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Conte, Casalino e la lezione di Trapattoni

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Se Giuseppe Conte non ha mai mostrato particolari slanci nei confronti di Vittorio Colao – da lui scelto come capo della cosiddetta “task force per la ripartenza” – lo stesso non si può dire di Rocco Casalino. Infatti, sulle colonne de Il Fatto Quotidiano, si legge la seguente dichiarazione del Presidente del Consiglio nei confronti del suo portavoce e capo dell’ufficio stampa: “Io non ho studiato da premier a differenza di tanti politici di carriera. Quando sono stato nominato non avevo neanche un account Facebook. A quel punto ho scelto i miei collaboratori e ho scelto i migliori, i più talentuosi. Ho scelto Casalino dopo aver parlato con lui. Io credo che un premier non debba circondarsi di yes men ma di professionisti che sappiano dare il loro contributo”.

La risposta dell’ex concorrente del Grande Fratello non si è fatta attendere, è stata affidata ad Instagrame recita:“Grazie, presidente… Quando si lavora tanto fa piacere che la propria professionalità venga riconosciuta da parte di una persona di cui si ha grande stima. Ma soprattutto dopo tanti insulti e minacce che ho ricevuto sul web quotidianamente – perché si ignora il lavoro che faccio e perché si giudica semplicemente con il pregiudizio – fa piacere ricevere complimenti”.

Dunque, come i migliori influencer – già che siamo in tema – il Presidente del Consiglio ed il suo portavoce gli apprezzamenti nei confronti dell’altro vengono diffusi attraverso social network e quotidiani, affinché tutti possano leggerli e commentarli.

Che i due si stimino, non c’è nulla di male. Anzi. E il punto non è nemmeno lo stipendio del buon Rocco, di cui tutti parlano – chi faceva la morale sugli stipendi, non eravamo certo noi…-. Il punto semmai è un altro. La comunicazione della Presidenza del Consiglio è roba seria. Serissima. Ancor di più quando ci si trova in una situazione di emergenza al pari di una guerra mondiale. La comunicazione – Rocco lo sa sicuramente – in tal caso da “ordinaria” diventa comunicazione di crisi. Questo passaggio, però, probabilmente non è stato compiuto fino in fondo. Il balletto di inizio marzo sulla chiusura o meno delle scuole, le ormai famosissime bozze degli altrettanto celeberrimi Dpcm fatte girare a mezzo stampa prima di diventare definitive, con marasmi annessi, riempire le giornate degli italiani di dirette Facebook annunciando provvedimenti vaghi prima ancora di metterli nero su bianco e per giunta con poche ore di preavviso per chi doveva capire se andare a lavoro o no. E, non da ultimo, l’annuncio del “possibile” taglio dell’Iva prima ancora di parlare con gli altri ministri (con annessi marasmi del mondo imprenditoriale e non solo).

Insomma, il meccanismo illusione/delusione è sempre deleterio, ma in tempo di crisi è per giunta pericoloso. La gente ha bisogno di risposte concrete. Le mezze misure e gli annunci ora non servono a nulla.

Ecco perché, Rocco e Giuseppi, forse, dovrebbero andare a scuola dal mitico Trap che amava ripetere come un mantra: “Non dire gatto, se non ce l’ha nel sacco”. Un principio di comunicazione di crisi niente male…

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