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Ahmadinejad resterà in sella

Cosa vuol dire l’affaire Sakineh per il regime iraniano?

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Nonostante le celebrazioni di giubilo del comitato anti-lapidazione tedesco (Icas), ieri sera scrivevamo che era meglio andarci cauti con la notizia della “liberazione” di Sakineh Mohammed Ashtiani, la donna iraniana condannata a morte per adulterio, poi graziata e a quanto pare rilasciata solo per girare lo strano video diffuso da una emittente iraniana giorni fa.

Ma le autorità di Teheran hanno smentito la notizia diffusa dal comitato. Il regime di Teheran ancora una volta si è dimostrato inattendibile. Ahmadinejad è uno specialista nel prendere in giro la gente, come sta avvenendo in questi giorni con le trattative sul nucleare. In vista del prossimo round negoziale previsto per il gennaio del nuovo anno, il Presidente ha già invitato le altre potenze ad aiutare l’Iran nella costruzione di 20 centrali nucleari.

La mancata liberazione è dunque un’ulteriore prova dello “scontro bestiale” che sta divorando dall’interno la mullocrazia, come ha spiegato all’Occidentale il giornalista e scrittore Carlo Panella. Il caso Sakineh mostra la grande confusione delle leadership iraniane, quegli alti e bassi che hanno segnato le diverse tappe della vicenda: se è vero che nel clero e nell’elite sciita al potere, in quel mondo conservatore che settimane fa si è schierato contro Ahmadinejad e la sua politica economica, comincia a serpeggiare la sensazione del gigantesco discredito di cui gode il Paese all'estero, va sottolineato che le divisioni interne comunque non indeboliranno gli ultrafondamentalisti, almeno fino a quando le grandi potenze non si impegneranno nell’obiettivo di porre fine o rovesciare un regime aggressivo, anti-occidentale e antisemita. 

L’Italia avrebbe potuto  incassare un dividendo diplomatico dalla liberazione della donna e il ministro Frattini ieri si è esposto forse nella speranza di forzare la decisione di Teheran. Nonostante la retromarcia, la campagna mediatica e le pressioni politiche della comunità internazionale hanno permesso di “pungere nel vivo il regime sulla questione dei diritti umani” dice la vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, Fiamma Nirenstein. “Mentre sul nucleare gli iraniani imbrogliano tutto il mondo, mentre impiccano gli omosessuali e mentre cresce la persecuzione degli studenti che nelle università, l’Iran viene stanato sulla agenda dei diritti umani, quella su cui è in grado di difendersi meno”. Non è ancora chiaro che fine farà Sakineh. Altre 12 donne che rischiano di essere lapidate, intanto, aspettano che il mondo si mobiliti per loro.

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27 COMMENTS

  1. Altra bufalata?
    Se fossi per Roberto Santoro ci andrei cauto con le “notizie” riguardanti Sakineh.
    Perchè due sono le ipotesi: 1)La notizia è falsa (come lo erano d’altronde tutte le precedenti strombazzate sulla presunta “lapidazione”), ed allora nulla di nuovo sotto il sole della cosiddetta “informazione”; 2) la notizia è vera (ed in questo caso ne approfitterei per informarmi seriamente sul sistema giudiziario Iraniano, che prevede la scarcerazione del condannato a morte qualora sopravvenga il perdono dei parenti della vittima).
    In ogni caso scarterei (non prendendole per veritiere) le farneticazioni deliranti della Fiammetta-doppiopassaportista, che ha tutto l’interesse per parlar male dell’Iran – visti i suoi stretti legami col sionismo israeliano. Ed infine, non prenderei sul serio le scempiagini di Frattini-uncolpoalcerchioedunoallabotte, dette solo per farsi bello (ma tutti sanno che in tema di diplomazia internazionale egli è una nullità conclamata).

  2. Fiammetta farneticante?
    Parlare male dell’Iran, purtroppo per l’Iran, risulta abbastanza facile. Bastano e avanzano le impiccagioni degli oppositori e degli omosessuali, per non parlare delle esternazioni neonaziste di Ajmadinejad. Qualunque dichiarazione di qualunque Fiammetta, farneticante o meno, nulla aggiungono o tolgono al regime violento e inumano che vi imperversa e che è sotto gli occhi di tutti.

  3. Parlar male…
    Fino a prova contraria, caro Anonimo, in Iran gli oppositori non vengono impiccati.
    Tale pena viene propinata (a giusta ragione) ai trafficanti di droga ed ai terroristi.
    Per quanto riguarda gli omosessuali…beh, datti ‘na regolata!

  4. Roberto Santoro…corretto informatore?
    Bravo Roberto, ci sei cascato (come quasi tutti, d’altronde) hai letto le ultime?
    Ed io sarei un disinformatore…
    Te lo dicevo di andarci cauto, in tema di Iran e Sakineh.
    Il passaparola mediatico serve solo a questo: parlar male di qualcosa o di qualcuno (per interesse dei soliti “noti”) senza conoscere bene l’argomento di cui si “sparla”.
    La verità fattela dire da chi, dedicando un pò di tempo e risorse varie, ha voluto constatare obiettivamente cosa accade veramente in Iran.
    Non era necessaria questa mia precisazione, visto gli ultimi sviluppi “giornalistici”, dato che sapevo di avere ragione…ma è più utile a te, per la prossima volta.
    Senza rancore e con stima.

  5. difendere l’indifendibile
    Prendo atto che Nemo è favorevole alla pena di morte, almeno applicata a terroristi e trafficanti di droga. Io ho visto filmati di due omosessuali impiccati e anche di una donna, che si dibatte per diversi minuti prima di soccombere, questo a causa del tipo di impiccagione, per sollevamento invece che per caduta. Ho visto anche lapidazioni di povere donne che durano di più di quanto sia possibile sopportarne la visione. Immagino che nel suo soggiorno in Iran abbia anche sentito parlare delle torture ai prigionieri, anche ragazzi maschi e femmine, a base di stupri e sodomizzazioni con bottiglie. Gli consiglierei miglior causa piuttosto che quella di difendere un regime indifendibile come quello iraniano.