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L'analisi

Coronavirus, militari in trincea con scarpe di cartone

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Italian Army officers stand by as they inform residents at the entrance of the small town of Vo' Euganeo, Padova, 24 February 2020. Under the shadow of a new coronavirus outbreak, as Italy took drastic containment steps as worldwide fears over the epidemic spiralled. ANSA/NICOLA FOSSELLA

Oltre a medici ed infermieri, a fronteggiare l’emergenza Coronavirus ci sono anche le forze dell’ordine. Militari, carabinieri, personale dell’Esercito e della Polizia, agenti della Polizia penitenziaria e uomini e donne della Polizia Locale. Si tratta di un segmento della società che, quotidianamente, con il proprio operato, cerca di garantire la nostra incolumità e la nostra sicurezza. Questo chiaramente succede sempre, non solo in tempi in cui si deve gestire una fase straordinaria come quella che stiamo attualmente vivendo. Tuttavia, accade che troppo spesso le forze armate sin qui citate vengano tirate in ballo quando si deve correre ai ripari – emergenze, calamità naturali, terremoti e via discorrendo – e lo si faccia utilizzando una retorica che, per certi versi, appare fuori luogo.

Spieghiamo meglio. Sembra cioè che i militari, in quanto chiamati ad assolvere i loro doveri, siano obbligati a svolgere qualsiasi cosa, senza tener conto del fatto che, oltre ad essere persone, rivestono ruoli che, nella maggior parte dei casi, sono rischiosi. Il loro impiego su tutto il territorio nazionale, per non parlare poi delle missioni in territori stranieri, dovrebbe essere seguito da un adeguato stanziamento di risorse economiche in grado di consentire a chi lavora di svolgere adeguatamente il proprio mestiere. Invece tutto questo non si verifica. La categoria dei militari e delle forze dell’ordine ha a che fare con stipendi miseri, da fame; gli straordinari ad essi assegnati sono briciole in confronto al lavoro che svolgono. Perché – sia ben chiaro – difendere la nostra Nazione non è un gioco da ragazzi. Prendiamo ad esempio il caso della pandemia da Coronavirus e le restrizioni imposte alla cittadinanza italiana dal governo Conte.

Ogni giorno tutti i corpi militari sono impegnati nel far sì che le norme che delimitano gli spostamenti siano rispettate, che ci si sposti solo per necessità, salute o lavoro. Che insomma tutti dichiarino il vero e non incorrano in sanzioni. Purtroppo sono molti i casi di chi cerca di aggirare la legge, di chi vuole fare il furbo facendosi beffa di chi indossa una divisa. Tutto normale? Proprio no. Eppure, negli ultimi tempi, l’apparato militare – poliziotti, carabinieri e così via – hanno subito tagli alle loro retribuzioni, come è avvenuto nel comparto della sanità che oggi, in piena emergenza Covid, si cerca di risanare. Ma la cosa che più lascia interdetti e senza parole è che a medici, infermieri, militari tutti viene chiesto di andare in trincea senza le dovute precauzioni. Scarseggiano infatti guanti in lattice e mascherine, dispositivi indispensabili per chi si pone in stretto contatto con il prossimo. Come è possibile fronteggiare una guerra se non si hanno a disposizione le armi necessarie?

Monsignor Santo Marcianò, che a partire dal 2013 è ordinario militare per l’Italia, ogni giorno raccoglie le “confessioni” di chi si trova al fronte o in trincea, impegnato in una battaglia senza precedenti.
Intervistato dal Tg2, Marcianò ha sottolineato come i militari trovino in lui un punto di riferimento, soprattutto in questo difficile frangente, e cerchino parole di conforto per poter andare avanti nella loro missione. Parole che puntualmente il monsignore riserva loro.

Ecco, una cosa del genere dovrebbe accadere anche da parte delle istituzioni rappresentative.
Non pretendiamo che il governo diventi il padre confessore dei nostri militari, ma chiediamo a gran voce che li doti almeno del materiale necessario a sconfiggere il Coronavirus.  Mascherine e guanti in primis.

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