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Attenti a non auto-affondare

Corsera in campagna elettorale: il caso Eni Gazprom Shell

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Il Corriere della Sera è in campagna elettorale. Operazione legittima, tuttavia il quotidiano del salotto buono della finanza italiana dovrebbe stare estremamente attento a non disastrare i già delicati punti di eccellenza della nazione. E' vero che Finmeccanica è una delle prime dieci aziende al mondo nel settore degli armamenti. Ed è vero che la sua dirigenza è accusata di casi di nepotismo e peggio. Tuttavia si dovrebbe nel contempo salvaguardare oltre centomila dipendenti (con l'indotto), evitando che Finmeccanica perda il suo altissimo profilo industriale, buttandoci tutti a terra.

Idem per quanto riguarda gli attacchi a ENI, legati alla Wiki-immondizia di questi giorni (cioè ad ambienti finanziari e politici). Le relazioni Russia-Italia sono un conto, mentre tutt'altra cosa sono le indiscrezioni sulle bustarelle rifilate da Putin a Berlusconi. Queste ultime sembrano una panzan, ma al di là di ciò bisognerebbe smetterla col festival del giornalismo dilettantesco, se questo contribuisce a fare sponda con strategie speculative internazionali che già abbiamo dovuto subire (vedi il caso dell'affondamento della lira, agevolato e pilotato a inizio anni '90 a bordo del panfilo reale Britannia). Ci vuole estrema attenzione quando il rischio derivato significa contribuire -certo involontariamente- alla distruzione del quinto sistema industriale del mondo, in una  nazione per la quale è strategico rifornirsi di energia dall'estero per quasi il 100% del fabbisogno, grazie al passatismo delle sinistre. Paradossi italiani, mentre in Francia e in altre nazioni le città litigano per avere il privilegio di ospitare delle centrali nucleari e delle centrali termiche per l'immondizia; mentre centinaia di nuove centrali nucleari sono in costruzione ovunque, paesi arabi inclusi.

Alcuni articoli rischiano quindi di essere tanto da campagna elettorale (dove sono i quotidiani "indipendenti" a parte il "mio" Secolo XIX?) quanto dannosi potenzialmente.
Le buone relazioni tra Eni e Russia sono alquanto antiche. Con l'Unione Sovietica flirtò la Fiat, flirtò De Benedetti e flirtò la Nomisma di Prodi. Era uno stato nemico, allora, eppure nessuna anima bella si scandalizzò più di tanto. E' infatti vero che per avere idrocarburi o commesse ci si deve spesso rivolgere a dittatori, tiranni e a democrature, sia che si vada in Nigeria, in Venezuela, in Iran, in Arabia, in Russia, in Algeria.

Può essere che ciò richieda delle scorrettezze, come il "tradimento" di Eni, passata dalla pipeline "americana" Nabucco a quella "russa" South Stream. Certo è singolare che su questa operazione "filorussa" si siano scandalizzati gli "antiamericani" del parlamento, i quali come il Corriere della Sera hanno la pessima abitudine di pensare che l'Estero sia come il cortile di casa nostra. Invece non si tratta di campagna elettorale, ma di garantirci case calde e fabbriche aperte.

Trattando gli affari internazionali come se si trattasse delle strazianti beghe nostrane di partito, politici e opinionisti si dimenticano che la Germania -come e prima di noi- ha già realizzato coi russi il gasdotto North Stream (in maniera alquanto poco onorevole per l'ex cancelliere della SPD).
Dimenticano anche che la Francia si è consorziata con italiani e russi per lo stesso South Stream.
Dimenticano che la tedesca Eon -appena uscita da Gazprom- ne possedeva però il 3,4%.
E dimenticano pure che la Shell, la anglo-olandese (americana) Shell, ha proprio in questi giorni stipulato un mega accordo con la stessa Gazprom di Putin. Il timore è che in Italia ci siano troppi "utili idioti" di destra e di sinistra, che contribuiscono a offuscare il terreno delle nostre imprese primarie e vitali, lasciando campo libero alle concorrenti di paesi che -come noi- hanno bisogno di energia e business con nazioni che hanno un surplus valutario, grazie alla vendita di idrocarburi.

E' chiaro che una campagna stampa mondiale non basta da sola ad annichilire i contratti di affari. Ma se business is business, è pur vero che si commercia con chi è più affidabile e non appare sul punto di essere sbalzato di sella. Sbalzare di sella Berlusconi può essere utile e commendevole, oppure inutile e dannoso: non è il tema di queste note. Ma si deve fare attenzione a non creare piccoli intralci al business internazionale italiano, se non si vuole che la nazione affondi peggio del Titanic. Basta un niente per fare impazzire i mercati.

Rispolverare la questione della Centrex è giusto e nobile, a patto che non dia adito a una suicida sindrome di Sansone. Non si pensi che Eni abbia scelto deliberatamente di acquistare il gas russo a un prezzo più alto di quello di altri fornitori. Evidentemente la Russia fornisce garanzie di fornitura che altri non offrono (magari perché è in grado di fare scoppiare una guerra nel Mar Caspio, bloccando un gasdotto concorrente). Non si vuole qui difendere il "sistema" russo, fatto di pesanti coinvolgimenti politici, una rete affaristica a volte condita di intrallazzi e minacce. Ma si deve nel contempo mirare sempre e comunque agli interessi nazionali, evitando di restare -come si dice- alla canna del gas, magari in pieno inverno e con le fabbriche chiuse.

C'è una strategia eccellente, per conciliare gli interessi nazionali con l'esigenza di non chinare la testa davanti a vecchi e nuovi diktat del satrapo di turno. Questa strategia si chiama diversificazione dei fornitori, ed è la strategia che Eni ha sempre avuto.
Per questi motivi trovo potenzialmente dannoso (e dilettantesco, perché privo di senso della realtà e sguardo d'insieme) questo tipo di articoli.

 

© La Pulce di Voltaire

 

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