Home News Contrada chiede il rinvio della pena ma i giudici non rispondono

Contrada chiede il rinvio della pena ma i giudici non rispondono

0
5

“Il sottoscritto difensore del 76enne Bruno Contrada, detenuto nel carcere militare Santa Maria Capua Vetere, in riferimento all’udienza camerale del 10 corrente mese, non avendo ricevuto comunicazione di alcuna decisione da codesto tribunale, rilevato sussistere et permanere  pregiudizio imminente et irreparabile, causa condizioni di salute  gravi del condannato sollecita emissione chiesto provvedimento differimento pena aut detenzione domiciliare stop declino ogni responsabilità ipotesi infausta”.

In Italia anche i giudici vanno messi in mora, visto che alcuni di essi si dilettano con la barca a vela mentre dovrebbero stare a casa a curarsi il mal di schiena. E, per non sapere né leggere né scrivere (come si dice a Roma), anche l’avvocato Giuseppe Lipera ha preferito affidare a un telegramma dal suddetto testo ogni propria valutazione sull’incredibile comportamento del tribunale di sorveglianza di Napoli che da quasi quattro giorni non dà segni di vita dopo essersi riservato di decidere sull’istanza di differimento della pena presentata dallo stesso Lipera venerdì scorso.

Lipera, che nei prossimi giorni presenterà anche la propria istanza di revisione dell’intero processo dreyfussiano che ha visto soccombere definitivamente uno dei più stimati professionisti della lotta alla mafia in Italia per mano di chi proprio lui aveva assicurato alla giustizia, ieri ha anche ringraziato l’ex premier Silvio Berlusconi, a nome dello stesso Contrada, per le parole di affetto e di solidarietà rivolte dal Cavaliere sabato durante il meeting dei circoli azzurri. Lipera ha fatto notare che la solidarietà di Berlusconi si è aggiunta a quella di centinaia se non migliaia di altri comuni cittadini italiani che si vantano di non credere alla verità dei pentiti di mafia e di chi li ha manovrati.

L'avvocato Giuseppe Lipera ha anche ribadito in un

comunicato che la lettera da lui inviata al Quirinale era da considerarsi ”una implorazione-supplica e giammai una domanda di grazia, né poteva essere altrimenti per altro”.

“Non è assolutamente e categoricamente  possibile sollevare dubbi interpretativi sul contenuto formale e sostanziale, della mia lettera del 20 dicembre scorso -spiega polemicamente Lipera - inviata al  signor capo dello Stato Giorgio Napolitano e ricordo che il testo è presente sul sito www.brunocontrada.info”. L'avvocato penalista ha inoltre ricordato la lettera a lui inviata il 24 dicembre scorso dal giudice Loris D'Ambrosio, consigliere del Quirinale per gli affari di giustizia, e ribadisce che da quel documento risulta che “era stata rettamente interpretata fin dal primo momento da parte, quantomeno, degli uffici del Quirinale, la mia lettera: ribadisco implorazione-supplica e non domanda di grazia”.

Tutto ciò implica una vera e propria marcia indietro dello stesso Napolitano che in un primo momento aveva dato avvio all’iter della grazia presidenziale in maniera del tutto autonoma, ben essendo consapevole della lettera di Lipera e della sua valenza, e che oggi, pressato da Rita Borsellino, Giancarlo Caselli, Guido Loforte e Roberto Scarpinato, si è visto costretto a fare macchina indietro adducendo inesistenti motivi di procedura e di prassi. Ma, si sa, anche la grazia in Italia, pu%C3

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here