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Confindustria aspetta la primavera

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La corsa per la nuova presidenza di Confindustria se non è ancora apertamente iniziata, comincerà a momenti. In autunno scatterà la campagna elettorale vera e propria, per arrivare nella primavera del 2008 alla designazione ufficiale del successore di Luca Cordero di Montezemolo. In questa rubrica vi daremo informazioni e analisi di quello che sta succedendo

L’umore verso la presidenza uscente non è molto positivo. La sensazione diffusa è che alla fine Montezemolo abbia badato innanzi tutto alla sua immagine (e dei suoi amici, per non parlare del ritorno di centralità della Fiat). La mossa di togliere Innocenzo Cipolletta dalla presidenza dell’editoriale Sole 24 ore, poi, ha aperto ferite anche a sinistra; compreso nel cerchio più intimo dei vecchi amici (cedi Luigi Abete) ed è costata una bruciante bacchettata da parte di Giuseppe Turani.

La presidenza Montezemolo ha un vero punto debole. Gli inconsistenti  risultati nell’attività centrale di un sindacato di imprese: niente si è fatto per innovare un’obsoleta contrattazione nazionale e questo si paga direttamente in termini di una produttività che avrebbe bisogno di intelligenti politiche salariali e normative (innanzi tutto per quel che riguarda gli orari). Scadenti anche molti dei contratti realizzati nell’era Montezemolo, a partire da quello dei meccanici. Un po’ meglio la politica lobbistica: l’aver portato a casa la riduzione del cuneo fiscale, sia pure metà del previsto, è frutto della politica relazionale di Montezemolo (di cui ha fatto parte anche l’endorsment del Corriere della Sera per Romano Prodi). L’utile provvedimento peraltro è stato pagato con inasprimenti fiscali in tutti i campi e con rapporti difficili con le altre categorie datoriali.

Nel fine mandato di Montezemolo, le aperte manovre di governo e banche contro un imprenditore che era stato decisivo nel construire l’assetto della Confindustria di questi anni, Marco Tronchetti Provera, hanno reso il filoprodismo confindustriale ancora più doloroso.

Questo è il quadro in cui si giocherà la partita per la successione: i possibili eredi diretti, Alberto Bombassei o Andrea Moltrasio, sono in difficoltà. Anche se autonomi da Montezemolo, magari più legati a un mondo Fiat che con Sergio Marchionne è oggi sostanzialmente indipendente dal presidente   in carica, sono segnati dalla correspnsabilità della politica confederale degli ultimi quattro anni. Ancora di più, Andrea Pininfarina ormai uscito dalla gara perché le sue responsabilità sono primarie. Poche chance ha Andrea Riello, capo dei veneti, a cui Montezemolo ha fatto molte promesse per cercare di tenere buono il Nordest. Né al momento appare credibile una svolta di completa restaurazione con un ritorno di Luigi Abete, che pure conta molto nella struttura burocratica (anche per l’appoggio di Cipolletta), ha rapporti con Carlo De Benedetti, con la politica romana, e soprattuto con il potentissimo mondo della banche che tanto peso hanno (e hanno avuto nella successione di D’Amato). Qualche speranza ha Emma Marcegaglia, che non solo conosce bene la macchina ma ha anche contestato Montezemolo in questi ultimi mesi. E’ ben posizionato il (cauto) damatiano, mediobanchesco Giancarlo  Cerutti, tornato in auge e chiamato a governare la quotazione in Borsa del Sole 24 ore (un’altra delle poche cose condotte a termine da Montezemolo, anche se con un piano di governance che smonta certe ambizioni egemoniche del piccolo establishment). Quelli che hanno costituito l’anima dell’opposizione a questa presidenza (Diana Bracco presiidente di Assolombarda) e Giorgio Squinzi (presidente dei chimici) senza dubbio avranno un ruolo nella prossima campagna elettorale, anche se non si è capito ancora come lo vogliano esercitare.


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