Home News Contro i ‘mali’ del Sud c’è bisogno di una politica che dia risposte concrete

l'Occidentale Puglia

Contro i ‘mali’ del Sud c’è bisogno di una politica che dia risposte concrete

0
13

Qualche sera fa a "Parla con me", la trasmissione di Serena Dandini in onda su Raidue, c’era ospite il giudice anticamorra Raffaele Cantone, autore di un libro intitolato I gattopardi, nel quale descrive la nuova mafia e, soprattutto, i nuovi mafiosi.

La nuova mafia non combatterebbe più le istituzioni, non pretenderebbe di essere uno Stato nello Stato, ma camminerebbe a braccetto con il potere pubblico, occuperebbe spazi, cercherebbe di fare affari. Per Cantone, in sostanza, i nuovi mafiosi non sono più quelli con la coppola e la lupara, ma è gente come tutti noi, che magari fa un lavoro rispettabile, ha una vita alla luce del sole e poi, invece, si vende alle cosche. Secondo Cantone in alcune zone la mafia attecchisce perché non c’è alternativa, perché riesce a risolvere i problemi meglio e più velocemente di uno Stato pletorico, lento ed inefficace.

Insomma, un’ottima analisi fatta, evidentemente, da un ottimo tecnico. Ma, come tutte le analisi tecniche, mancava di almeno un paio di elementi per essere, come dire, viva. Mancava cioè, da un lato, la proposta politica: come fare a cambiare questo stato di cose e a vincere, una volta per tutte, questa mafia irriconoscibile ed invasiva. Dall’altro, non c'era il confronto con il resto della società reale. I magistrati, purtroppo, spesso vivono un’esistenza blindata. Comunque non si rendono conto facilmente delle difficoltà che incontra la gente comune in un periodo di crisi sistemica come quello attuale.

Se si mettono insieme questi due elementi, ovvero la mutazione della mafia con le difficoltà incontrate dal tessuto sociale e produttivo, s’innesca una reazione chimica potenzialmente esplosiva. Se poi si aggiunge che la politica non dà risposte e, conseguentemente, non fornisce un futuro diverso a quella gente, il senso di ineluttabilità che traspariva anche dalle parole di Cantone diventa opprimente.

La middle class meridionale è dinanzi a un regresso spaventoso delle proprie condizioni di vita. Giovani professionisti sono condannati a un precariato perenne, magari alle dipendenze di vecchi leoni che non mollano fino alla morte. Gente che aveva cominciato una professione ricca e nobile dieci-quindici anni fa si trova, adesso, con un pugno di mosche in mano, magari piena di debiti, nell'impossibilità concreta di mantenere un’attività che non produce più e una famiglia che drena sempre più risorse. E’ la prima volta nella storia d’Italia che succede una cosa del genere. Anche durante le guerre, le classi medie hanno sempre mantenuto una speranza per il futuro, fondata sul loro sapere e sulle loro abilità. Oggi, quella speranza ce l’hanno ammazzata.

E con i giovani professionisti ci sono i commercianti, i piccoli imprenditori agricoli o industriali, anche i piccoli imprenditori edili. In pratica, la maggior parte del tessuto produttivo meridionale.

In queste condizioni, i giovani diventano prede estremamente facili per la malavita. Che ha soldi, risolve problemi, e ha bisogno di patenti di verginità che costoro hanno.

A questo punto, la soluzione non è tanto cercare di difendere l’esistente o chiedere sovvenzioni una tantum. Occorre indicare a questi giovani e meno giovani un’altra strada. Un nuovo rilancio. Farli tornare ad essere vivi, a credere nel proprio futuro e nelle proprie capacità di cambiare uno stato di cose insopportabile. La politica si deve far carico di questo. Deve guardare dritto in faccia il nostro futuro e dare risposte semplici e chiare.

Purtroppo, la nostra politica - soprattutto locale - spesso sembra andare in tutt’altra direzione. E’ miope, asfittica, non indica con certezza il futuro, ha paura di cambiare, cerca gli appoggi clientelari, sembra non avere più interesse ad investire nei giovani talenti. I grossi imprenditori sono saliti in cattedra con il potere del loro denaro (e dei loro debiti), sono scesi direttamente nell’arena. Non si investe più come una volta in un cursus honorum per politici seri e preparati. La politica post-ideologica del terzo millennio è dominata da affaristi senza scrupoli e da stakeholders in grado di orientare la pubblica opinione (e decine di migliaia di voti) con poco sforzo. Chi ha a cuore l’interesse del Paese, chi vuole salvare le giovani generazioni, chi vuol crescere i figli senza l’assillo di una vita che non può più permettersi, sembra semplicemente afono. Non è capace di farsi neppure sentire.

Dinanzi a tutto ciò, i grandi successi del governo nazionale nella lotta contro la mafia rischiano di essere ridimensionati da un sistema nel complesso incapace di dare risposte. Se non si brucia il terreno attorno alla mala pianta, ci sarà sempre qualcuno che prenderà il posto di chi viene arrestato. Qui a Sud c’è bisogno di una nuova politica e di una nuova speranza. Di uno Stato efficiente, rapido e poco costoso, di infrastrutture, di energia pulita, di lavoro e di sviluppo. Solo così si può battere una volta per tutte la mafia e con essa tutte quelle forze della conservazione che vogliono un popolo aggiogato e soccombente, che si limiti ad elemosinare favori, anziché lottare per i propri diritti.

 

  •  
  •  

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here