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Confindustria, Squinzi: “Se crolla il nord Italia indietro di 50 anni”

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Roma, Auditorium Parco della Musica. Dal palco dell'Assemblea, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, lancia l'ennesimo allarme: "Nord sull'orlo del baratro, rischiamo di tornare indietro di 50 anni" . Squinzi parla chiaro: "L'obiettivo deve ora essere uno solo: tornare a crescere". Annuncia sostegno al governo Letta, "siamo dalla stessa parte" e spinge sulla questione giovani e lavoro: "La mancanza di Lavoro è madre di tutti i mali", chiedendo più flessibilità sul mercato. Sull'istruzione commenta: "Il conto della cattiva istruzione non lo pagano i cattivi docenti, ma i nostri giovani".

Per Confindustria l'Italia può tornare a crescere solo rilanciando il manifatturiero, che il vero cuore dell'economia, ma servono anche tagli alle tasse ("fisco punitivo e opaco), riduzione del cuneo fiscale, una riapertura del credito alle imprese. "Faccio collanti, sono abituato a tenere insieme i pezzi", dice Squinzi cercando di far rientrare le polemiche dopo le critiche di Guido Barilla. Il presidente difende Confindustria da chi la giudica una casta, "siamo il capitalismo reale" e invoca "regole e modelli di governo più leggeri e veloci, tagliando le spese improduttive e costruendo una rete delle intelligenze al servizio delle imprese". Sull'Europa Squinzi dice che è l'intero continenete ad essersi fermato e che le ricette adottate hanno aggravato la recessione e alimentato i populismi.

Il premier Letta, presente all'Assamblea, dice che la politica "ha capito in ritardo la lezione" e tra le altre cose fa sapere che il Governo è pronto a eliminare il finanziamento pubblico ai partiti. "Discorso condivisibile", commenta a proposito delle parole di Squinzi l'ad di ENI, Paolo Scaroni, che non rinuncia all'ottimismo. "Il Presidente di Confindustria ha opportunamente invocato l'Expo 2015 quale grande motivazione per innovare rapidamente l'Italia a partire dalle regole che norme e contratti dispongono sul lavoro", è il commento del senatore Maurizio Sacconi (Pdl).

"Cambiare la contrattazione significa che quote rilevanti del salario siano decise nelle aziende e nei territori in relazione ai risultati. Non servirebbero piccoli aggiustamenti tali da confermare il peso dei meccanismi centralistici. Le regole della rappresentanza devono garantire certezza e semplicità agli accordi locali senza sottoporli a controlli ideologici romani". Sacconi prosegue: "Occorre un atto di fiducia nell'automia dei lavoratori. Le correzioni alla legge Fornero devono essere comprensibili e tali da incoraggiare le assunzioni e la proroga dei rapporti a tempo definito. Possono essere sperimentali e verificabili nel giorno successivo all'Expo". "Anche le associazioni della rappresentanza di interessi, come la politica, sono chiamate a scelte coraggiose ed innovative".

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