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Corea del Nord lancia un nuovo missile, Ban Ki Moon: “Provocazioni”

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Ancora un missile. Il regime comunista della Corea del Nord non si ferma e continua a lanciare missili nell'ambito del suo programma di esercitazioni militari. Secondo il ministero della Difesa sudcoreano il missile è stato lanciato verso il mare del Giappone. 

In una intervista all'agenzia di stampa russa Ria Novosti, il segretario generale delle Nazioni Unite  - Ban Ki-Moon - definisce una "provocazione" il lancio di tre nuovi missili da parte della Corea del Nord avvenuto nella giornata di ieri, ammonendo Pyongyang a non ripetere altri lanci e a riprendere i colloqui sul nucleare. Ban Ki-Moon ha incontrato a Soci il presidente Russo Putin e oggi è in visita a Mosca. "E' tempo di riprendere il dialogo e di placare le tensioni. Le Nazioni Unite sono pronte a fare la loro parte", ha detto il segretario generale, chiedendo alla Russia di usare tutta la sua forza di persuasione per rafforzare il dialogo con i nordcoreani.

Intanto arriva anche la condanna della Corea del Sud che sembra mantenere la posizione delle Nazioni Unite, parlando di "misure provocatorie" e chiedendo al regime comunista di riaprire il valico di Kaesong come primo gesto di un ritorno al dialogo. Ieri Pyongyang aveva lanciato tre missili a corto raggio finiti in mare, ma ciò che davvero preoccupa del regime è che i nordcoreani avrebbero a disposizione circa 200 rampe missilistiche, il doppio di quanto si credeva, secondo il Pentagono. 50 rampe potrebbero essere utilizzate per il lancio di missili a media gittata, 150 per quelli a corto raggio.

La Corea del Nord, un paese impoverito, allo stremo, continua quindi a spendere cifre colossali per il suo armamento. Fino adesso, l'amministrazione Obama si è affidata alle Nazione Unite che però, nonostante la presa di posizione odierna di Ban Ki Moon, non sembrano disposte a imporre misure di dissuasione sufficienti a far cambiare idea al regime tramite il Consiglio di Sicurezza. Secondo gli esperti, un eventuale attacco nordcoreano contro il Sud, implicherebbe sul campo la presenza di circa trentamila soldati americani.

Gli Usa dovrebbero reagire allo "stato sponsor del terrorismo" insieme alla Sud Corea e al tradizionale alleato dell'area, il Giappone. Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno dato vita a manovre militari congiunte con i sudcoreani ma si potrebbe fare di più, per esempio bloccando i porti nordcoreani, visto che il regime ha bisogno di cibo, medicine, e altre merci essenziali per il Paese. Sarebbe anche possibile, con l'appoggio di Europa e Cina, isolare economicamente i comunisti al potere, per esempio facendo pressioni su aziende e multinazionali che operano ai confini delle due Coree o con Paesi limitrofi come Taiwan. Infine, scatenare una tempesta mediatica che faccia capire ai nordcoreani che il regime li sta portando alla rovina oltre ad averli isolati a livello internazionale.



 

 

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