Coree. Iniziate le esercitazioni militari a Seul, la Cina si propone per mediare

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Coree. Iniziate le esercitazioni militari a Seul, la Cina si propone per mediare

28 Novembre 2010

La Cina si propone come mediatore nella crisi fra le due Coree, mentre la tensione nell’area rimane molto alta. Oggi sono iniziate, come previsto, le esercitazioni navali congiunte fra Stati Uniti e Corea del Sud nel mar Giallo: 4 giorni di manovre navali e aeree con l’obiettivo di mandare un forte segnale alla Corea del Nord dopo il bombardamento della settimana scorsa sull’isola sudcoreana di Yeonpyeong, che ha provocato quattro morti.

Alle esercitazioni partecipano 10 navi da guerra, fra cui la portaerei americana a propulsione nucleare George Washington. Le manovre si svolgono lontano dal conteso confine marittimo fra le due Coree, in un’area 150 chilometri a sud di Seul, davanti alla città costiera di Taean. Subito prima dell’inizio delle manovre, Pyongyang ha diffuso un duro monito sull’agenzia di stato Kcna: "Risponderemo con un brutale colpo militare ad ogni provocazione che violi le nostre acque territoriali".

Secondo l’agenzia stampa sudcoreana Yonhap, la Corea del Nord ha posizionato missili terra-terra sulle rampe di lancio e posizionato missili terra-aria nell’area di confine. Nell’atmosfera di tensione, il suono di colpi d’artiglieria in Corea del Nord ha spinto le autorità sudcoreane a ordinare ai residenti di Yeonpyeong di scendere nei rifugi. L’allarme è cessato dopo 40 minuti, ma ormai riguarda pochissime persone. Dei 1700 abitanti, la maggior parte sono stati condotti per precauzione sulla terraferma e sull’isola ne rimangono solo 20. Le autorità hanno anche chiesto ai giornalisti di abbandonare l’isola, perchè non possono più garantire la loro sicurezza.

Unico Paese a mantenere uno stretto legame con Pyongyang, la Cina sta cercando di proporsi come potenza in grado di risolvere la crisi. Pechino, che ha espresso preoccupazione per le manovre navali, ha annunciato la prossima visita in Cina di un alto esponente nordcoreano, Choe Te Bok, presidente dell’Assemblea Generale del Popolo. Choe arriverà martedì, una settimana esatta dopo l’attacco all’isola di Yeonpyeong e rimarrà 5 giorni, su invito dell’omologo cinese Wu Bangguo. Pechino propone una sessione d’emergenza del dialogo a sei, che coinvolge le due Coree, la Cina, la Russia, gli Stati Uniti e il Giappone. Secondo Pechino non si tratta di riprendere il dialogo interrotto sul programma nucleare nordcoreano, ma di una consultazione di emergenza fra i sei paesi, da organizzare ai primi di dicembre a Pechino "per scambiare opinioni sulle principali questioni che preoccupano le parti".

Ma Seul ha già risposto di non essere interessato a riprendere il dialogo a 6, sottolineando che il problema è il comportamento bellicoso di Pyongyang. Il vice capo di gabinetto giapponese, Tetsuro Fukuyama, ha affermato che Tokyo: "Affronterà la questione con prudenza, cooperando con Corea del Sud e Stati uniti". Il consigliere di Stato cinese Dai Bingguo è arrivato ieri a Seul, mentre il ministro degli Esteri di Pechino, Yang Jiechi, ha avuto ieri conversazioni telefoniche con i colleghi russo, giapponese, americano e sudcoreano, oltre che con l’ambasciatore della Corea del Nord. Il segretario di stato americano Hillary Clinton ha esortato la Cina "a chiarire che il comportamento nordcoreano è inaccettabile". Ma Pechino, che non ha formalmente condannato il comportamento di Pyongyang, risponde che "l’obiettivo pressante è portare la situazione sotto controllo e prevenire il ripetersi di simili incidenti".