Consigli non richiesti a Berlusconi 2 (versione “responsabilità”)

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Consigli non richiesti a Berlusconi 2 (versione “responsabilità”)

16 Settembre 2010

A pochi giorni di distanza mi sento di confermare la sostanza di quello che ho scritto nel primo dei “consigli non richiesti” a Berlusconi. So che citarsi non è elegante, ma questo è un blog personale e il peccato è veniale: in quell’occasione sostenevo che nella scelta tra una difficile campagna elettorale anticipata e un perigliosa navigazione parlamentare a “maggioranza risicata” verso l’ipotetico approdo di fine legislatura, per Berlusconi, era meglio la prima strada della seconda.

L’opzione parlamentare si sarebbe tradotta, qui cito: “in un teatrino della politica affollato e ingannevole, pieno di trappole parlamentari, verifiche, trattative, condizioni, scambi e ricatti. Un teatrino in cui nulla è ciò che appare, una macchina scenica che ha il solo scopo di confondere il Cav., sfinirlo e tenerlo lontano dalla ribalta, dal pubblico”.

Dopo settimane di roboanti minacce elettorali, Berlusconi sembra aver invece intrapreso proprio la strada che ci pareva meno adatta a lui. Le conseguenze di questa scelta – i “gruppi di responsabilità”, il mercato dei voti, le promesse e le smentite, la folla dei millantatori, i comprimari e le comparse balzati sulla ribalta – corrispondono più o meno a quanto avevo descritto e paventato.

Facciamo allora finta per un momento – ma solo finta – che Berlusconi abbia davvero accantonato la strada delle elezioni anticipate e proviamo una sorta di “refresh” dei nostri inutili consigli in questa prospettiva.

E’ una strategia profittevole quella dei “gruppi di responsabilità” allo scopo di dimostrare l’autosufficienza della maggioranza dopo la fuoriuscita dei finiani? A me pare di no e per varie ragioni.

A che scopo sostituire un gruppo di condizionamento (per non dire di peggio) con un altro. Forse che trattare con il neogruppo “sudista” di Calogero Mannino e appendici varie sarà più facile che con la compagine del presidente della Camera? Non si dovrà invece, anche con loro, questa volta in nome dei valori del mezzogiorno, della tutela del meridione, del sostegno alle istanze sudiste, cedere su cose in realtà molto meno nobili: posti, interessi, visibilità, garanzie elettorali, ecc? Forse che il governo non si dovrà sudare, a suon di concessioni e di arretramenti, ogni singolo votarello nello sforzo puramente dimostrativo di risultare autosufficiente dai finiani?

E ancora: immaginiamoci per un momento quale effetto potrà avere questa nuova ondata di retorica (e non solo) meridionalista sulla Lega. Berlusconi dovrà farsi, non in due, ma in quattro per tenere assieme Mannino e Borghezio, Cuffaro e Maroni. Per non parlare degli effetti elettorali al Nord (prima o poi le elezioni ci saranno) di una simile politica del governo. Tutti voti regalati alla Lega, come se non bastassero quelli che già si sono presi in oltre un decennio di “naturale” travaso.

Infine, e in un senso ancora più strategico e di prospettiva, se davvero l’intenzione di Berlusconi è quella di mettere insieme in uno stesso partito tutti i moderati italiani, è utile approffitare di una eventuale scissione anti-casiniana nell’Udc per rappattumare questo nuovo gruppo? Si tenta un riavvicinamento con Casini e nel frattempo lo si schiaffeggia portando sugli altari quelli che stanno per tradirlo? No, non ha molto senso.

Anche l’idea di rinunciare alla costituzione formale del “gruppo di responsabilità”, e di contare invece sulla garanzia di voti di rincalzo raccolti qua e là, non sembra portare maggiori vantaggi ed è soggetta alle stesse obiezioni.

Che fare allora?

Capisco perfettamente il grumo di risentimento che si è installato tra Berlusconi e Fini e so bene quanto conti il fattore personale in politica. Non solo i due non si sopportano più ma i rispettivi eserciti hanno contribuito a rendere inagibili le strade per un possibile armistizio: FareFuturo e dintorni da un lato e il Montecarlogate di Feltri e Belpietro dall’altro, hanno reso irrespirabile l’aria della tregua.

In politica però bisogna anche sapere, in ogni momento, soppesare i costi e i benefici. E’ vero, e l’ho scritto io stesso, che tirare la carretta del governo con il gruppo Fli messo per traverso non sarà facile e che i Finiani, dopo aver votato la fiducia sui cinque punti, faranno una guerra di trincea suo ogni singolo provvedimento. Ma non era forse la situazione molto simile anche quando i finiani erano dentro il Pdl? Pensate a quello che è successo sul testamento biologico o sulla legge sulle intercettazioni: mesi di trattative in commissione, discussioni infinite in Parlamento e sui giornali, accordi chiusi e sciolti nello spazio di un mattino, e poi non se ne è fatto nulla. Le cose non sarebbero molto diverse con il gruppo di Futuro e Libertà. Basta farsene una ragione e andare avanti muniti di pazienza. Se Berlusconi è arrivato a convincersi che la stabilità è un valore in sè, che arrivare al 2013 ancora in carica è un obiettivo per cui vale battersi, meglio gli alleati/avversari di sempre che farsene di nuovi, spesso poco raccomandabili.

Fini per di più non è pronto all’appuntamento elettorale e per rinviarlo dovrà spesso far buon viso a cattiva sorte. E’ probabile che dopo mesi di rodomontate si acconci ad una più quieta navigazione. Berlusconi avrebbe il vantaggio di non esporsi al rischio di perdere Palazzo Chigi ed esporsi alle immediate rappresaglie della magistratura e magari si farebbe in tempo ad approvare un lodo Alfano costituzionalizzato, o ancora meglio, la reintroduzione dell’immunità parlamentare.

E poi, nel 2013, chi avrà più tela tesserà.

Tutto, quanto sopra, ripeto, facendo finta, ma solo finta abbia davvero accantonato la strada delle elezioni anticipate.