Corte Suprema, se sei maschio e bianco puoi fare a meno di candidarti

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Corte Suprema, se sei maschio e bianco puoi fare a meno di candidarti

07 Maggio 2009

Si infiamma, all’improvviso, l’iter per la nomina del giudice delle Corte Suprema che dovrà sostituire il “dimissionario” David Souter. A sparare il primo colpo, in quella che si annuncia come una lunga e difficile guerra di posizione, sono state alcune associazioni per la difesa dei diritti degli omosessuali, che hanno pubblicamente invitato il presidente Obama a selezionare un giudice apertamente gay. Il Gay and Lesbian Victory Fund si è spinto oltre, indicando due nomi precisi: l’ex preside di Stanford, Kathleen Sullivan, e Pam Karlan (docente di legge, sempre a Stanford). Si tratta di due giuristi di ottimo livello – soprattutto la Karlan è molto apprezzata anche negli ambienti conservatori – ma naturalmente la loro eventuale candidatura, soprattutto se esplicitamente legata alle loro preferenze sessuali più che alle qualifiche tecnico-giuridiche, è destinata a provocare molte polemiche.

“Comprendo bene le pressioni a cui è soggetta in questi giorni l’amministrazione – dice il senatore repubblicano del South Dakota, John Thune – ma credo sarebbe un passo troppo complicato. Credo, personalmente, che la prima nomina di Obama alla Corte Suprema sia importantissima. E spero che il presidente si orienti verso una scelta meno controversa di quella ipotizzata. Molta gente reagirebbe negativamente”. Più sfumata, invece, la posizione di un altro senatore repubblicano, Jeff Sessions (Alabama), che è il più alto nel ranking GOP al Judiciary Committee. “Non credo che essere gay debba comportare una penalizzazione automatica –  dice Sessions – posso anche avere opinioni legali differenti su questi argomenti, ma credo che sia compito del presidente quello di scegliere un giurista in grado di rappresentare tutta la nazione. Sarà questa la caratteristica più importante su cui si fonderà il dibattito al Congresso per la conferma della nomina”. Della stessa opinione la senatrice repubblicana dell’Alaska, Lisa Murkowski, che comunque si augura che la scelta, alla fine, ricada su una donna. Mentre per Johnny Isakson (Georgia) la cosa più importante è che Obama non si orienti su un “giudice attivista”, qualsiasi siano le sue preferenze sessuali.

Pur non escludendo a priori la possibilità di accettare un candidato gay, il senatore repubblicano della South Carolina, Jim DeMint, mette però sull’avviso la Casa Bianca: “Obama si deve concentrare sulla scelta di una nomina all’altezza della situazione. La Corte ha bisogno di un giudice che comprenda l’essenza della Costituzione e che voglia garantire la rule of law. Non avrebbe alcun senso, invece, scegliere qualcuno soltanto in base al suo profilo etnico o sociale, che si tratti di una donna, di un afroamericano o di chiunque altro”.

L’amministrazione Obama, invece, come ha già fatto per le figure-chiave nell’esecutivo, sembra proprio volersi orientare su questo metodo. Come si legge nei blog della destra americana in questi giorni, “White men does not need to apply” (più o meno, “gli uomini bianchi possono anche fare a meno di candidarsi”). Tanto che il mondo conservatore ha giù scelto i tre target principali contro cui scatenare la propria potenza di fuoco. Si tratta di Elena Kagan (solicitor general e prima donna a diventare preside a Harvard), Sonia Sotomayor (ispanica, giudice d’appello federale) e Diane Wood (anche lei giudice d’appello federale). Qualche giorno fa, Ben Smith ha pubblicato su The Politico un memo che tratteggia le linee d’attacco generali della destra contro questi tre candidati. La guerra è appena iniziata.