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Solo negli Usa un milione di malati

Contro l’Aids Obama non inventa nulla e copia Bush sull’astinenza

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Il presidente americano Obama segue le orme del successo suo predecessore nella lotta contro l’Aids. La settimana scorsa è stata presentata la nuova strategia nazionale per abbattere la diffusione dell’Aids negli Stati Uniti, una malattia che interessa più di un milione di americani e 33,4 milioni di persone nel mondo. “Il nostro Paese è a un crocevia”, ha scritto il presidente Usa nel messaggio di presentazione dell’iniziativa. “Proprio in questo momento, stiamo vivendo un’epidemia che richiede un rinnovato impegno, un aumento dell’attenzione pubblica e della leadership”.

Nonostante la diffusione del virus sia rallentata dagli anni ’80 in poi, circa sono circa 56mila gli americani che ogni anno contraggono l’Hiv. Per di più, circa una ogni 5 persone infettate non è a conoscenza del suo status. Per questo, la strategia si concentra su 3 principali aree: la riduzione del numero di nuovi contagi, maggiore accesso all’assistenza sanitaria e la riduzione delle disparità legate all’Hiv. “Per raggiungere questi obiettivi – ha aggiunto il presidente – dobbiamo dare una risposta più coordinata all’epidemia. Il governo federale non può farlo da solo, né deve. Il successo dipenderà dall’impegno del governo a tutti i livelli, del settore economico, delle comunità di fede, della filantropia, delle comunità mediche e scientifiche, delle istituzioni educative, delle persone affette da Hiv”.

Il nuovo piano si pone l’ambizioso obiettivo di ridurre i nuovi contagi del 25 per cento entro i prossimi 5 anni e di incrementare il numero di persone assistite visto che, secondo il rapporto della Casa Bianca, il numero di persone che convive con l’HIV è in crescita. Il tutto senza mettere le mani nelle tasche federali che, tra l’altro, ogni anno spendono già oltre 19 miliardi di dollari nei programmi nazionali contro l’Aids. Come? Concentrando le risorse sui gruppi più a rischio e puntando sul metodo più economico (e secondo molti il più efficace) per fermare il virus: l’astinenza.

Dopo 15 mesi di lavoro, conferenze e dibattiti organizzati in ogni angolo del paese, centinaia di esponenti della materia hanno messo insieme un rapporto che, in realtà, riprende le linee dettate dal PEPFAR (President’s Emergency Plan per la lotta contro l’Aids), la strategia avviata dall’ex presidente Bush per abbattere il virus nel mondo. Proprio all’ex inquilino della Casa Bianca – allora fortemente criticato dagli attivisti che lo accusarono di voler “evangelizzare” l’Africa nel puntare sull’educazione dell’astinenza e la monogamia – viene riconosciuto il merito d’aver ottenuto significativi progressi contro la diffusione dell’Hiv in Africa. “Il Piano d’Emergenza contro l’Aids avviato da Bush – si legge nel documento dell’Amministrazione americana – ci ha fornito importanti lezioni sulla lotta contro la diffusione del virus che possono essere applicate per abbattere l’epidemia anche negli Stati Uniti”.

In sostanza, il piano di Obama segue le principali raccomandazioni e direttive degli specialisti in salute riproduttiva e rafforza la linea adottata dal predecessore sulla promozione dell’educazione all’astinenza. La strategia mette in risalto infatti l’importanza di una maggiore educazione e, in particolare, “l’investimento su approcci biomedici e comportamentali scientificamente provati”. Per molti medici e studiosi, l’astinenza infatti è al top dei metodi per bloccare l’espansione del virus, secondo alcuni persino del 45 per cento. (Non a caso proprio in questi giorni è partita una campagna che invita gli africani ad astenersi dai rapporti sessuali durante un mese per poter ridurre i contagi e adattare il numero di contagiati alle risorse disponibili).

Il PEPFAR venne lanciato nel 2003 dal presidente Bush proprio quando la diffusione dell’Hiv stava lievitando nel mondo intero, e principalmente in Africa. In alcuni Paesi, il tasso di contagio era agghiacciante: una persona ogni quattro era stata contagiata dal virus. La conoscenza sociale della malattia e dei metodi per curarla era minima. I tassi di mortalità segnalavano cifre da spavento (attorno a 8mila al giorno). Il Piano di Bush comportò la rottura: 2,4 miliardi di dollari vennero stanziati in un anno (15 in totale) per prevenire la diffusione della malattia  attraverso il metodo ABC (“Abstinence, Be faithful, use Condoms”, ossia astinenza, monogamia e uso di preservativi), l’aumento dei test sull’immunodeficienza e la distribuzione dei medicinali antiretrovirali. 

“Gli Stati Uniti oggi stanno facendo di più per l’Africa di quanto hanno fatto un decennio fa” scriveva Nicholas Kristof sulle pagine del New York Times. Per Foreign Policy è stato grazie al sostegno di Bush che il PEPFAR divenne “il più importante piano di sostegno dell’ultima metà di secolo”. Per questo oggi sono molte le associazioni per la lotta all’Aids che hanno accolto la nuova strategia perché investe proprio nella direzione intrapresa 7 anni fa da Bush. Altri, invece, hanno criticato la nuova politica perché non sono state stanziate nuove risorse per frenare l’epidemia. In realtà, l’amministrazione Obama ha stabilito un aumento del 2,3 per cento delle risorse ma “visto il tasso d’infezione e l’inflazione” per gli attivisti i fondi non sarebbero sufficienti. 

Non sono mancate poi le critiche al sostegno dei gruppi minoritari di pressione. La nuova politica adottata dalla Casa Bianca, infatti, mira a ridurre gli sprechi e a deviare i finanziamenti verso le “categorie più a rischio di contagio”, ossia gli afroamericani, i gay e i bisessuali. Gli stessi gruppi che da tempo – e proprio nel periodo in cui Obama sta registrando il più basso tasso dei consensi – stanno esercitando forti pressioni per ottenere l’aumento delle risorse e che hanno anche protestato vivamente per il timido approccio del governo americano nei confronti della “Don’t Ask, Don’t Tell”, la legge che impedisce gli omosessuali dichiarati di servire nell’esercito. Michael Weinstein, Presidente dell’AIDS Healthcare Foundation, in un’intervista rilasciata alla CNN ha criticato il silenzio del presidente Obama fino ad oggi e l’intenzione di deviare i finanziamenti a gruppi particolari. “Non è affatto una buona idea mettere un gruppo contro l’altro. E’ una cosa non necessaria perché l’obiettivo dovrebbe essere quello di ottenere che tutte le persone sessualmente attive facciano il test dell’Hiv”.

L’annuncio della Casa Bianca arriva a meno di una settimana da un’importante scoperta di un gruppo di scienziati che potrebbe servire per sviluppare un vaccino contro l’Aids. Intanto che la scienza fa i suoi passi, non ci resta che sperare che anche le persone facciano la loro parte, assumendosi una maggiore responsabilità nella cura per se stessi e per il proprio partner. Anche, perché no, con l’astinenza.

 

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