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Contro il caro-prezzi serve una strategia liberale

Il precedente governo ha fatto ridere e preoccupare molti con Mr. Prezzi. Nascosto c'è l'intento di appropriarsi di una legittima competenza degli individui, ovvero decidere a che prezzo "tentare" di vendere ciò che si produce o rivendere ciò che si compra.

Murray Rothbard lo definiva "intervento triangolare", alludendo all'interferenza in una libera contrattazione tra due individui. Le conseguenze sono negative per entrambe le parti.

I più fiduciosi invece lo riconducono all'idea proto-marxista secondo cui è utile che i prezzi li gestisca lo Stato.

È stato sottolineato che la poltrona del Garante per la sorveglianza dei Prezzi non comportava nessuno stipendio aggiuntivo e quindi nessun costo per le finanze pubbliche. In realtà già dagli anni '70 grazie al premio nobel Milton Friedman sappiamo che "non esistono pasti gratis"; così se Antonio Lirosi era già capo del dipartimento per la regolazione del mercato del ministero dello Sviluppo, avrà dovuto, quantomeno, sottrarre del tempo all'attività precedente, tempo e attività per il quale si viene retribuiti.
La nuova compagine governativa su questi temi non fa populismo ma sembra culturalmente succube. La strategia utile è quella liberale (liberista diranno i crociani).

Ed è doppiamente vincente, economicamente perchè proficua all'allocazione delle risorse e all'efficienza degli scambi; e politicamente perchè permette di distinguersi, dicendo ciò che un paese fatto di milioni di piccoli commercianti e imprenditori sanno già e attendono.

Il ministro Scajola comprenda l'importanza di un'azione di questo tipo, anche a livello culturale, anche nel lungo periodo. E speriamo di non vedere piu' la Guardia di Finanza che corre dai commercianti attorno a S. Pietro quando aumentano i prezzi solo e soltanto perchè cresce la domanda, questi sono mercati contingenti e non esiste soluzione più efficiente.

Da qui al prezzo politico del pane, non illudetevi, il passo è breve e le conseguenze, come lo sono state allora, sarebbero ancora disastrose: diminuzione degli scambi, domanda insoddisfatta, calo della produzione, disoccupazione e parallelamente mercato nero, prezzi altissimi e scarsità del bene.

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2 COMMENTS

  1. Un appunto
    Antonio Lirosi non ha mai avuto competenza nella determinazione dei prezzi dei beni al consumo. La sua attività è solo di sorveglianza e controllo, quindi chiamiamolo pure un osservatore impotente. Si, perchè non può fare alcunchè, anche nel caso vedesse una caffetteria che vende un cappuccino a 100 euro. Meglio così, indubbiamente, ma è doveroso fare questa precisazione senza la quale, si perde di vista il reale compito di Mr. Prezzi, ovvero il nulla più completo.
    Cordialmente,

    FG

  2. Concorrenza vera
    Il vero problema, che ogni italiano percepisce, riguarda gli accordi che produttori e venditori fanno tra loro a scapito dei consumatori. Guardate i panificatori… “Chi vende il pane a meno di 3,50 Euro è un crumiro.” Per non parlare di assicurazioni, banche, farmacisti, notai e ordini professionali vari. Ci vorrebbe una vera liberalizzazione alla Tatcher!

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