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L'analisi

Coronavirus: far ripartire il Paese è possibile, ma serve un nuovo boom economico

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Proviamo a fare un esercizio. Ipotizziamo che l’emergenza sanitaria determinata dal Coronavirus sia agli sgoccioli e che il nostro Paese non sia più considerato zona protetta ma un’area in cui poter circolare liberamente senza limiti e restrizioni. In altri termini, proviamo ad immaginare una nazione in cui si torna a vivere dopo che, per un certo periodo, sono state congelate le più normali abitudini: prendere un caffè al bar, andare dal parrucchiere, vedere gli amici, abbracciarsi e baciarsi. Ci troviamo dunque in una situazione di normalità, mentre quella precedente veniva definita straordinaria. Che succede? Cosa cambia rispetto al passato? Da un punto di vista economico, l’abbattersi del Coronavirus sull’Italia può essere visto come il diffondersi di un fattore cosiddetto esogeno, cioè un fattore estraneo al sistema e non dipendente da esso. Si tratta di una variabile che agisce indipendentemente da altri elementi, generando non poche ripercussioni sulla nostra economia. Quest’ultima era ferma quasi allo zero già prima dell’emergenza Covid-19; attualmente si registra una stagnazione – dovuta anche dal fatto che non è possibile muoversi (e quindi spendere) liberamente – tendente ad una recessione. Le cose potrebbero cambiare nel momento in cui il virus venisse definitivamente debellato e i nuovi contagi risultassero pari a zero ( è quello che sta attualmente accadendo nella cittadina di Codogno). Va da sé che uno scenario così definito avrebbe delle ripercussioni positive sulla nostra economia: le restrizioni alla circolazione cadrebbero, i limiti di orari per pub, bar e ristoranti non sarebbero più validi e così via.

Ovviamente, non basta che un divieto venga meno per dare una sferzata concreta ad un’economia in stato comatoso. In questo caso entra in gioco un altro fattore: quello che gli economisti chiamano fiducia. La popolazione nella sua interezza inizia a valutare in maniera positiva il nuovo clima sociale istituito (la fine del Coronavirus) e la propensione ai consumi di conseguenza inizia a crescere. E’ quanto già accaduto nell’Italia del secondo dopoguerra: la gente, dopo aver vissuto in un clima belligerante, riacquistò fiducia ed ottimismo e tornò a spendere. Anche in quel caso, l’abbattersi della guerra sul nostro Paese può essere visto come un fattore estraneo al sistema nel suo complesso (fattore esogeno). John Maynard Keynes era solito affermare in maniera ironica che “nel lungo periodo siamo tutti morti”, rispondendo così a chi criticava l’applicabilità dei suoi modelli. Ma cosa vuol dire esattamente questa frase? Keynes voleva dire che il lungo periodo non è molto affidabile vista la sua incertezza; pertanto l’unica cosa che possiamo fare è affidarci al presente piuttosto che porre attenzione a certi modelli economici che, proiettati in un tempo troppo lontano, non hanno basi solide. Dunque, una volta che l’emergenza Covid-19 sarà rientrata, ognuno di noi faccia la propria parte per far ripartire l’economia. Non si guardi al futuro, ma al presente. A quel presente che attualmente, a causa del diffondersi del virus, stiamo vivendo adottando misure restrittive. Quando tornerà il sereno, non facciamoci trovare impreparati: la Storia sta lì a dimostrare che un nuovo boom economico è possibile.

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