Corteo inneggia alle Br Le vittime insorgono, il governo tace

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Corteo inneggia alle Br Le vittime insorgono, il governo tace

Corteo inneggia alle Br Le vittime insorgono, il governo tace

24 Giugno 2007

“Lo stato dà loro il permesso di insultare la memoria dei
morti ammazzati dal terrorismo e di dimostrare solidarietà ai brigatisti in
carcere? E noi, ogni volta che ci saranno in piazza questi criminali, contro
manifesteremo come associazione delle vittime del terrorismo. Vedremo chi avrà
più gente dalla propria parte. A Padova ieri abbiamo vinto noi.” Bruno Berardi,
figlio del maresciallo di Ps Rosario, che fu ucciso dalle Br a Torino il 10
marzo 1978 alle sette del mattino mentre prendeva l’autobus per recarsi al
lavoro, pochi giorni prima del sequestro Moro, ieri ha voluto sfidare la piazza
amica dei terroristi e mettersi davanti a quel lugubre corteo organizzato dal
centro sociale Gramigna di Padova. E senza avere dalla propria parte i salotti
intellettuali della “gauche caviar” italiana, tutta figlia di quello stesso
estremismo che ha partorito Br e Prima Linea, è riuscito comunque a oscurare i
messaggi di istigazione alla lotta armata che anche ieri hanno caratterizzato
la pagliacciata organizzata a Padova. Il corteo, che all’ultimo momento  non era stato autorizzato a passare per il
centro della città, ha comunque avuto luogo e non sono mancati i soliti striscioni
recanti slogan infami del tipo “terrorista è lo
stato” e “solidarietà con i compagni arrestati il 12 febbraio”. Che poi
sarebbero gli uomini delle cosiddette “nuove brigate rosse”.

In realtà i manifestanti duri e
puri saranno stati sì e no una settantina, circondati da un imponente e inutile
apparato di forze dell’ordine. Sarebbe bastato semplicemente vietare loro di
radunarsi e manifestare, e in caso di mancato adempimento, arrestarli in massa.

 

Slogan e striscioni a effetto di
altri tempi – sempre verdi chi vive in una realtà alienata e tutta propria – come
“l’erba cattiva non muore mai”, “soccorso rosso”, “contro la  repressione uniamo l’opposizione di classe”,
“contro la guerra  imperialista, guerra
di classe”, “rivoluzione fino alla vittoria”. E via delirando. Davanti alla
stazione ferroviaria di Padova sventolavano anche alcune  bandiere rosse con sopra il  simbolo dell’ex Unione Sovietica. Una
riunione di reduci e di nostalgici delle Brigate rosse, si sarebbe potuto dire.
Se non fosse arrivato qualcuno a rovinare la “festa”.

 

Mentre tutto sembrava svolgersi
secondo i soliti, stantii cliché – quegli stessi che avevano caratterizzato
anche la manifestazione de L’Aquila, con tanto di cori contro il povero Marco
Biagi e frasi pro Brigate rosse – ecco arrivare le vittime della lotta armata.
Circa 150 persone portate nella stessa piazza, a sfidare i filo Br. A
cominciare da Bruno Berardi, presidente di una delle tante associazioni che
cercano di portare conforto a gente che lo stato ha dimenticato da anni, mentre
spesso gli ex terroristi siedono in Parlamento, quando non nelle direzioni di
giornali, tv e settimanali. E mentre questa truppaglia di patetici squilibrati
urlava slogan contro Bertinotti, reo di avere avallato l’intervento in
Afghanistan, altre urla di “vergogna, vergogna” finivano per ridurli quasi al
silenzio. Tutto merito di Berardi che d’altronde già lo aveva anticipato tre
settimane orsono, ai tempi della manifestazione de L’Aquila, quando paventò
persino un’iniziativa di disobbedienza fiscale: “dove non arriva lo stato
adesso  arriveremo noi, perchè sappiamo
che sulle istituzioni non possiamo 
contare e non capiamo perchè si vogliano dimenticare le vittime del  terrorismo e perché quel fenomeno così grave
lo si voglia mettere nell’oblio”.

 

Ai cronisti di Sky Tg24, Berardi,
che è il presidente della “Domus civitas”, 
ha anche detto: “siamo amareggiati e vogliamo  annunciare, qui, da Padova, che d’ora in poi
saremo sempre presenti  con una nostra
contromanifestazione a tutte le iniziative che si  dovessero svolgere a favore del brigatismo
rosso”. E a chi gli ha chiesto cosa mandava a dire ai genitori di questi
ragazzi votati all’estremismo, e, forse, in prospettiva, persino alla lotta
armata. Berardi ha così risposto: “Questi ragazzi non sanno che  cosa è la storia del terrorismo perchè se la
sapessero non  manifesterebbero così, ai
loro genitori suggerisco di educarli meglio e di mandarli in scuole migliori,
dove non si insegna l’odio di classe né la nostalgia per gli anni che come il
’68 precedettero i fenomeni di terrorismo armato brigatista”.