Cortei. Le nuove regole prevedono filmati in tutte le manifestazioni

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Cortei. Le nuove regole prevedono filmati in tutte le manifestazioni

26 Gennaio 2009

Il Viminale ha diffuso una circolare sulle nuove regole per la gestione dell’ordine pubblico e nella direttiva destinata a prefetti e questori inserisce una disposizione che non mancherà di suscitare polemiche. L’iniziativa prevede infatti che i partecipanti vengano ripresi dalle telecamere affidate ai poliziotti per controllare costantemente lo svolgimento dei cortei o dei sit-in.

La circolare è stata firmata dal capo della polizia Antonio Manganelli. L’iniziativa, però, era stata fortemente voluta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni dopo le proteste e le preghiere islamiche avolte a Milano e in altre città.

Il documento non contiene divieti specifici che riguardano i luoghi di culto e non obbliga i promotori a versare una sorta di cauzione per risarcire eventuali danni provocati, come era stato annunciato la scorsa settimana. Impone invece la ripresa costante di chi sfila, anche se non si verificano incidenti o scontri con le forze dell’ordine.

Il prefetto spiega che durante i cortei "diviene particolarmente rilevante l’attività di documentazione video- fotografica assicurata dalla polizia Scientifica che tenga conto, non solo delle eventuali finalità probatorie ai fini processuali, ma anche delle fondamentali esigenze di supportare adeguatamente la visione generale degli accadimenti, anche in vista della idonea fruibilità nella ricostruzione complessiva delle situazioni processualmente rilevanti".

Nella direttiva Manganelli tiene a sottolineare che gli eventuali divieti di manifestazione o l’imposizione di limitazioni "vanno calibrati non solo rispetto ai principi di legge ordinaria e costituzionale, bensì anche alla oggettiva impossibilità di una mediazione".

Il capo della polizia ribadisce che "i reparti inquadrati, organizzati e addestrati anche per un’attività di contrasto ad azioni violente o resistenti di masse di persone, vanno collocati evitando che anche in eventi critici con elevati profili di rischio per l’ordine pubblico vengano a trovarsi a contatto ravvicinato e prolungato con gruppi di manifestanti". E che "l’uso dei mezzi di dissuasione sia considerato rimedio estremo per fronteggiare situazioni di particolare gravità altrimenti non gestibili".

Evitare il contatto, rimane la priorità degli interventi. Ma l’obiettivo di chi predispone le misure di prevenzione deve essere quello di far coincidere esigenze diverse. "È necessario — scrive Manganelli — creare un sistema di mutuo rispetto tra i protagonisti delle pubbliche iniziative, nell’intento di mediare in situazioni conflittuali anche attraverso la gestione negoziata dello spazio pubblico e la valorizzazione della partnership tra pubblico e privato".

Da notare che non viene fatto un riferimento esplicito al caso della preghiera di gruppo svolta davanti al Duomo di Milano lo scorso 3 gennaio. Il prefetto invita però i responsabili dell’ordine pubblico ad avviare "una proficua interlocuzione con i promotori e gli organizzatori orientata a realizzare e mantenere forme di efficace negoziazione o di cooperazione in una prospettiva di bilanciamento tra il pieno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e l’esigenza di tutela della legalità e dei diritti della cittadinanza".

Non a caso viene sottolineato come "lo sviluppo dell’attività di negoziazione — condotta sia sul piano formale, sia su quello informale — condiziona fortemente la situazione dell’ordine pubblico".