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Contro Alfano non sanno più cosa inventarsi

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Il ministro Alfano stigmatizza nel modo più duro possibile la vicenda accaduta il 2 luglio scorso in un comune calabrese, dove durante una processione religiosa la statua della Madonna si sarebbe fermata, certo non miracolosamente, in omaggio al boss locale, un ergastolano.

Ma ormai sappiamo che Alfano non può aprire bocca che già qualcuno si alza per contraddirlo. Come certa stampa che, ritenendosi da sempre depositaria del legalitarismo, mischia mele e pere pur di sminuire il ministro e far credere ai lettori che la criminalità non sia combattuta come si deve.

Dà fastidio questo Nuovo Centrodestra in prima linea nella battaglia per la sicurezza. Il ministro Alfano che ricorda la scomunica di Papa Francesco ai mafiosi. La capogruppo alla Camera, un altro ex ministro, Nunzia De Girolamo, che chiede di fare chiarezza sulla vicenda. "Sembra una scena di Gomorra". 

Secondo il senatore Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir: "la battaglia per la legalità è spesso fatta di piccoli gesti, anche soltanto simbolici, ma che consentono grandi conquiste". La reazione dei Carabinieri presenti alla processione, dissociarsi e filmare la scena. Meritano un encomio.

Cosa fare allora davanti a tre personalità politiche del centrodestra, uomini e donne del Mezzogiorno, che parlano una sola lingua nella lotta alla mafia? Non resta che rimestare nelle polemiche gonfiate ad arte e regalarsi un'altra esperienza giornalistica degna dei migliori muckrakers.

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