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Consulta rinvia decisione su Italicum a dopo referendum

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La Corte Costituzionale ha rinviato ieri la sua decisione sulle questioni di costituzionalità sollevate rispetto all'Italicum. Il rinvio è avvenuto senza attendere l'udienza fissata per il 4 ottobre, ma con 15 giorni d'anticipo, per non interferire con la discussione politica che si è aperta sulle eventuali modifiche alla legge elettorale. La decisione di posticipare l'esame a nuova data è stata presa dal presidente Paolo Grossi dopo aver sentito il collegio dei giudici, ma l'incontro di ieri era stato preceduto nei giorni scorsi da una serie di confronti ristretti e di scambi di vedute tra i giudici. La decisione del rinvio è stata "largamente condivisa", spiegano fonti della Corte, anche se assunta direttamente dal presidente. 

Scegliendo di accelerare la decisione del rinvio, la Consulta evita il confronto tra le parti in udienza, dove le ragioni dei ricorrenti si sarebbero opposte a quelle dell'Avvocatura dello Stato, per conto della Presidenza del Consiglio, con l'effetto di incardinare il dibattito sull’Italicum. Posticipare la decisione sull’Italicum, infine, è una mossa che la Corte prende anche rispetto al referendum costituzionale: legge elettorale e riforme sono strettamente collegate, e una decisione della Consulta sulla legge elettorale avrebbe potuto favorire uno dei due fronti referendari. La Corte sembra quindi orientata a esprimersi sull'Italicum dopo il referendum.

"La Corte Costituzionale ha fatto un enorme, gigantesco favore al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sia in termini di immagine che di consenso, evitandogli una clamorosa bocciatura a poco piu' di un mese dal voto referendario", scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. “Andare al voto sulla riforma costituzionale con la bocciatura dell'Italicum da parte della Consulta sarebbe stato un 'bagno di sangue'”, prosegue Brunetta. “Una bocciatura che avrebbe minato esplicitamente anche la qualità e il merito delle riforme costituzionali, visto che provengono dalla stessa mano, dallo stesso governo...". La conclusione: "Siamo comunque certi che al referendum confermativo i cittadini italiani voteranno 'no' per mandare a casa Renzi e ripristinare la democrazia nel nostro Paese".

Per Miguel Gotor, della minoranza Pd, "la decisione della Consulta di rinviare l'udienza del 4 ottobre sull'Italicum è estremamente saggia. Qualunque tipo di pronunciamento infatti avrebbe inevitabilmente condizionato il dibattito sul referendum istituzionale, dando la stura a inopportune quanto infondate accuse di politicizzazione della decisione presa dalla Corte di cui non si avverte il bisogno. Ora la politica, a partire da Renzi e dal Pd, non ha più alibi e, se vuole veramente cambiare l'Italicum prima del referendum, ha l'occasione e il tempo per farlo". 

 

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1 COMMENT

  1. L’Italicum è incostituzionale
    L’Italicum è incostituzionale perchè in esso dall’entrata in vigore, cioè da luglio 2016, si dà già per scontato l’esito del Referendum costituzionale confermativo con l’eliminazione del bicameralismo perfetto e del Senato non elettivo: referendum che invece si terrà non prima di ottobre 2016 ed il cui esito è tutt’altro che scontato a favore del Sì. Cioè se dovesse vincere (come appare più verosimile) il NO al Referendum costituzionale, mantenendo il Senato elettivo e si dovesse andare subito a nuove elezioni, sarebbe, gioco forza, illegittimo e incostituzionale andare a votare con due sistemi elettorali differenti (con l’Italicum per la Camera dei Deputati e, molto probabilmente, con il Consultellum per il Senato), perchè l’Italicum non prevede un Senato della Repubblica elettivo. Un bel pasticcio, insomma! Ecco perchè la Consulta, secondo me, per togliere le castagne dal fuoco, forse pilatescamente, ha rimandato ogni decisione a dopo il Referendum costituzionale quando saranno gli italiani a pronunciarsi sull’incostituzionalità dell’Italicum, cioè sul Senato non elettivo.

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