Contro le risse tra Pm arriva il Super Procuratore
16 Gennaio 2009
Arriva il super procuratore. Una figura che oggi manca e che avrebbe il compito di mettere ordine nel caos delle Procure. Ad oggi infatti un profilo del genere non è prevista nel nostro assetto costituzionale. La proposta della legge costituzionale avanzata dai deputati del Pdl Giuseppe Calderisi e Gaetano Pecorella, (introduzione dell’articolo 107 bis della Costituzione concernente l’istituzione del procuratore di giustizia), va proprio in questa direzione ed è corroborata dagli echi ancora freschi che la guerra tra le procure di Salerno e di Catanzaro ha sollevato.
A detta dei due firmatari della proposta di legge, il problema sta tutto nell’eccessiva atomizzazione delle procure, dal loro procedere in maniera autonoma, senza, di fatto, un figura che controlli e supervisioni. Litigi, ritardi, eccessive spese per dare il via a delle indagine, contrattazione da parte dei singoli procuratori sul prezzo delle intercettazioni, avverrebbero perché le procure sono prive di un controllo superiore. Una proposta che ricalca quella che il giurista Piero Calamandrei fece quasi mezzo secolo fa in Assemblea costituente.
Questo super-procuratore, così come è stata subito ribattezzata questa figura, avrebbe, nel disegno di Pecorella e Calerisi, il compito di coordinare tutte le attività delle procure italiane e potere di indirizzo. Quindi dovrebbe, da un lato, coordinare e, dall’altro, fungere da anello di congiunzione tra il potere giudiziario e gli altri poteri dello stato.
Il super-procuratore non avrebbe invece il potere di inserirsi nelle singole indagini. Proprio per questo il disegno di legge presentato ieri alla stampa dai due deputati Pdl spiega come dovrebbe essere eletta questa “super figura”: attraverso la nomina da parte del Presidente della Repubblica al quale le due Camere dovrebbero offrire una rosa di tre nomi graditi ai tre quarti di tutti i parlamentari. Rimarrebbe in carica per l’intera legislatura, non sarebbe rieleggibile e dovrebbe presentare una relazione annuale in Parlamento sulla propria attività.
Oggigiorno una figura di questo tipo manca, gli uffici dei pubblici ministeri sono autonomi e indipendenti l’uno dall’altro, quindi non sono organizzati gerarchicamente. Ciò che è comunemente definito come "l’esercizio dell’azione penale", è assolutamente indipendente ed è di fatto sottratta a controlli gerarchici.
Il conflitto tra le procure di Catanzaro e di Salerno è l’esempio estremo di quali rischi possa correre un sistema di uffici che, in relazione all’esercizio dell’azione penale, funzionano e agiscono in modo autonomo e indipendente come singoli "monadi" giudiziarie. In questo modo si eviterebbe di avere magari una procura del sud che indaga su fatti avvenuti a Milano o a Torino e poi smista sui singoli uffici i risultati delle indagini.
Come spiega il professor Niccolò Zanon, ordinario di Diritto Costituzionale all’università di Milano, "al procuratore nazionale spetterebbe anche il compito di dare indicazioni sui criteri di lavoro nelle procure e di verificarne i risultati, come previsto dalle recenti riforme dell’ordinamento giudiziario". Infine, il procuratore nazionale avrebbe voce in capitolo anche su alcune tipologie di spesa della giustizia, come quelle per le intercettazioni.
Insomma, una figura nuova al passo con i tempi che, secondo Pecorella, possa far fronte "all’evoluzione della criminalità moderna". L’auspicio dei due deputati firmatari è che questa proposta di legge possa essere condivisa anche dall’opposizione.
