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Contro Berlusconi la magistratura difende la fuga di notizie

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Ritornano i due pesi e le due misure nella giustizia disciplinare del Csm. Quando l’ufficio del pm di Catanzaro Luigi De Magistris e quello della Gip di Milano, Clementina Forleo fecero filtrare, rispettivamente, le intercettazioni su Mastella e Prodi nell’inchiesta “Why not”da una parte, e quelle dell’indagine sulla scalata alla Bnl da parte di Unipol riguardanti Fassino, D’Alema e il senatore Latorre dall’altra, vennero aperti due fascicoli a tutela delle parti indagate. E si sa come è andata a finire con i due magistrati scomodi che sono a un passo dal trasferimento.

Ora che invece la procura di Napoli fa filtrare su “Repubblica” le intercettazioni che riguardano Silvio Berlusconi e l’attuale capo di Rai fiction Agostino Saccà viene sì aperto un fascicolo da parte dell’organo di autogoverno della magistratura, ma “a tutela dei pm”.

Con le seguenti motivazioni: “Berlusconi ha paragonato i magistrati a un’armata rossa e Bonaiuti, il suo portavoce, ha fatto paragoni con il Cile di Pinochet”.

Come si legge nella richiesta depositata al comitato di presidenza, tra i commenti pubblicati questa mattina dai quotidiani “spiccano, affianco di critiche del tutto legittime ancorché aspre e radicali, espressioni gravemente ingiuriose e delegittimanti nei confronti dei magistrati preposti al procedimento” nel quale Berlusconi sarebbe indagato per corruzione e istigazione  alla corruzione.

I consiglieri tra le dichiarazioni prendono ad esempio proprio quella  rilasciata dall'ex premier secondo cui “l'armata rossa delle toghe si rimette in movimento”, nonché la dichiarazione del deputato di Forza Italia Paolo Bonaiuti per cui “la situazione italiana, a seguito di tale iniziativa giudiziaria è paragonabile al Cile del generale Pinochet”.

Quando invece uscirono le intercettazioni che riguardavano Mastella, e quelle su Fassino, D’Alema e Latorre, chi ricorda i commenti con cui vennero seppelliti De Magistris e Forleo dai diretti interessati, cioè gli indagati? De Magistris venne fatto passare per un esibizionista che dà sempre interviste e che commette gravi scorrettezze, la Forleo si è tentato addirittura di farla passare per pazza. Ma in quel caso il Csm non ha aperto alcun fascicolo a loro tutela, bensì a loro danno. E’ semplice: avevano indagato le persone sbagliate.

Oggi invece che il pm di Napoli sta mettendo sotto inchiesta “l’uomo giusto” il clima è cambiato. Anche quello lessicale.

Infatti ecco come hanno rovesciato la frittata dopo che lo stesso Berlusconi aveva fatto un esposto sulla fuga di notizie: hanno detto che tutelavano i pm e la loro inchiesta da chi ha denunciato la fuga di notizie. E per contentino hanno perquisito la casa del giornalista a cui prima qualcuno fra gli inquirenti deve aver passato la “dritta”.

A Palazzo dei Marescialli infatti si sottolinea che l'esposto dell'ex premier è stato lo spunto “per avviare una pratica di carattere  generale per valutare la possibilità di adottare proposte normative e organizzative per avere un effettivo segreto d'indagine”. Linguaggio per iniziati, quasi curiale. Che però nasconde varie insidie tra le righe. Ad esempio, dal Csm si è fatto sapere alle agenzie di stampa di “non avere il potere di intervenire sull'attività giurisdizionale dei magistrati” e neanche  di “inscrivere un parere sulla modalità delle intercettazioni”.

In compenso “il consiglio si fa carico di garantire la tutela  dell'indipendenza dei magistrati e il sereno svolgimento del loro lavoro rispetto a possibili attacchi eccessivi”.

Per la Forleo e per De Magistris queste delicatezze e così tante premure non si sono di certo viste.

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