Consigli non richiesti a Berlusconi e ipotesi sul futuro
07 Settembre 2010
Dopo l’intervento di Fini a molti analisti e commentatori hanno rivolto il loro sguardo a Silvio Berlusconi chiedendosi: “cosa farà ora?”. In effetti il presidente della Camera, in quella celebratissima occasione, non ha fatto altro che rimettere la palla nel campo berlusconiano per aspettare la contromossa.
E’ anche vero, come molti hanno osservato, che le opzioni in mano a Berlusconi non sono molte e tutte includono margini di rischi più o meno ampi. I retroscenisti più informati descrivono in queste un Berlusconi irresoluto, nervoso, che vuole e disvuole a seconda di come cambiano i suoi interlocutori. E’ plausibile che la situazione psicologica del premier sia questa. Annunci come quello di voler coinvolgere il Quirinale nel tentativo di far dimettere Fini da presidente della Camera, sembrano dettati proprio da una scarsa lucidità. Si tratta di colpi sparati a salve, fanno rumore, si fanno notare, ma non producono risultati apprezzabili.
A ben riflettere però, alla domanda su cosa debba fare Berlusconi non è difficile rispondere. Berlusconi deve fare Berlusconi, può farlo solo lui e lo fa con successo da oltre 15 anni.
Conosciamo il profilo della cosiddetta anomalia berlusconiana: un imprenditore di successo che davanti al crollo per mano giudiziaria della Prima repubblica e al rischio antistorico di una resurrezione del socialismo reale, si inventa un partito dal nulla e lo porta ripetutamente al governo, polverizzando decenni di politica ritualizzata e ossificata dal combinato disposto tra il fattore K e le ambigue pieghe del consociativismo. Un politico impolitico che rimedia ad errori, mancanze, conflitti, promesse incompiute, con un rapporto forte e diretto con il suo elettorato. Un popolo che ne coglie il tratto umano e ne apprezza la capacità immaginativa, perdonandogli d’impeto gaffes e incontinenze di vario genere perché in cambio ha intravisto la possibilità di un politica più aperta, più ariosa e più trasparente di quanto fosse stato prima del Cav.
Se Berlusconi è tutto questo, le opzioni per uscire dalla crisi politico-partitica in cui si trova dovrebbero escludere a priori quelli che lui stesso chiama “formalismi istituzionali”. Le trame di palazzo, gli accordi opachi, le trattative infinte sono per Berlusconi quello che la Kryptonite è per Superman, uccidono il suo carisma, lo allontanano dalla sorgente primaria della sua energia: le piazze, la gente, gli elettori.
Per questo Fini, con il discorso di Mirabello, ha invitato Berlusconi a fare da comprimario in un teatrino della politica affollato e ingannevole, pieno di trappole parlamentari, verifiche, trattative, condizioni, scambi e ricatti. Un teatrino in cui nulla è ciò che appare, una macchina scenica che ha il solo scopo di confonderlo, sfinirlo e tenerlo lontano dalla ribalta, dal pubblico.
I “moderati” del suo partito così come quelli di Futuro e Libertà, parlano di “opzione parlamentare” contrapposta all’opzione delle urne. Meglio questa, si dice, piuttosto che rischiare la via elettorale, a sua volta piena di incognite e di rischi, compreso quello di perdere le elezioni.
Ma per Berlusconi i rischi e le opportunità delle due opzioni non si equivalgono. Il lento sciorinarsi dei vertici, degli incontri, delle cene, dei patti, non è quello che il suo elettorato vuole vedere. Gli agguati parlamentari, la seduzione dei transfughi, gli aventini, le sfiducie pilotate non sono la trama preferita da chi lo segue da 15 anni sulle montagne russe del consenso. Berlusconi è animale da campagna elettorale, i bagni di folla lo ringiovaniscono, i comizi lo alzano di statura, le liste elettorali lo mettono di buon umore. Benchè non priva di rischi la scelta di andare al voto è la più “berlusconiana” delle opzioni.
Non dico che sia la migliore in assoluto. Forse se la situazione economica fosse diversa, se ci fosse spazio per una vera riforma fiscale, se ci si potesse permettere di sfoltire qualche tassa, se ci fosse sul serio un tesoretto da investire nella crescita, se rimanere al governo non fosse solo un tirare a campare, si potrebbero fare ragionamenti diversi. Forse se Berlusconi non fosse Berlusconi potrebbero esserci altre strade, altre alleanze, altri compromessi. Ma non è così.
Non si può chiedere ad un centometrista di correre la maratona. Certo anche i 100 metri si possono perdere, si può mancare il podio. Ma almeno si ha la certezza di arrivare fino in fondo e in piedi.
P.S. Un consiglio pratico: cancellare la riunione dei Probiviri che dovrebbe decidere l’espulsione di Bocchino, Briguglio e Granata. Non per la ragioni per cui lo chiedono i finiani: un pentimento; né per quella suggerita dalle colombe del Pdl: un segnale di distensione. Ma semplicemente perché non se ne sente il bisogno. Già i comitati di probiviri non sono uno spettacolo entusiasmante quando si occupano di comminare sanzioni e punizioni ai membri del proprio partito. Ma a che servono quando si tratta di giudicare esponenti che appartengono ormai in tutto e per tutto a un altro partito?
