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Conflitto di interessi, un boomerang per Prodi&C.

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Non è nemmeno arrivato in Aula ed è già stato affossato. Il pdl sul conflitto d’interessi, che da ieri è in discussione alla Camera dei Deputati sembra avere ormai imboccato un binario morto.

Sono bastati i primi interventi, dopo le prime votazioni sulle pregiudiziali di incostituzionalità in Aula, per capire quale sarà il futuro del progettodi legge. Messo in crisi dalla stessa Unione che proprio su quello che doveva essere il suo fiore all’occhiello adesso sta naufragando. Il primo colpo mortale è stato inferto dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che ieri mentre l’Aula discuteva sul provvedimento in Transatlantico ha senza giri di parola detto che sul ddl “l’Udeur si asterrà”. Ed infatti pochi minuti dopo la pattuglia dei deputati uderrini ha unito il proprio voto con i rappresentanti della Casa delle Libertà. Un fatto politico rilevante che secondo molti è legato ai contatti con Casini, da tempo ben avviati, e che porterebbero ad un’unica lista per le prossime elezioni europee del 2009. Per ora fantapolitica. Mentre quello che è reale è il defilarsi di Mastella legato soprattutto alla questione referendum-legge elettorale.

Il vero nodo per l’Udeur rimane le legge elettorale ed il referendum. E non a caso il ministro ieri spiegava in Transatlantico: “Risolvere il conflitto di interessi è un atto democratico, però va fatto con un’intesa generalizzata. Al momento vedo che sulla legge elettorale c’è un’intesa per fregare i partiti più piccoli, mentre quando si tratta del conflitto di interessi si esasperano i toni”. Ma se Mastella si ritira non rimane a guardare nemmeno Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, che precisa che se non arriveranno modifiche non voterà il testo del ddl. Sotto accusa, appunto, per l’ex pm “l’attuale formulazione della proposta di legge sul conflitto di interessi” con la richiesta dell’inserimento di “una norma che preveda l’ineleggibilità e quindi la non candidabilità in Parlamento dei condannati con sentenza penale passata in giudicato”. Poi l’aggiunta del principio “dell’incompatibilità per quelle persone che trovandosi in conflitto di interessi non rinuncino totalmente alla propria attività in modo diretto e indiretto qualora assumano un incarico di governo”. Ed infine “l’ineleggibilità di quelle persone che non si liberino del proprio conflitto sei mesi prima che si candidino”. Un vero giro di vite con il ritorno di alcuni temi, come l’ineleggibilità, e con la scomparsa del sistema del blind trust che avrebbe permesso anche a chi avesse proprietà, tali da creare conflitto d’interessi, di poter gestire incarichi di governo. Una precisazione che certamente farà piacere agli esponenti dell’ala radicale della maggioranza, in particolare Verdi e Rifondazione, che temeno il varo di un testo annacquato e molto blando.

Una situazione che quindi per ora mette il provvedimento in stallo e c’è già qualcuno che dice che il ddl potrebbe essere parcheggiato in attesa di tempi migliori. Soprattutto in attesa che la complicata vicenda sul CdA Rai si risolva e che venga presentato il ddl sulla riforma della governance Rai. Dispositivo che a detta di tutti dovrebbe avere la precedenza. Intanto però si fanno già i calcoli sulle possibili conseguenze di un testo forte sul conflitto d’interesse. A rischiare non sarebbe solo il cavaliere ma molti esponenti politici di maggioranza ed opposizione.

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