Home News Censis, in cinque interviste tutti i limiti di Conte

Quando l'onestà intellettuale è più forte dell'ideologia

Censis, in cinque interviste tutti i limiti di Conte

0
267

Cinque interviste nel corso di poche ore e tutte al vetriolo nei confronti di alcune scelte di sostanza operate dall’esecutivo giallorosso: se la giornata di ieri ha avuto un padrone, questo è stato il professor Giuseppe De Rita, presidente del CENSIS. Un Professore con la P maiuscola che ha ridimensionato con dovizia di particolari la narrativa del governo sulla pandemia, scaricando di fatto l’azione politica di Giuseppi e dei suoi alleati. De Rita è un sociologo di nota fama. La sua lettura non ha paletti. Un termine che ricorre spesso tra le cinque disamine è “paura”. Quella che il governo, secondo noi, non solo non è riuscito a stemperare, ma forse è persino finito con l’assecondare.

De Rita a Il Tempo ha chiarito non pensare al complotto. Nessuno, insomma, ci avrebbe voluto spaventare, minacciando un rischio sanitario che non c’era. Il problema semmai è alla base: “Il Governo ha comunicato. L’informazione non c’è stata”.  L’esempio portato è quello del bollettino quotidiano della Protezione Civile: da tempo sosteniamo che non avesse troppo senso. E per due ragioni banali: l’elencazione quotidiana fotografava e fotografa ancora una situazione venutasi a creare, tramite i contagi, almeno quindici giorni prima  rispetto all’annuncio; la freddezza dei numeri non è in grado di circoscrivere il quadro. Al limite – appunto – incide sulla percezione della tragedia non senza conseguenze.

Non serve sciorinare tutto la meccanica per certificare che la comunicazione è stata difettosa. Basti pensare che esistano dei tutorial pubblicati su Youtube da divulgatori scientifici che spiegano come interpretare i dati della Protezione Civile. Ecco, una comunicazione chiara e seria non ne avrebbe bisogno. Ma non è andata così e ce lo possiamo già dire. De Rita su ll Tempo parla di “numeri a caso”. Le evidenze non prevedono commenti. Passiamo oltre, perché il sociologo, che certo non appartiene al fronte populista, è andato anche oltre. Immortaliamo le principali considerazioni: lo statalismo non può corrispondere alla soluzione delle difficoltà economico-sociali; siamo governati da “eterni disoccupati”, così come sostenuto da Giulio Sapelli, che De Rita ha citato; è necessario un “esame di coscienza” da parte delle forze politiche per evitare che l’autunno si tramuti in un periodo molto complesso dal punto di vista della protesta sociale;  una larga critica ai virologi ed ai blocchi che sono derivati dalla supremazia di questo nuovo settore protagonista del contemporaneo. A De Rita hanno dato spazio anche La Verità, il Quotidiano Nazionale, il Quotidiano del Sud ed il Mattino. Su queste fonti si rintracciano le posizioni che abbiamo riassunto.

Le notizie, in questa storia, sono almeno due. La prima è questa: il fatto che Conte non abbia gestito per bene la fase pandemica sembra essere condiviso anche da emisferi istituzionali. E l’analisi di De Rita conferma questa sensazione. La seconda è che la parabola politica di Giuseppi, che qualcuno dà per appena iniziata, rischia d’incagliarsi prima ancora di manifestarsi. Perché se pure il cosiddetto cattolicesimo democratico – il filone che Conte pensa d’incarnare – tende ad attaccare il contismo, allora non si capisce chi dovrebbe sostenere questo fantomatico “Con-te”, la formazione cui dovrebbe aver già aderito il sempre-verde Bruno Tabacci, che è sempre un passo avanti ai tempi e che infatti ne ha già parlato con la stampa.

La critica di De Rita pare orientata dunque anche verso la supremazia della Comunicazione. E per chi vuole fare un po’ di retroscena. è complicato non notare come Conte si sia affidato, a livello comunicativo, a Rocco Casalino, che in molti sottovalutano, ma che è una mentre capace di dettare tempi e temi al buon bisogno. Rileggendo quindi le righe di ogni intervista, non si può non intravedere l’emersione di un dissenso, che è anzitutto di metodo prima ancora che di merito. Si vede bene: se fino a prima della pandemia Conte sembrava garantire capacità di sintesi alle istituzioni, ora sono gli stessi uomini delle istituzioni che iniziano a ragionare sui mesi che ci siamo lasciati alle spalle, e su quello che sarebbe stato meglio fare.

Giuseppi è ancora una figura buona per tutte le stagioni? Lui penserà di sì. La lista di coloro che la vedono al contrario inizia ad essere un po’ troppo affollata per esibire la sicurezza che abbiamo avuto modo di osservare nell’ultima, ennesima, conferenza stampa condita da promesse. Dice De Rita che “i ritardi degli aiuti favoriscono la rabbia”. Non ci vuole Otto von Bismarck per carpire la verità di questa affermazione. Eppure Conte continua a blaterare dell’Italia che sarà, dimenticandosi di quello che l’Italia oggi è, con le difficoltà che si palesano e la narrativa giallorosa che si sgretola ad ogni “faremo” pronunciato.

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here