenza presenta istanza al gip perché revochi la sua decisione. Lepore è convinto che, sulla base di nuove carte, che evidenziano ulteriori elementi di prova, non sia possibile stabilire con certezza il luogo di consumazione del reato. In conseguenza di ciò, e tenuto conto del fatto che gli indagati sono residenti in luoghi diversi, dovrebbe essere competente la Procura che ha indagato per prima, cioè quella di Napoli. Questa è la posizione dei magistrati partenopei che, tuttavia, ha incontrato nuovamente il muro del Gip Primavera. L'ultimo aggiornamento, infatti, è che la richiesta di annullamento dell'ordinanza sulla incompetenza territoriale della Procura partenopea è stata respinta. Anche se, in realtà, la questione resta ancora in sospeso, visto che si attende in proposito la pronuncia del Tribunale del Riesame, che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

Al di là dei prossimi sviluppi della vicenda giudiziaria, ciò che ha lasciato a dir poco perplessi sono state le insinuazioni, mascherate da un velo di ironia, del procuratore Lepore a proposito della disponibilità di Berlusconi a farsi ascoltare dai pm di Roma: "se il Presidente del Consiglio ha detto così vuol dire che a Roma non teme trappoloni". Poi la stoccata gratuita, tra le righe ma neanche troppo, ai colleghi capitolini: "L’ha detto anche Paolo Mieli: tutti vogliono andare a Roma quando hanno difficoltà giudiziarie". Il riferimento è a quanto sostenuto da Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera e attuale presidente della Rcs, durante la trasmissione televisiva Porta a Porta. Per Mieli, fatte salve le doverose eccezioni, "i magistrati della Capitale continuano ad essere grandi accoglitori di richieste che finiscono nel nulla". Tesi contestata, durante la stessa trasmissione, dal direttore del Messaggero, Mario Orfeo, che ha consigliato piuttosto di andare anche a vedere come sono finite molte delle inchieste frutto dell'iperattivismo dei magistrati napoletani: “Mi ricordo una su Berlusconi e Saccà - dice Orfeo - con tanto di intercettazioni, che s’è chiusa con l’archiviazione. E lo stesso vale per il centrosinistra:  la giunta Iervolino fu decapitata dagli arresti, un assessore si suicidò, ma l’indagine è finita nel nulla”.

La dichiarazione di Lepore è stata comprensibilmente accolta con un certo fastidio dalla Procura di Roma. Nonostante ciò, la linea dettata dal capo dell’ufficio, Giovanni Ferrara, è stata quella di evitare ulteriori polemiche, che non andrebbero a vantaggio del sereno e serio svolgimento dell'inchiesta. Neanche Giancarlo Capaldo, capo del pool antimafia di Roma, ha voluto commentare. Come non ricordare, però, l'intervista che ha rilasciato a luglio all'Espresso, dove in qualche modo ha anticipato la sua visione dei fatti: “la competenza non è solo un fatto burocratico, ma è un primo aspetto di legalità: svolgere indagini per cui non si è competenti è una forma di illegalità”.  

Vanno avanti, dunque, gli scontri e le polemiche su un'inchiesta condotta sui giornali ancor prima che nelle sedi giudiziarie. Il Pdl, da parte sua, ha già  presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia sul «ripensamento» di Lepore ("prima ha detto di adeguarsi alle decisioni del gip, poi ha fatto ricorso"), sollecitando l’invio degli ispettori ministeriali a Napoli. Intanto il fascicolo è stato girato a Roma ed è già sul tavolo del procuratore Ferrara. E' doveroso chiedersi cosa ci si possa ancora aspettare da una vicenda così colma di anomalie.

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12 COMMENTS

  1. Condivido pienamente lo
    Condivido pienamente lo spirito dell’articolo, i magistrati hanno il potere/dovere di applicare la legge, indipendentemente dal loro parere personale che inevitabilmente si forma nel pensiero di tutti.La terzietà dei giudizi costituisce uno dei principi cardine della nostra carta costituzionale ed i magistrati sono tenuti a rispettarlo anche e sopratutto per evitare e scongiurare giudizi arbitrari. Nessun escamotage quindi, nessuna furbata, ma solo applicazione della legge, solo così potrà dirsi rispettato quel principio spesso richiamato della legalità, solo così il processo sarà un processo “giusto” e non una caccia alle streghe.

  2. Mi piace molto perchè
    Mi piace molto perchè centra il punto in modo intelligibile anche perchè articoli di notizie del genere fanno la vera informazione.

  3. quest’articolo cerca di
    quest’articolo cerca di entrare ,in modo semplice,nelle dinamiche giuridiche con equilibrio

  4. Il premier,indubbiamente x
    Il premier,indubbiamente x vicende già note, è sotto l’occhio del mirino ma i pm ci marciano un troppo su questa questione. A mio parere dovrebbero esercitare il loro dovere secondo le competenze che vengono loro attribuite così com’è sancito dall’art.111 Cost.

  5. L’articolo fa capire davvero
    L’articolo fa capire davvero molto bene la situazione ed il succedersi degli eventi che talvolta, pur seguendo le note vicende dai tg, possono sfuggire. Così è tutto molto chiaro

  6. Concordo in pieno. E’ sempre
    Concordo in pieno. E’ sempre piacevole leggere gli articoli dell’ Avv. Raiola, una penna inconfondibile!

  7. Ottimo articolo,
    Ottimo articolo, complimenti.
    Spero solo che questo processo arrivi fino alla fine, indipendentemente da quale questa possa essere.

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