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Cordero e la guerra dei mondi

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E' triste vedere come un luminare del diritto perda il lume della ragione e della dottrina quando si fa vincere dalla passione e dall'odio politico. E' il caso quotidiano di Franco Cordero, un tempo insigne giurista.

Esemplare e quindi degno di nota è stato un suo recente articolo dedicato alla questione del Csm e del suo schierarsi contro la riforma dell'ordinamento giudiziario discussa in Parlamento. Finché Cordero strepita contro i suoi consueti bersagli c'è poco da dire: si tratta della solita miscela di malanimo e di volgarità. Ma è quando tenta di rimontare in cattedra che il professore fa maggior danno a se stesso a alla dottrina che aveva onorato.

L'articolo in questione sostiene, riferendosi alla ben nota e stracitata legge numero 195 del 24 marzo 1958, che il Csm «può, anzi deve interloquire in materia di giustizia, che gliel'abbia chiesto o no il Guardasigilli». Gli addetti ai lavori sanno che le cose non stanno in questo modo. Lo sa, si presume, lo stesso Cordero, ma gli serve di dire il contrario. Il Csm infatti può dare pareri solo su richiesta del Ministro: non ha senso parlare né di un 'dovere' di dare pareri (non previsto), né di pareri offerti di iniziativa del CSM stesso. La tesi di Cordero è dunque due volte sbagliata.

In primo luogo, se vi fosse un 'dovere' di dare pareri sui disegni di legge in materia di giustizia, ciò condurrebbe, per questi disegni di legge, a un procedimento aggravato di formazione della legge, di cui la Costituzione non parla (aggravato, cioè, dalla necessaria emissione del parere, che non vi sarebbe per i disegni di legge su altre materie). In secondo luogo, e come conseguenza, il parere del Csm è questione che si realizza nel solo rapporto tra il Consiglio e il Ministro della Giustizia, che ha il potere di attivare quel parere. In nessun caso il Csm può indirizzare le sue osservazioni e le sue critiche al Parlamento, tantomeno mentre esso è impegnato nella discussione di una legge. Mentre ciò è esattamente quello che stava per accadere.

Cordero è invecchiato e forse molti di questi semplici principi non li ricorda. Purtroppo è invecchiato male. Il 'berlusconismo' gli ha giocato un brutto scherzo.

Nell'articolo di cui parliamo paragona Magna Carta a un teatrino (a proposito, caro Cordero, Magna Carta si scrive senza l'acca. Oltre l'ortografia, faccia attenzione un po' anche alla verità storica) e il berlusconismo a un lunapark. E' il solito atteggiamento sprezzante e offensivo di certi professori che usano la cattedra come oggetto contundente. Ma anche lui potrà difficilmente negare che teatrini e lunapark qualche forma di contatto con la realtà la mantengono. I primi riproducendo, seppur in forme semplificate e grottesche, la condizione umana; i secondi come bisogno di evasione che sconta sempre, tuttavia, la seppur sottile consapevolezza che il giro di giostra, prima o poi, deve finire. Lui, invece, per colpa del 'berlusconismo', è cascato in un genere che dalla realtà prescinde totalmente: quello della fantascienza. E così è giunto ad immaginare complotti di ogni tipo, raffinate strategie tese a frodare la legge e, da ultimo, persino un possibile impeachement del Capo dello Stato.

Ripensando al suo antico garantismo di stampo anglosassone viene in mente un racconto fantastico dedicato a Sherlock Holmes e la sfida tra due mondi. E' un libro nel quale il detective inglese, con tutti i crismi del mito, si confronta con l'invasione della terra da parte di extraterrestri che ricordano, per la loro crudeltà, i berlusconiani di Cordero. Si tratta di letteratura dozzinale, un romanzo dell'Urania, nella quale l'unico interesse per il lettore è scoprire fino a che punto, alla pagina successiva, si spingerà il parossismo tra due generi tra di loro inconciliabili. Lo stesso interesse, insomma, con il quale il lettore che non ha smarrito lo spirito critico attende ormai il prossimo articolo di Cordero.

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