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Coronavirus, Barack attacca Trump e il presidente risponde: «Obamagate!»

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L’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, a testa bassa contro l’attuale capo di Stato Usa, Donald Trump, anche se non lo cita direttamente, sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso da coronavirus. «More than anything, this pandemic has fully, finally torn back the curtain on the idea that so many of the folks in charge know what they’re doing»; insomma, «più di ogni altra cosa, questa pandemia ha infine totalmente alzato il sipario sull’idea su ciò che sanno a proposito di quanto stanno facendo le tante persone che sono in carica», ha detto Obama, durante il primo dei due discorsi virtuali di sabato scorso, rivolgendosi a dei laureati. Detto diversamente, per Obama la pandemia da coronavirus avrebbe messo in luce la mancanza di una leadership politica durante la crisi, definita anche «anemica». Di più: «A lot of them aren’t even pretending to be in charge», ha aggiunto Barack, «molti di loro non fingono neanche di essere in carica». Stoccate all’attuale amministrazione repubblicana, da parte del democratico Obama, che ha deciso di appoggiare Biden nella corsa alle presidenziali di novembre, contro Trump. Bontà sua – si fa per dire – Obama, poi, nel prosieguo del suo discorso, ha rimarcato come la pandemia «would have been bad even with the best of governments», come a dire che il Covid 19 avrebbe dato del filo da torcere «al migliore dei governi». Ma non è detto che questo non lo sia, come lo era il migliore dei mondi possibili pensato da Leibniz, anche se è abbastanza probabile che il «il più strano di tutti i mondi possibili», per citare Thomas Carlyle, forse sia stata proprio l’America di Obama, la quale se da un lato rimarcava il suo interessamento nella tradizionale area della

Nato, dall’altro i suoi tentativi di politica estera erano indirizzati verso una maggiore influenza sui paesi bagnati dall’oceano Pacifico. Un’era geologica fa, in un mondo ora molto diverso. Tutte accuse di inefficienza, che Trump ha liquidate, tra gli ultimi dei suoi tweet, con un lapidario «Obamagate!», dopo aver retweettato un cinguettio di Elisabeth Harrington – portavoce del partito repubblicano – polemico contro la stampa e contro Obama. Tra l’altro, già prima di sabato, Obama aveva sferrato un’invettiva contro la presidenza Trump, sempre a proposito della gestione della risposta sanitaria al coronavirus, definendola «disastrosa e caotica», ricordando di aver lasciato un piano per far fronte ad una possibile epidemia: un piano di cui aveva negata l’esistenza Mitch Mcconnell, il leader Gop in Senato, salvo poi ammettere, qualche giorno fa, di aver sbagliato.

Un atteggiamento, quello di Obama, che vìola quanto tradizionalmente riconosciuto – da tutti e due gli schieramenti politici, repubblicano e democratico – e rispettato: un basso profilo politico da parte degli ex presidenti, come tuttora osservato dai democratici Carter, e, in parte, anche da Clinton, oltre al silenzio assoluto di G.W. Bush. Un nervosismo che Obama tradisce, probabilmente a causa della vicenda legata all’ex consigliere di Trump alla Casa Bianca, Michael Flynn, coinvolto nel cosiddetto Russiagate, e per il quale, si è saputo giorni addietro, ben dodici funzionari dell’allora amministrazione Obama – compreso Biden – non si capisce a quale titolo, abbiano chiesto, al tempo, il cosiddetto “Unmasked”, lo smascheramento di colui che si era intrattenuto con dei colloqui con membri dell’amministrazione russa, appunto poi risultato essere Flynn. Tutte accuse, quelle di aver tramato affinché la Russia agevolasse la campagna elettorale scorsa di Trump, archiviate, proprio in virtù di quanto accertato da un giudice federale, ovvero che si sia trattato di un tentativo di incastrare Flynn e, indirettamente, lo stesso Trump. Negli Usa si parla di ipotesi di «abuso di ufficio» per i membri dell’amministrazione Obama, tra i quali figura anche l’ex capo dell’Fbi James Comey. Ma la risposta di Trump, alla presunta inadeguatezza del suo governo dichiarata da Obama – riferendosi alla reazione al coronavirus dell’attuale presidente Usa – è stata, concretamente, quella di realizzare un piano di rilancio economico “monstre”, fino a raggiungere, comprendendo le agevolazioni fiscali per aziende e imprese, una massa di denaro pari a 650 miliardi di euro. Un fronte polemico, inoltre, è anche aperto nei confronti dell’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, che, secondo Trump, sarebbe responsabile di aver tenuto un atteggiamento troppo condiscendente con la Cina, a proposito della diffusione – ritardata – dell’allerta sul coronavirus.

Tant’ è che Trump ha deciso dapprima di azzerare qualsiasi contributo all’organizzazione sanitaria, salvo poi annunciare, l’altro ieri, la possibilità di un parziale ripensamento. Ad un giornalista della Fox ha detto di star valutando l’ipotesi di tagliare fino al 10% sui finanziamenti finora erogati. Nel biennio che si è concluso nel 2019, gli Stati Uniti hanno dato un contributo all’Oms pari a 893 milioni di dollari, secondo i dati dell’organizzazione mondiale della sanità, con l’amministrazione Usa che ha poi precisato che, nel solo 2019, ha fornito all’Oms 453 milioni di dollari. La Cina, invece, ha versato meno di 86.000 dollari durante quel periodo. Anche se, negli ultimi mesi, Pechino sembra aver aumentato i finanziamenti all’organizzazione, in seguito della pandemia, dando notizia di ulteriori 50 milioni di dollari di contributi in arrivo. Sarà questo, il motivo, come dice il presidente Usa, per il quale l’Oms pare abbia taciuto informazioni importanti sul coronavirus? Intanto, per il momento, probabilmente vi sarà un 90% in meno da parte degli Usa, all’Oms, per raggiungere, al ribasso, proprio quanto finora ha versato la Cina.

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