Contro il caro-prezzi serve una strategia liberale

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Contro il caro-prezzi serve una strategia liberale

27 Maggio 2008

Il precedente governo ha fatto ridere e preoccupare molti con Mr. Prezzi. Nascosto c’è l’intento di appropriarsi di una legittima competenza degli individui, ovvero decidere a che prezzo "tentare" di vendere ciò che si produce o rivendere ciò che si compra.

Murray Rothbard lo definiva "intervento triangolare", alludendo all’interferenza in una libera contrattazione tra due individui. Le conseguenze sono negative per entrambe le parti.

I più fiduciosi invece lo riconducono all’idea proto-marxista secondo cui è utile che i prezzi li gestisca lo Stato.

È stato sottolineato che la poltrona del Garante per la sorveglianza dei Prezzi non comportava nessuno stipendio aggiuntivo e quindi nessun costo per le finanze pubbliche. In realtà già dagli anni ’70 grazie al premio nobel Milton Friedman sappiamo che "non esistono pasti gratis"; così se Antonio Lirosi era già capo del dipartimento per la regolazione del mercato del ministero dello Sviluppo, avrà dovuto, quantomeno, sottrarre del tempo all’attività precedente, tempo e attività per il quale si viene retribuiti.
La nuova compagine governativa su questi temi non fa populismo ma sembra culturalmente succube. La strategia utile è quella liberale (liberista diranno i crociani).

Ed è doppiamente vincente, economicamente perchè proficua all’allocazione delle risorse e all’efficienza degli scambi; e politicamente perchè permette di distinguersi, dicendo ciò che un paese fatto di milioni di piccoli commercianti e imprenditori sanno già e attendono.

Il ministro Scajola comprenda l’importanza di un’azione di questo tipo, anche a livello culturale, anche nel lungo periodo. E speriamo di non vedere piu’ la Guardia di Finanza che corre dai commercianti attorno a S. Pietro quando aumentano i prezzi solo e soltanto perchè cresce la domanda, questi sono mercati contingenti e non esiste soluzione più efficiente.

Da qui al prezzo politico del pane, non illudetevi, il passo è breve e le conseguenze, come lo sono state allora, sarebbero ancora disastrose: diminuzione degli scambi, domanda insoddisfatta, calo della produzione, disoccupazione e parallelamente mercato nero, prezzi altissimi e scarsità del bene.