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Il virus nel Regno Unito

Coronavirus: Scozia, Galles e regioni inglesi contro Johnson

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Le ultime uscite del premier Johnson, unite con i dati negativi sul numero delle vittime e dei contagi del Regno Unito hanno fatto esplodere la polemica tra il Governo Conservatore e quello delle Home Nations che compongono il regno, in particolare Galles e Scozia ma non solo: anche le altre regioni inglesi hanno accusato il Governo Johnson di avere una visione londoncentric, londracentrica, del paese e di non essere state informate per tempo sull’alleggerimento delle misure del lockdown.

In Scozia il Primo Ministro nazionalista, Nicola Sturgeon ha rimarcato più volte che i messaggio per i cittadini scozzesi resta sempre quello di “restare a casa” e non “restate allerta”, come annunciato da Johnson nel suo discorso alla nazione della scorsa settimana. In Galles, dove il separatismo è meno rimarcato, il Primo Ministro Laburista Mark Drakeford ha fatto eco al messaggio di Sturgeon, sconsigliando i cittadini inglesi dal varcare il confine con il Galles per le loro attività fisiche.

L’attacco a due punte Sturgeon-Drakeford è stato rafforzato dall’uscita pubblica sulle pagine dell’Observer di Andy Burnham (anch’egli Laburista), sindaco della Greater Manchester, che ha accusato Johnson e i suoi di prendere le decisioni senza tenere conto delle articolazioni territoriali del paese, ignorando le sue regioni e lasciando all’oscuro le istituzioni locali rispetto alle decisioni prese dal COBRA, il comitato di emergenza che si riunisce nel Cabinet Office alla presenza dei ministri e degli alti dirigenti di Whitehall. Finora alle riunioni del Comitato ha partecipato un solo sindaco, quello di Londra, Sadiq Khan. Ma anche i leader dei councils di Liverpool e Hartlepool tra gli altri si sono aggiunti a Burnham nella richiesta.

A completare il tiro incrociato nei confronti del Governo è infine intervenuto Sir Keir Starmer, il Leader dell’Opposizione laburista, auspicando una gestione della crisi che tenga insieme le 4 Home Nations che compongono il Regno Unito (Inghilterra, Galles, Scozia e Nord Irlanda) e maggiore chiarezza nelle comunicazioni.

Pare evidente che l’opposizione stia identificando nella trascuratezza del Governo nei confronti delle articolazioni territoriali del paese una chiave per mettere in difficoltà Johnson e i Tories, dipingendoli come dei nazionalisti inglesi e parte di un’élite urbana filo-londinese chiusa in sé stessa. Dai tempi di Margaret Thatcher i Tories hanno un problema con le istituzioni locali, e anche se lo stesso Johnson ha guidato per 8 anni un rinnovato Greater London Council, le critiche nei suoi confronti si stanno facendo sempre più pressanti. Alle elezioni del dicembre scorsi BoJo si è rivelato l’uomo giusto per i Conservatori per abbattere il Red Wall, il muro rosso laburista nel nord-est e ora il Labour sta correndo ai ripari. Il paradosso della situazione è che la mappa dei risultati elettorali hanno visto proprio il Labour confinato nel ruolo del partito Londoncentric: Corbyn e i suoi hanno ottenuto quasi il 70% dei suffragi nella Capitale e hanno sostituito un leader londinese – Corbyn è parlamentare dal 1983 nel collegio di Londra Nord di Islington – con un altro leader londinese, Sir Keir, baronetto ed ex capo procuratore della Corona Britannica, eletto nell’esclusivo collegio di Holborn a due passi dal British Museum.

I laburisti tra l’altro hanno perso quasi tutti i seggi che detenevano in Scozia a vantaggio dell’SNP e molti nelle zone minerarie del Galles a vantaggio dei Tories: l’accusa di essere un partito inglese e filo-londinese potrebbe tranquillamente sollevarsi anche nei loro confronti.

Nell’inquietudine delle altre Home Nations ci sono anche questioni che vanno oltre la pandemia: in Scozia Sturgeon si è vista rifiutare da Johnson la richiesta di tenere un altro referendum sull’indipendenza quest’anno. Ora la sua strategia è quella di alzare la tensione anche in vista delle elezioni del Parlamento di Holyrood che dovrebbero tenersi nella primavera del 2021. Quanto a Galles – in misura minore – e Nord Irlanda il tema degli accordi commerciali in vista della Brexit gioca una parte importante nel malcontento nei confronti di Westminster: il timore è che gli inglesi giochino una parte decisiva nelle negoziazioni senza tenere conto delle loro esigenze.

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