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Consigli a Bush per il suo ultimo anno da Presidente

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di Barry Rubin

Cosa può aspettarsi di riuscire a realizzare il Presidente Bush, attualmente in visita in Medio Oriente, in questo ultimo anno del suo mandato, mentre gli americani stanno iniziando a scegliere il suo successore? La risposta non potrebbe essere oggettivamente più chiara e soggettivamente più oscura. La distanza tra il Medio Oriente reale e quello percepito a Washington e dalle élite accademico-giornalistiche non potrebbe essere più grande. Tre rapidi esempi sono utili per meglio spiegare questo punto.

Primo, il vertice di Annapolis è stato salutato in America e in Occidente come un grande successo persino dai più acerrimi nemici di Bush (questo significa, certamente, che il vertice ha raggiunto il suo scopo primario, che non riguardava il Medio Oriente stesso.) Nella regione invece, meno di un quinto degli israeliani e dei palestinesi ritiene che la conferenza abbia avuto un qualche effetto positivo. Lì la gente di vertici ne ha già visti parecchi.

Secondo, negli Stati Uniti in molti hanno salutato con favore quella che sembra essere una de-escalation della pressione degli USA sull'Iran sulla questione nucleare.

Il risultato, però, è stato che gli Stati arabi del Golfo ne hanno tratto la conclusione che l’America è debole e in procinto di ritirarsi; di qui l’aumento dei loro sforzi per raffreddare la tensione con Teheran.

Terzo, lo stesso vale per la Siria, dove gli sforzi di Washington volti al dialogo hanno incoraggiato Damasco e demoralizzato i moderati libanesi che oppongono resistenza alla dominazione siriana.

Si può solo sperare che Bush e la sua amministrazione considerino gli effetti di quello che viene fatto in Medio Oriente. Ma i seguenti punti sono d’interesse non solo per gli Stati Uniti, ma anche per lo stesso Bush, cui vanno questi miei consigli:

- non promettere una soluzione del conflitto arabo-israeliano entro il 2008. Ciò non può accadere e le tue parole saranno usate nel 2009 per ridicolizzarti. Ricordati che il promettere troppo non crea un clima di fiducia, ma rende soltanto i radicali più desiderosi di sabotare i processi e porta i moderati ad un atteggiamento più passivo che sfocia nel disinteresse e per questo ti lasceranno solo a svolgere tutto il lavoro;

- utilizza la tua influenza sull’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e su Fatah per spingerli verso un cambio di direzione. Elargire miliardi di dollari senza nessun impegno come contropartita è una formula, non solo per sperperare denaro, ma anche per far sì che l’ANP venga soppiantata da Hamas. Esigi che l’ANP si attivi per fermare il terrore e la smetta d’istigare all’uccisione degli israeliani;

- mantieni il rapporto tra Stati Uniti e Israele non solo forte, ma anche su basi adeguate. Sacrificare le giuste necessità difensive d’Israele non ti renderà più amato in quella regione e sicuramente non renderà i radicali meno popolari o aggressivi;

- non t’illudere che Iran e Siria possano essere divisi, è un’idea assurda. Entrambi traggono troppi benefici dall’alleanza e, dopo tutto, pensano di essere vincenti. E’ inutile cercare, senza risultato, di manipolare quanti dell’Occidente sono molto più bravi nell’arte della manipolazione; il solo risultato che otterrai sarà il persuadere il prossimo presidente a concedere ancora di più in cambio di nulla;

- prima di lasciare l’incarico, proprio perché ritieni che la situazione in Iraq sia in via di miglioramento, inizia la transizione alla fase successiva. Lascia al suo successore le basi per proseguire la strategia. Se non lo farai, il prossimo presidente sarà probabilmente tentato di ritirarsi, per dimostrare che sta facendo un lavoro migliore;

- ricordati che l’Europa non è la stessa di uno o due anni fa, in particolare a seguito dell’elezione del Presidente francese Sarkozy, e tenuto conto della proficua collaborazione con Gran Bretagna e Germania. Gli Stati Uniti possono lavorare insieme all’Europa su una politica più severa nei confronti della Siria, dell’Iran, di Hamas ed Hezbollah, in un modo che non era possibile in passato;

- se il tuo obiettivo è quello di costruire un’alleanza con gli Stati arabi relativamente moderati (almeno rispetto alla Siria), non dimenticare mai che questi regimi faranno il meno possibile per aiutarti. E tieni a mente che è la loro propria sopravvivenza, e non il conflitto arabo-israeliano, a motivarli, nonostante ciò che loro (o il Dipartimento di Stato) possano affermare;

- non “svendere” il Libano per nessun motivo. Il governo libanese e i suoi sostenitori sono il regime più coraggioso e moderato nel panorama arabo di oggi. La sopravvivenza del Libano al di fuori del controllo da parte di Iran, Siria e Hezbollah è uno degli interessi più vitali degli Stati Uniti. E la caduta del Libano è la peggiore sconfitta che si possa subire nei prossimi anni in quella regione;

- mantieni la tua profonda convinzione morale che sia pericoloso e sbagliato trasformare terroristi guidati da ideologie aggressive attraverso metodi gentili e misure atte a costruire un rapporti di fiducia reciproca;

- non dimenticare che il possesso di armi nucleari da parte dell’Iran è lo scenario più pericoloso in Medio Oriente per gli interessi degli Stati Uniti. Non solo Teheran potrebbe utilizzare le bombe, ma un Iran dotato di armi nucleari potrebbe controllare la regione esattamente come avrebbe voluto fare Saddam Hussein se avesse mantenuto il Kuwait nel ‘91.

Agli occhi di molti, o della maggior parte del popolo americano, l’invasione dell’Iraq è stata un grosso errore, e ciò probabilmente troverà conferma nei risultati delle elezioni del novembre 2008. Ancor peggio, tutto quanto è stato imparato dalla fine della Guerra Fredda, dalla vittoria su Saddam Hussein nel 1991, dal fallimento del processo di pace arabo-israeliano, dall’11 settembre, corre il pericolo di essere dimenticato. Non deve essere permesso che l’avversione nei confronti dell’intervento in Iraq screditi la necessità di una politica forte che sia disposta a confrontarsi con le forze estremistiche e terroristiche. Per Bush, il miglior risultato sarebbe quello di essere ricordato come il Presidente che dopo l’11 Settembre si è assunto la responsabilità di porre una sfida alla nuova minaccia antiamericana. Adottare le peggiori idee dei tuoi nemici non ti farà guadagnare il loro rispetto e non aiuterà il Medio Oriente.

Traduzione di Francesco Perrone Capano

Barry Rubin è direttore del Global Research in International Affairs (GLORIA) Center ed editore del Middle East Review of International Affairs (MERIA) Journal Editor e dei Turkish Studies. Il suo ultimo libro è 'The Truth about Syria'.

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2 COMMENTS

  1. Bush un grande presidente
    Bush un grande presidente che ha scelto male i collaboratori.E un grande presidente non se lo può permettere.

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