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Confindustria marginale e confusa sulle pensioni

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L’asprezza delle alternative nella politica economica sociale dell’Italia, spiazza tutti i chiacchieroni a iniziare da Walter Veltroni per finire con Luca Cordero di Montezemolo. Ahimé! E’ l’ora in cui qualche decisione va assunta, per esempio se la spesa previdenziale, una delle due più alte di Europa, vada diminuita o no, e se questo sia possibile senza modificare l’età in cui si usufruisce delle pensioni di anzianità.

Si potranno tentare tutti i trucchi verbali, parlare dei bambini malati delle famiglie povere, invocare tutti i fare squadra eventuali, poi%2C però, si dovrà trarre qualche conclusione.

Confindustria arriva a questa scadenza avendo fatto male i compiti. L’enfasi montezemoliana nelle scorse settimane è stata posta su tutto: i metodi elettorali, le province da abolire, la bravura di Veltroni. Ma delle pensioni (a cui naturalmente non si poteva non accennare) si è sempre parlato con la bocca storta. Persino quella persona di buon senso che è Alberto Bombassei ha detto a un certo punto che lo scalone era troppo radicale: spostare l’età della pensione a 60 anni dando tre anni di tempo alle persone per prepararsi, sarebbe troppo radicale.

Il problema è – e le sfottiture su questo punto di Guglielmo Epifani e Gianni Rinaldini sono più che giustificate – che mentre il presidente della Confindustria sia pure, appunto, a bocca storta chiedeva l’innalzamento della pensione di anzianità, il presidente della Fiat aveva sotto banco trattatto con il governo durante la finanziaria perché si concedesse qualche migliaio di prepensionamenti all’azienda di Torino. Per la cronaca va ricordato che presidente di Confindustria e presidente della Fiat hanno stretti rapporti, si chiamano infatti tutti e due Luca Cordero di Montezemolo.

Ora arriva da Confindustria un’altra proposta quella di scambiare gli incentivi alle imprese con un taglio generalizato dell’Ires, l’imposta sulle società. La proposta di Montezemolo è stata accolta con un qualche sarcasmo da Pierluigi Bersani, che ha detto: benissimo datemi un elenco degli incentivi che volete abolire. Il beffardo ministro dell’Industria non solo sfotticchiava la proverbiale leggerezza sui contenuti di Montezemolo ma alludeva anche a uno degli incentivi principali dell’ultima finanziaria alle industrie, quello alla rottamazione delle auto (oltre che ai frigoriferi di Vittorio Merloni).

Nelle prime dichiarazioni montezemoliane si sente parlare di tagli alle tasse a chi investe in ricerca e a chi mira a espandere le dimensioni della propria impresa: non è male guardare con attenzione sotto gli slogan montezemoliani, per capire se si vogliano sostituire interventi a favore della platea di tutte le industrie con provvedimenti mirati innanzi tutto (se non solo) alle grandi imprese.

La base della ampia ristrutturazione dell’industria italiana, che ha sfruttato l’occasione di ripresa data dal ripartire dell’economia tedesca, è fondata su una politica che per cinque anni ha garantito provvedimenti verso “tutta” l’industria italiana: sia per quel che riguarda la pressione fiscale, sia per quel che riguarda la flessibilità del mercato del lavoro, rimediando ai pasticci pro “grandi” gruppi combinati nei cinque anni precedenti da Vincenzo Visco. Anche la Fiat, che pure dal governo di centrodestra ha goduto del necessario sostegno (sono state aiutate tutte le operazioni di ristrutturazione anche intervenendo con sostegni sull’ambiente torinese) è stata spinta a concentrarsi sul suo core business dal rifiuto governativo a politiche di privilegi particolari e distorcenti (come appunto i prepensionamenti). Così si sono poste le basi per la ripresa. Nella valutazione del mandato montezemoliano che sarà la premessa per l’individuazione del successore, si tratterà di capire quanto questa impostazione verso gli interessi di “tutti” gli industriali sia stata mantenuta. Comunque nelle discussioni di questi giorni con il governo Prodi ormai allo sbando, una certa marginalità di viale Astronomia fa pensare che qualche errore sia stato compiuto.

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1 COMMENT

  1. Confindustria e pensioni
    Il mio commento a riguardo è che non ci siamo nemmeno con questo argomento. Mi spiego meglio,
    la Fiat, quando andava male riceveva sempre soldi
    dallo stato (il contribuente partecipava alle perdite) quando andava bene, come adesso gli utili
    se li prendono gli azionisti (il contribuente
    non partecipa agli utili). Per cui alla fine la
    Fiat sarebbe “La mia ma solo auando perde e non
    quando guadagna” NON CI SIAMO.

    Poi c’è un’altro problema, Il Sign. Montezemolo
    ha messo in prepensionamento circa 3.000 lavora-
    tori (mi pare 7 anni prima) perchè non gli sevi-
    vano più e me li ha addossati a me povero cristo
    che non sono in pensione e devo pagare i contributi previdenziali per loro e a me vengono a dire che devo andare in pensione dopo.
    Almeno stiano zitti ci fanno pèiù bella figura!!

    Cordiali saluti.

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