Contrasti e veti mettono a rischio il rapporto del Cav. con gli elettori

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Contrasti e veti mettono a rischio il rapporto del Cav. con gli elettori

17 Giugno 2008

Una luna di miele non può durare per sempre. Gli sposi, una volta tornati a casa, devono fare i conti con la quotidianità che spesso è ben lontana dall’idillio del viaggio di nozze. Stesso discorso vale per gli italiani e Silvio Berlusconi: il presidente del consiglio, come confermano i sondaggi, gode della piena fiducia del suo elettorato e non solo di quello.

Un consenso vasto e solido, ma che non va visto come un fenomeno paranormale. Anzi, come sanno bene anche negli altri Paesi, il presidente neoletto beneficia spesso di un lasso di tempo in cui tutte le sue scelte vengono accolte con favore e in cui gli si perdona anche qualche scivolone. Un periodo che può durare settimane, o forse mesi, ma che prima o poi vedrà il ritorno a un atteggiamento più critico nei confronti dell’operato del governo.

In questi giorni qualche preoccupazione comincia a prendere piede nel Paese, soprattutto a causa delle prime polemiche tra il premier e i suoi alleati. Gli italiani sono stufi dei veti incrociati che hanno caratterizzato le passate maggioranze di governo. Non è lontano il ricordo del precedente Esecutivo, con Romano Prodi costretto ad annaspare tra i “niet” che arrivavano, a turno, da tutte le parti della sua frammentata coalizione.

Berlusconi in campagna elettorale ha presentato un programma chiaro, fatto di impegni concreti. E nelle prime settimane a Palazzo Chigi ha messo in cantiere una serie di iniziative in tal senso. Ma molti progetti al momento sono ancora solo sulla carta o in fase di gestazione. Tasse, ripresa economica, sicurezza, rifiuti, intercettazioni, Alitalia, statali fannulloni sono tutti banchi di prova importanti sui quali il Cavaliere sta giocando la sua credibilità.

Non giovano, a tal fine, le resistenze della Lega su alcuni di questi punti caldi.

Il Carroccio ha già storto il muso in più di un’occasione. Su Alitalia, abolizione dell’Ici e immigrazione, Bossi e i suoi seguaci hanno chiesto garanzie al premier, rispettivamente riguardo il ruolo di Malpensa, il federalismo fiscale e il reato di clandestinità. Più spigoloso il confronto di queste ore sul pacchetto sicurezza: il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, si è rifiutato di inserire nel provvedimento nuove norme sul patteggiamento e di togliere la corruzione dai reati che possono finire sotto intercettazione. Altro scontro è quello tra An e Viminale sull’utilizzo dei soldati per l’emergenza rifiuti e la sicurezza nelle città.

È ovvio che le diatribe interne facciano irritare il Cavaliere. Anche perché stanno contribuendo al rilancio del tema giustizia visto sotto l’ottica, cara all’opposizione, dei provvedimenti ad personam per salvare il premier dai suoi processi.

Governo litigioso e clima di sospetti sono due insidie micidiali che possono far inciampare il premier sul percorso per il rilancio del Paese. E sono anche due ingredienti micidiali capaci di avvelenare il dolce rapporto con gli italiani, basato sulla convinzione comune che presto arriveranno risultati tangibili su tutti i fronti aperti.