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Confindustria sbugiarda Gentiloni e Padoan: “Nella manovrina evidenti aumenti di tasse”

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Se qualcuno pensava che il governo avesse detto la verità sul mancato aumento delle tasse con il varo della manovrina da parte del Consiglio dei Ministri, si dovrà ricredere. A rivelarlo è stato il Direttore Generale di Confindustria Marcella Panucci che, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato sul decreto di correzione dei conti pubblici, ha dichiarato che mentre “nel percorso di definizione del provvedimento si è spesso sostenuto che la preannunciata correzione dei conti sarebbe stata conseguita ricorrendo prevalentemente a misure di contrasto all’evasione fiscale, senza incrementare la pressione sui contribuenti, alla luce dei testi definitivi invece appaiono evidenti alcuni aumenti del carico impositivo“.

Un affondo, quello della Panucci, che sbugiarda Padoan e Gentiloni che nella conferenza stampa di presentazione della manovrina e del Def avevano annunciato festanti che “le tasse non sono state aumentate”. Ma non è tutto. Il Dg di Confindustria ha puntato il dito anche contro diversi adempimenti aggiuntivi contenuti nella manovra correttiva che, a suo dire, metteranno in difficoltà le imprese. Nel mirino, innanzitutto, l’estensione del cosiddetto split payment dell’Iva, cioè l’obbligo di versarla direttamente all’Erario invece che ai fornitori. Questo, ha ricordato la Panucci, “determina un finanziamento a tasso zero allo Stato da parte delle imprese, privando queste ultime, seppur temporaneamente, di una vitale liquidità“. E in merito, Rete Imprese Italia ha rincarato la dose evidenziando che “l’estensione del meccanismo dello split payment non può trovare motivazioni diverse che quelle del fare cassa”. Sicuramente “non può essere di contrasto all’evasione” perché, per fronteggiare questo problema, c’è già la fatturazione elettronica” ha detto il presidente di turno Cesare Fumagalli.

Dunque, nulla di nuovo sotto il sole. L’aumento delle tasse, contrariamente a quanto sostenuto dal governo, è cosa certa ed era stata annunciata già al momento di presentazione del Def da Unimpresa secondo cui “nei prossimi quattro anni le tasse saliranno di 77,3 miliardi e la spesa pubblica crescerà di 45 miliardi di euro”. In pratica lo schema fisso della politica economica dei governi di sinistra ovvero “tassa e spendi”. Ora Confindustria ha dato ulteriore conferma della strategia piddina di far passare sotto silenzio queste “misure impopolari” per non perdere ulteriori consensi.  E così, alla fine dei conti, a pagare sono sempre gli italiani.

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