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Consigliamo a Maroni il remix de “Il Leone del Deserto”

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In questi giorni ci siamo chiesti perché la Lega stia rischiando uno strappo di governo, forse insanabile, sulla guerra in Libia. Nella maggioranza si discute nervosamente dei raid italiani contra l'armata verde di Gheddafi e c'è spazio per una trattativa, il Cav. l'ha fatto capire ai suoi alleati. Ma il ministro Maroni ha commentato che ormai, in Italia, a difendere le ragioni del pacifismo c'è rimasta solo la Lega, visto che il centrosinistra, nella mozione che presenterà a breve, sembra aver accettato le ragioni dell'intervento esposte dal Pdl.

Ci chiediamo allora perché Maroni abbia questa posizione e da quale humus culturale venga fuori il rifiuto della guerra contro un dittatore avido e assassino. Ci siamo sforzati, ci abbiamo pensato e ripensato su, ma è stato un film, come spesso accade, a darci la risposta che cercavamo: "Il leone del deserto", girato agli inizi degli anni Ottanta da un regista libico, con due grandi attori del calibro di Antony Quinn e Rossano Brazzi. Il film, finanziato generosamente da Gheddafi, racconta le imprese anticoloniali del condottiero libico Omar al-Mikhtar (Quinn), che si batté contro l'esercito italiano prima della Seconda guerra mondiale. La pellicola, dai toni visceralmente anti-italiani, nel nostro Paese è stata censurata a più riprese, prima di essere mandata in onda da Sky. Ma è molto facile godersela su Youtube o in streaming.

Ed è proprio girando su Internet che abbiamo pescato questa rivisitazione del film libico, probabilmente diffusa da qualche simpatizzante o elettore leghista – ma la nostra è solo una supposizione –  che riassume le motivazioni ideali per cui i “verdi” padani non vogliono fare la guerra a quelli di Gheddafi. Nel remix del film, al-Mikhtar parla in veneto, e chiede agli oppressori dell'esercito italiano di avere scuole dove si parli veneto, di venetizzare l'elettricità e le materie prime, contro il centralismo, pardon il colonialismo, romano. Ci permettiamo di suggerire questo divertissement al ministro Maroni, come un esempio di “terzomondismo” leghista che fa bene il paio con il suo elogio del pacifismo.
 

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