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Chi ci ha capito qualcosa?

Conte va di supercazzola. Ma l’Italia avrà fame e poco da ridere

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Sei il premier di una nazione intera che vive una drammatica fase pandemica. Devi comunicare, con una certa sacralità, il transito dalla prima alla seconda fase. Le hai chiamate tu così. Non te lo abbiamo ordinato noi. E ora tutti si aspettano regole nuove. Un respiro, un sospiro di libertà, qualcosa che faccia intravedere un traguardo. Una serratura che scivola in direzione opposta a quella cui siamo stati abituati per la cinquantena. Sei il presidente del Consiglio ed hai l’occasione, anzi il dovere, di comunicare ai cittadini in maniera chiara quello che sta per accadere.

C’è una data: il 4 maggio. La conoscono ed ora spetta a te. Inizi. Sei teso e si vede. Tanto che fai le erre rotate per dire “party”. Sorvoliamo sul vezzo: dai che lo fai apposta! Dici quello che devi dire. Te lo sei preparato da professore modello. Anche se non appari convinto. Termini. Esci dalla tua stanza. Accendi un social qualunque, un mezzo di comunicazione a caso. Ti accorgi che la nazione che rappresenti non ha capito niente di quello che hai detto. Se non fosse tutto vero, sarebbe una commedia all’italiana. Una di quelle che il mondo ci invidia. Forse una delle poche cose di questo periodo che ha davvero le luci dei riflettori puntate addosso. Tu pensi che tutti ci guardino come ad un esempio. Noi crediamo che nel mondo, ora come ora, si rivedano volentieri Alberto Sordi. Un prodotto che garantisce sicura qualità. Non è vero caro Conte che il tuo “modello” è attenzionato all’estero. Il tuo “modello” non c’è. Si tratta più che altro di una direttrice sparpagliata. Una specie di retta ubriaca.

Si può uscire, dici, con le regole di prima, e quindi non si può uscire. Però poi apri i parchi, dove secondo le regole non si potrebbe andare. Perché le fattispecie indicate sono tre, e sono sempre le stesse tre: urgenze sanitarie, motivi lavorativi, ricongiungimento familiare. Questo, almeno, è quello che si deduce mentre parli. Perché non si capisce niente. Ad un certo punto hai detto qualcosa sul fatto che chi vuole bene all’Italia deve stare distante. Ti sembrava una cosa figa da dire. Una cosa molto cool. Ma non significa niente. Si tratta di fuoco fatuo. Slogan in salsa contiana cui siamo ormai abituati. Non hai parlato dei tamponi. Solo l’unica cosa che di sicuro funziona. E tu l’hai saltata di netto. Zaia forse ti sta antipatico. Andrebbero fatti a pioggia, ma la tua linea pare diversa. Però il tema ora sarebbe salvare le vite ed il sistema economico.

La scuola? Quell’emisfero non lo sa che fine farà nella cosiddetta fase 2. Non li hai citati. Hai fatto arrabbiare persino la Cei, che certo tanto nemica non dovrebbe essere. Le Messe sono assembramenti. Vero, caro Conte, come le celebrazioni dell’Anpi per il 25 aprile. Tutti gli assembramenti sono uguali, alcuni sono più uguali degli altri. Ti accorgi anche di questo. Correggi il tiro. Annoti dell’esistenza di un prossimo protocollo a mezzo nota di Palazzo Chigi. Forse non stai capendo niente neppure tu. E se fossi un uomo qualunque nessuno potrebbe stigmatizzarti. Ma sei il presidente del Consiglio ed hai saltato pure la parte in cui dici come, nel pratico, verranno tutelate le aziende italiane. Perché tanto ci pensa l’Europa. O almeno questa, da qualche giorno, sembra la speranza che hai riposto.

Una volta da queste parti era tutto un “faremo da soli”. Un po’ come quando eri amico di Matteo Salvini, che ieri non hai nominato, ma che magari ti è venuto in mente quando, pensando, ti sarai detto “ma a me, chi me lo ha fatto fare?”. Perché magari lo hai pensato. E forse, considerando tutto, è proprio un pensiero corretto il presunto tuo. Qualcuno conta i miliardi persi dal turismo per via dello stop. Lo sai, ma non ti ci soffermi. Chi ti ascolta può pensare che non ti interessi. Possiamo capire che tu non sappia bene come procederà nei sacri palazzi cui ti sei rivolto. Ma le persone meriterebbero qualche certezza in più. No?

Vai avanti di erre arrotata che fa tanto cool. Ormai sei un personaggio amatissimo perché te lo dicono i sondaggi. Forse non calcoli che nelle tragedie tutti si abbracciano al timoniere che si ritrovano. Poi però c’è un proseguo e di solito una fine. Converrebbe che lo calcolassi, ma per ora non sembra che tu voglia farlo. Continui così. Si può fare jogging. E si può salutare i congiunti. Tutti cercano sul vocabolario “congiunti”. Pochi acquistano scarpe da corsa. Sul web spunta un meme: no Conte, no Party. Una volta lì era tutta un’elegia contiana. L’effetto placebo è svanito. E l’ubriacatura da pomata pure.

Il tema è insomma come salvarsi la pelle in due sensi: in materia sanitaria ed in materia economico-finanziaria. Sono due ambiti che forse non ti hanno mai appassionato. Inserire “congiunti” nel decreto: quello sì che è contismo allo stato puro. Apprendiamo che le aree attrezzate per far giocare i bambini saranno chiuse. E allora cos’hai aperto? Pure Italia Viva, che nemici tuoi proprio non sarebbero, solleva qualche polemica. “Domani mattina nella nostra regione tante persone, grazie al nostro provvedimento, potranno avviarsi ordinatamente verso una parziale normalità: fare sport, uscire con un figlio, fare qualche lavoretto nella propria seconda casa o sulla propria barca in attesa di poterle di nuovo usare. Potranno coltivare qualche hobby, come andare a pescare da soli, o in bicicletta, o a cavallo, il cui benessere dipende anche dal suo movimento, dopo due mesi di stop nei box. Ristoranti, gastronomie, pasticcerie, pizzaioli ed artigiani potranno consegnare cibo da asporto nei loro locali”. Non sei tu a dichiararlo, ma Giovanni Toti, che decide più o meno di fare per conto suo. Forse non ti ha capito neppure lui e ha deciso di procedere lo stesso. Il discorso di Toti è composto di poche righe ma comunica con chiarezza più del tuo.

Forse ci devi pensare. Forse ti sta bene così. Non lo sai. Siamo alla ricerca di un “congiunto” che disveli la realtà per quella che è: un paese destinato alla povertà, che non capisce l’uomo che dovrebbe indicare la rotta, perché parla una lingua sua, che piace alla gente che piace ma non piacerà alla gente che avrà fame. Sì, Conte, la fame. Il “congiunto” che dovremo salutare senza rispettare le distanze. Perché a molti non ne concederà.

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