Contro Berlusconi la magistratura difende la fuga di notizie

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Contro Berlusconi la magistratura difende la fuga di notizie

13 Dicembre 2007

Ritornano i due pesi e le due misure nella giustizia disciplinare
del Csm. Quando l’ufficio del pm di Catanzaro Luigi De Magistris e quello della
Gip di Milano, Clementina Forleo fecero filtrare, rispettivamente, le
intercettazioni su Mastella e Prodi nell’inchiesta “Why not”da una parte, e quelle
dell’indagine sulla scalata alla Bnl da parte di Unipol riguardanti Fassino,
D’Alema e il senatore Latorre dall’altra, vennero aperti due fascicoli a tutela
delle parti indagate. E si sa come è andata a finire con i due magistrati
scomodi che sono a un passo dal trasferimento.

Ora che invece la procura di Napoli fa filtrare su “Repubblica”
le intercettazioni che riguardano Silvio Berlusconi e l’attuale capo di Rai fiction
Agostino Saccà viene sì aperto un fascicolo da parte dell’organo di autogoverno
della magistratura, ma “a tutela dei pm”.

Con le seguenti motivazioni: “Berlusconi ha paragonato i magistrati
a un’armata rossa e Bonaiuti, il suo portavoce, ha fatto paragoni con il Cile
di Pinochet”.

Come si legge nella richiesta depositata al comitato di presidenza,
tra i commenti pubblicati questa mattina dai quotidiani “spiccano, affianco di
critiche del tutto legittime ancorché aspre e radicali, espressioni gravemente
ingiuriose e delegittimanti nei confronti dei magistrati preposti al procedimento”
nel quale Berlusconi sarebbe indagato per corruzione e istigazione  alla
corruzione.

I consiglieri tra le dichiarazioni prendono ad esempio proprio
quella  rilasciata dall’ex premier secondo cui “l’armata rossa delle toghe
si rimette in movimento”, nonché la dichiarazione del deputato di Forza Italia
Paolo Bonaiuti per cui “la situazione italiana, a seguito di tale iniziativa
giudiziaria è paragonabile al Cile del generale Pinochet”.

Quando invece uscirono le intercettazioni che riguardavano Mastella,
e quelle su Fassino, D’Alema e Latorre, chi ricorda i commenti con cui vennero
seppelliti De Magistris e Forleo dai diretti interessati, cioè gli indagati? De
Magistris venne fatto passare per un esibizionista che dà sempre interviste e
che commette gravi scorrettezze, la Forleo si è tentato addirittura di farla
passare per pazza. Ma in quel caso il Csm non ha aperto alcun fascicolo a loro
tutela, bensì a loro danno. E’ semplice: avevano indagato le persone sbagliate.

Oggi invece che il pm di Napoli sta mettendo sotto inchiesta
“l’uomo giusto” il clima è cambiato. Anche quello lessicale.

Infatti ecco come hanno rovesciato la frittata dopo che lo stesso
Berlusconi aveva fatto un esposto sulla fuga di notizie: hanno detto che tutelavano
i pm e la loro inchiesta da chi ha denunciato la fuga di notizie. E per
contentino hanno perquisito la casa del giornalista a cui prima qualcuno fra
gli inquirenti deve aver passato la “dritta”.

A Palazzo dei Marescialli infatti si sottolinea che l’esposto
dell’ex premier è stato lo spunto “per avviare una pratica di carattere  generale
per valutare la possibilità di adottare proposte normative e organizzative per
avere un effettivo segreto d’indagine”. Linguaggio per iniziati, quasi curiale.
Che però nasconde varie insidie tra le righe. Ad esempio, dal Csm si è fatto
sapere alle agenzie di stampa di “non avere il potere di intervenire
sull’attività giurisdizionale dei magistrati” e neanche  di “inscrivere un
parere sulla modalità delle intercettazioni”.

In compenso “il consiglio si fa carico di garantire la tutela 
dell’indipendenza dei magistrati e il sereno svolgimento del loro lavoro
rispetto a possibili attacchi eccessivi”.

Per la Forleo e per De Magistris queste delicatezze e così tante
premure non si sono di certo viste.