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Corteo inneggia alle Br Le vittime insorgono, il governo tace

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“Lo stato dà loro il permesso di insultare la memoria dei morti ammazzati dal terrorismo e di dimostrare solidarietà ai brigatisti in carcere? E noi, ogni volta che ci saranno in piazza questi criminali, contro manifesteremo come associazione delle vittime del terrorismo. Vedremo chi avrà più gente dalla propria parte. A Padova ieri abbiamo vinto noi.” Bruno Berardi, figlio del maresciallo di Ps Rosario, che fu ucciso dalle Br a Torino il 10 marzo 1978 alle sette del mattino mentre prendeva l’autobus per recarsi al lavoro, pochi giorni prima del sequestro Moro, ieri ha voluto sfidare la piazza amica dei terroristi e mettersi davanti a quel lugubre corteo organizzato dal centro sociale Gramigna di Padova. E senza avere dalla propria parte i salotti intellettuali della “gauche caviar” italiana, tutta figlia di quello stesso estremismo che ha partorito Br e Prima Linea, è riuscito comunque a oscurare i messaggi di istigazione alla lotta armata che anche ieri hanno caratterizzato la pagliacciata organizzata a Padova. Il corteo, che all’ultimo momento  non era stato autorizzato a passare per il centro della città, ha comunque avuto luogo e non sono mancati i soliti striscioni recanti slogan infami del tipo “terrorista è lo stato” e “solidarietà con i compagni arrestati il 12 febbraio”. Che poi sarebbero gli uomini delle cosiddette “nuove brigate rosse”.

In realtà i manifestanti duri e puri saranno stati sì e no una settantina, circondati da un imponente e inutile apparato di forze dell’ordine. Sarebbe bastato semplicemente vietare loro di radunarsi e manifestare, e in caso di mancato adempimento, arrestarli in massa.

 

Slogan e striscioni a effetto di altri tempi – sempre verdi chi vive in una realtà alienata e tutta propria - come “l'erba cattiva non muore mai”, “soccorso rosso”, “contro la  repressione uniamo l'opposizione di classe”, “contro la guerra  imperialista, guerra di classe”, “rivoluzione fino alla vittoria”. E via delirando. Davanti alla stazione ferroviaria di Padova sventolavano anche alcune  bandiere rosse con sopra il  simbolo dell'ex Unione Sovietica. Una riunione di reduci e di nostalgici delle Brigate rosse, si sarebbe potuto dire. Se non fosse arrivato qualcuno a rovinare la “festa”.

 

Mentre tutto sembrava svolgersi secondo i soliti, stantii cliché - quegli stessi che avevano caratterizzato anche la manifestazione de L’Aquila, con tanto di cori contro il povero Marco Biagi e frasi pro Brigate rosse – ecco arrivare le vittime della lotta armata. Circa 150 persone portate nella stessa piazza, a sfidare i filo Br. A cominciare da Bruno Berardi, presidente di una delle tante associazioni che cercano di portare conforto a gente che lo stato ha dimenticato da anni, mentre spesso gli ex terroristi siedono in Parlamento, quando non nelle direzioni di giornali, tv e settimanali. E mentre questa truppaglia di patetici squilibrati urlava slogan contro Bertinotti, reo di avere avallato l’intervento in Afghanistan, altre urla di “vergogna, vergogna” finivano per ridurli quasi al silenzio. Tutto merito di Berardi che d’altronde già lo aveva anticipato tre settimane orsono, ai tempi della manifestazione de L’Aquila, quando paventò persino un’iniziativa di disobbedienza fiscale: “dove non arriva lo stato adesso  arriveremo noi, perchè sappiamo che sulle istituzioni non possiamo  contare e non capiamo perchè si vogliano dimenticare le vittime del  terrorismo e perché quel fenomeno così grave lo si voglia mettere nell'oblio”.

 

Ai cronisti di Sky Tg24, Berardi, che è il presidente della “Domus civitas”,  ha anche detto: "siamo amareggiati e vogliamo  annunciare, qui, da Padova, che d'ora in poi saremo sempre presenti  con una nostra contromanifestazione a tutte le iniziative che si  dovessero svolgere a favore del brigatismo rosso”. E a chi gli ha chiesto cosa mandava a dire ai genitori di questi ragazzi votati all’estremismo, e, forse, in prospettiva, persino alla lotta armata. Berardi ha così risposto: "Questi ragazzi non sanno che  cosa è la storia del terrorismo perchè se la sapessero non  manifesterebbero così, ai loro genitori suggerisco di educarli meglio e di mandarli in scuole migliori, dove non si insegna l’odio di classe né la nostalgia per gli anni che come il ’68 precedettero i fenomeni di terrorismo armato brigatista”.

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1 COMMENT

  1. Bruno Berardi, un nome da
    Bruno Berardi, un nome da ricordare!

    Non è che si candida con una lista di centro-destra, almeno a livello locale?

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